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La fotografia dei mercati finanziari di giugno 2026: inflazione

Per la fotografia dei mercati finanziari di KBMeter di giugno 2026 il focus è ancora sul Medio Oriente, sull’inflazione e l’andamento del settore tecnologico statunitense.

Unaccordo annunciato per 37 volte (fonte CNN) e le ultime notizie che parlano di nuovi attacchi da ambo le parti. Insomma, la guerra del Golfo non sembra vicina ad una soluzione. I mercati come stanno reagendo?

Se guardiamo all’andamento dell’obbligazionario, la risposta è piuttosto semplice: i mercati vedono inflazione e tassi in salita. Questo scenario appare quasi scontato per certi versi. Quello che ancora gli investitori non riescono a decifrare è l’impatto sulla domanda di questi oltre 100 giorni di blocco dello stretto di Hormuz. E questo, secondo me, è la variabile che potrebbe il cammino dei mercati finanziari fino all’autunno.

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In cosa consisterebbe l’impatto sulla domanda e che effetti avrebbe sui mercati finanziari?

Finora abbiamo parlato di prezzi. In particolare di prezzi dell’energia. Abbiamo visto una fiammata a marzo, poi una sorta di plateu anche grazie all’intervento di molti governi con misure di sussidio. Gli ultimi dati sull’inflazione ci dicono che al momento non c’è un significativo passaggio dei maggiori costi energetici sul resto del paniere, ma è chiaro che più passa il tempo e più si restringono i margini per evitare che questo passaggio avvenga. Se a questo sommiamo le aspettative di inflazione in risalita (nel breve) e la sempre più netta sensazione che il costo del denaro possa salire. Allora, uniti tutti i puntini, la prima conseguenza prevedibile è una diminuzione dei consumi. Negli Stati Uniti alcuni indicatori della Fed già indicano una sensibile riduzione della domanda interna. In Europa le vendite al dettaglio sono scese di quasi mezzo punto ad aprile. A cascata gli effetti arriveranno anche sui profitti aziendali.

Parlando di mercati finanziari i dati che potrebbero generare un effetto domino potrebbero essere questi: un aumento delle componenti core dell’inflazione, un calo dei consumi reali, interventi delle banche centrali ed infine la revisione al ribasso delle aspettative di utili. Su questa sequenza, che colpirebbe l’azionario e marginalmente l’obbligazionario (che già sconta qualcosa) ci sono due elementi da aggiungere, uno positivo e uno negativo: il positivo è che non necessariamente tutti si possono verificare; il negativo è che anche se la guerra finisse ora l’effetto domino potrebbe comunque continuare.

Ma sull’azionario c’è già un’anomalia, giusto?

Si, non so se il termine anomalia sia il più corretto. Ma c’è un dato che non si può ignorare: al netto del settore tecnologico USA, la crescita dei mercati azionari è già modesta. Un solo dato, tanto per rendere l’idea delle proporzioni: il Dow guadagna da inizio anno poco più del 5%; il settore tech dello S&P500 supera il 25% di performance da gennaio scorso. Una crescita poco partecipata è sempre un segnale, non dico di allarme, ma di attenzione. Per questo mese, anche se già nei giorni scorsi abbiamo visto un indebolimento, l’effetto IPO potrebbe sostenere il settore ma gli sviluppo sulla politica monetaria e la prossima finestra delle trimestrali saranno un bel banco di prova. Su Europa e Asia si sta accumulando tensione. Nel vecchio continente c’è la variabile BCE e un’economia che resta molto debole. I mercati asiatici pagano un dollaro forte e le pressioni inflazionistiche.

Meglio guardarsi intorno allora…

Differenziare e puntare sulla qualità sono due elementi che ripetiamo da un po’ di tempo. Nessuna stima sino ad ora prende in considerazione una recessione forte, ma si parla di rallentamento, più o meno pronunciato, in questo contesto puntare sulla qualità e non essere troppo focalizzati su un unico mercato è la cosa più ragionevole. Non abbandonare l’azionario (negli health score è l’unica asset class sopra la soglia dei 50 punti), curare la duration dell’obbligazionario e maneggiare con molta cautela le materie prime.

E i beni rifugio?

L’oro resta debole in queste settimane. Non distribuendo cedole, paga le aspettative di tassi in salita e soprattutto paga la forza del dollaro. Il Dollar Index da qualche settimana resta saldamente sopra i 60 punti di health score nel nostro sistema, un segnale interessante. Al momento questa lettura batte i rischi geopolitici e il lingotto, come tutti i metalli preziosi, rimane un po’ sottotono.

Sulle cryptovalute invece?

Health score medio sotto i 40 punti da diverse settimane ed un outlook ancora negativo. Per le crypto è sicuramente un momento molto delicato, la perdita di appeal è evidente e anche le attenzioni politiche sull’asset sembrano essere drasticamente calate. Come dicono gli esperti in pagelle: da rivedere.

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