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Quanto incide una decisione della Fed sui listini azionari?

Uno studio pubblicato dalla banca centrale americana quantifica con dati e modelli l’influenza della fed sui listini azionari, distinguendo canali, tipi di shock e persino il ruolo delle comunicazioni informali.

In sintesi

  • Una sorpresa al rialzo di 20 punti base nei tassi Fed provoca in media una perdita dell’1% in Borsa nella mezz’ora successiva all’annuncio
  • Nelle 24 ore prima di ogni riunione del FOMC, le azioni guadagnano in media 49 punti base: l’80% del rendimento annuo in eccesso si concentra in queste finestre
  • L’influenza della Fed sui mercati non passa solo dai tassi: premi al rischio e aspettative sui dividendi sono canali altrettanto rilevanti

Che la Federal Reserve muova i mercati finanziari è cosa nota. Ma di quanto, esattamente? E attraverso quali meccanismi? Un nuovo studio pubblicato dalla Fed stessa — a firma di Benjamin Knox e Annette Vissing-Jorgensen* — prova a rispondere con rigore, e i numeri che emergono sono più grandi di quanto ci si potrebbe aspettare.

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Il punto di partenza è il cosiddetto moltiplicatore di politica monetaria: di quanto scende il mercato azionario in risposta a una sorpresa al rialzo sui tassi? Studiando una finestra di trenta minuti attorno agli annunci del Federal Open Market Committee (FOMC) dal 1994 al 2023, gli autori stimano che una sorpresa di 20 punti base — il mercato si aspettava meno e la Fed ha alzato di più — produce una perdita media di circa l’1% sull’S&P 500. Il moltiplicatore stimato è circa -5: ogni punto base di sorpresa si traduce in cinque punti base di perdita azionaria.

Come avviene questa trasmissione? La risposta più intuitiva — «i tassi salgono, i rendimenti obbligazionari salgono, le azioni scendono» — è solo parzialmente corretta. La curva dei rendimenti spiega circa tre quarti del moltiplicatore quando si usa la misura più completa di shock monetario. Ma guardando il rendimento totale nella finestra di annuncio, la storia si rovescia: il 76% del movimento sui mercati finanziari non passa dalla curva dei tassi, bensì da variazioni nel premio al rischio azionario e nelle aspettative sui dividendi futuri. In parole semplici: la Fed sposta i mercati anche cambiando l’appetito per il rischio degli investitori, non solo il costo del denaro.

Il fenomeno più sorprendente documentato dallo studio riguarda però le ore precedenti agli annunci. Nelle 24 ore che precedono ogni riunione del FOMC, tra il 1994 e il 2011, il mercato ha guadagnato in media 49 punti base — circa il 4% annualizzato, pari all’80% del rendimento in eccesso annuo sull’intero campione. Questo «drift pre-annuncio» non si spiega bene come semplice premio al rischio: le stime basate su opzioni suggeriscono che il premio di rischio specifico per le giornate FOMC vale forse 1-2 punti base, molto meno del rendimento osservato. La spiegazione più convincente è che nelle ore precedenti all’annuncio circolino informazioni — in parte tramite giornalisti finanziari in contatto con funzionari Fed, in parte attraverso l’elaborazione di dati già pubblici — che vengono incorporate nei prezzi prima della comunicazione ufficiale.

C’è anche un terzo livello di analisi, più da statistica pura, quello del ciclo biennale tra le riunioni. Dal 1994 al 2016, quasi tutto il rendimento azionario in eccesso è stato guadagnato nelle «settimane pari» del ciclo FOMC — settimane 0, 2, 4 e 6 — con un differenziale di 11,5 punti base al giorno rispetto alle settimane dispari. Dal 2017 al 2021 questo schema si è invertito: -12 punti base nelle settimane pari. Probabilmente, sostengono gli autori della ricerca, questa distribuzione è il frutto di un primo periodo caratterizzato da una Fed che ha sorpreso i mercati sistematicamente al rialzo e di un periodo successivo nel quale la banca centrale ha adottato un atteggiamento prudente e deludente per i mercati.

Il messaggio più importante per chi osserva le banche centrali è forse questo: il tipo di notizia che arriva dalla Fed conta quanto la notizia stessa. Una stretta monetaria che segnala una Fed più vigile sull’inflazione ha effetti diversi da una stretta che segnala fiducia nella crescita economica. Distinguere tra queste sfumature è esattamente ciò che i mercati fanno — spesso nei trenta minuti che seguono un comunicato stampa, e talvolta nelle ore che lo precedono.

*Knox, B. e Vissing-Jorgensen, A., “The Effect of the Federal Reserve on the Stock Market: Magnitudes, Channels and Shocks“, Finance and Economics Discussion Series 2026-023, Federal Reserve Board, Washington D.C.

Foto di Steinar Hovland

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