C’è una frase che cattura l’attenzione leggendo il 25° rapporto annuale della BCE sul ruolo internazionale dell’euro: il ruolo globale della moneta unica è cresciuto soprattutto per circostanza, non per disegno. È un concetto che dice molto sulle debolezze che ancora accompagnano la seconda valuta al mondo per importanza, ma che non descrive completamente il ruolo dell’Euro sullo scenario globale.
Sul fronte dei cambi, l’euro arretra: 28,5% degli scambi globali secondo l’ultima Triennial Survey BIS di aprile 2025, in calo di due punti percentuali rispetto al 2022 e di quattro rispetto al 2019. Il renminbi cinese, nello stesso periodo, sale al 9%, l’incremento più marcato tra le valute monitorate. Un arretramento che si spiega solo in parte con la sostituzione cinese: pesa anche la lunga tendenza discendente in atto dalla crisi finanziaria globale.
Eppure, nei momenti di stress dei mercati, l’euro si è comportato da valuta rifugio accanto a franco svizzero e yen. In diversi episodi tra il 2025 e l’inizio del 2026, dall’annuncio dei dazi USA del 2 aprile 2025 alle tensioni sulla Groenlandia, la moneta unica si è apprezzata mentre il dollaro si deprezzava, uno schema atipico rispetto ai classici episodi di risk-off. Un’eccezione significativa: dallo scoppio della guerra in Medio Oriente l’euro si è invece deprezzato, penalizzato dallo shock sui prezzi del petrolio più che da una fuga dal rischio.
Sul fronte obbligazionario, poi, l’euro ha conquistato un primato storico, diventando per la prima volta la valuta leader nelle emissioni di green bond internazionali, superando il dollaro con collocamenti per circa 85 miliardi di euro.
Di fronte a questo quadro misto, la Banca centrale individua tre leve attraverso cui intende sostenere la moneta unica, più che limitarsi a osservarne l’andamento. La prima è istituzionale: l’indipendenza della BCE e il mandato di stabilità dei prezzi come ancora di fiducia per gli investitori globali.
La seconda riguarda l’infrastruttura dei pagamenti, ed è la più articolata. Al centro c’è TARGET, il sistema con cui l’Eurosistema regola in tempo reale i pagamenti interbancari in moneta di banca centrale — l’infrastruttura su cui poggia, di fatto, la circolazione dell’euro all’ingrosso. Per evitare che le transazioni in asset tokenizzati (titoli, depositi, fondi emessi su tecnologia a registro distribuito) finiscano per regolarsi al di fuori di questo perimetro — magari tramite stablecoin in dollari — l’Eurosistema ha messo in campo due iniziative complementari.
Pontes è la soluzione-ponte di breve periodo: collegherà TARGET alle piattaforme DLT di mercato, con un primo progetto pilota atteso entro il terzo trimestre 2026, per regolare le transazioni tokenizzate direttamente in moneta di banca centrale.
Appia, invece, è il progetto di respiro più lungo, con partenza prevista entro il 2028. Punta a costruire un’infrastruttura europea integrata e nativamente pensata per la finanza tokenizzata, riducendo la frammentazione tra le piattaforme nazionali.
A completare il quadro c’è poi l’euro digitale, di cui ci siamo già occupati e che potrebbe diventare operativo entro il 2029.
La terza leva riguarda la liquidità di emergenza, ed è forse la meno visibile al pubblico ma non meno strategica. EUREP è la linea di pronti contro termine con cui l’Eurosistema fornisce euro alle banche centrali non appartenenti all’area euro, a fronte di garanzie di alta qualità come titoli di Stato. Si tratta di uno strumento pensato per intervenire nei momenti di tensione sui mercati, quando l’accesso alla valuta può improvvisamente prosciugarsi.
Il 14 febbraio 2026 la BCE ne ha potenziato sensibilmente la portata, lungo tre direttrici. Prima: la permanenza, perché le banche centrali estere possono ora contare su un accesso continuativo alla liquidità in euro, e non più su linee temporanee da rinnovare di volta in volta. Seconda: l’estensione del perimetro, da regionale a globale — qualunque banca centrale che soddisfi i criteri di base può ora richiedere l’accesso, indipendentemente dall’area geografica di appartenenza. Terza: l’agilità, perché l’accesso viene concesso di default, salvo motivi specifici di esclusione legati ad antiriciclaggio, finanziamento del terrorismo o sanzioni internazionali — un cambiamento che accelera sensibilmente i tempi di erogazione della liquidità nei momenti in cui conta di più. È, in sostanza, la versione europea della rete di sicurezza che la Federal Reserve offre da tempo attraverso le proprie linee di swap con le banche centrali estere.
Ma questa lunga lista di strumenti tecnici non esenta il rapporto della banca centrale dal ricordare il vero nodo critico. La condizione che la BCE pone con più insistenza, infatti, è politica: completare il mercato unico, costruire mercati dei capitali più profondi e liquidi attraverso l’Unione del risparmio e degli investimenti, arrivare a un pool di debito pubblico europeo sicuro tramite forme di finanziamento congiunto. Senza questi passaggi, la crescita “per circostanza” dell’euro — legata più alla volatilità del dollaro che a una scelta deliberata di portafoglio da parte degli investitori globali — resta esposta a invertirsi non appena le circostanze, appunto, cambieranno.
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