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“The Great Reordering”: nel 2025 la ricchezza globale è cresciuta nonostante il caos, ma la mappa si ridisegna

Nel 2025 i patrimoni finanziari mondiali hanno registrato la crescita più rapida dal 2021. Il nuovo Global Wealth Report di BCG racconta dove si concentra la nuova ricchezza globale. Hong Kong supera la Svizzera.

Guerra commerciale, dazi, tensioni geopolitiche — eppure la ricchezza finanziaria globale ha chiuso il 2025 con una crescita del 10,7%, toccando i 333 trilioni di dollari. È il ritmo più elevato dal 2021. Il Boston Consulting Group (BCG), che ogni anno pubblica il suo Global Wealth Report, quest’anno ha scelto di titolarlo “The Great Reordering”: non un semplice aggiornamento di cifre, ma un tentativo di tracciare come stia cambiando la geometria della ricchezza mondiale sotto pressioni che sembravano destinate a frenarne la corsa.

I guadagni non sono stati distribuiti in modo uniforme. Le azioni globali hanno guadagnato il 13,2%, mentre gli asset reali sono saliti del 7,4%. Il vero protagonista dell’anno è stato l’oro, con un rialzo di circa il 44%: BCG lo legge come segnale di una crescente diffidenza nei confronti delle valute di riserva, alimentata da un’ondata di acquisti da parte delle banche centrali che riflette una preoccupazione strutturale sulla stabilità del sistema monetario internazionale.

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La geografia della crescita della ricchezza racconta una storia interessante. L’Europa Occidentale è stata la sorpresa positiva, con un +15,3% trainato dall’effetto cambio e dall’elevata propensione al risparmio delle famiglie, anche se la performance dei mercati azionari è rimasta modesta. La Cina ha segnato +15% e si proietta verso una crescita annua del 9% fino al 2030. L’America del Nord, invece, si è fermata a +7,4%, un passo indietro rispetto al 2024: un dollaro più debole ha in parte eroso i guadagni azionari, e la performance è rimasta concentrata in un piccolo gruppo di mega-cap tecnologici, lasciando il mercato esposto a una potenziale correzione nel ciclo di investimenti sull’IA.

Il dato forse più simbolico riguarda i flussi di ricchezza transfrontaliera. Per la prima volta nella storia, Hong Kong ha superato la Svizzera come principale piazza finanziaria offshore del mondo: entrambe gestiscono circa 2,9 trilioni di dollari in asset, ma Hong Kong cresce al 9% annuo contro il 6% elvetico. Il fatto che oltre il 60% degli asset gestiti a Hong Kong provenga dalla Cina continentale è allo stesso tempo la forza e la principale vulnerabilità di questa posizione.

BCG descrive un sistema finanziario che si sta biforcando in due zone ben definite: una asiatica, centrata su Hong Kong e Singapore, che serve capitali cinesi, indiani e del Sud-Est asiatico; una occidentale, ancorata a Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, che gestisce ricchezza europea, mediorientale e latinoamericana. La frammentazione geopolitica non ha frenato la crescita della ricchezza — ma ne sta ridisegnando i percorsi in un modo che rischia di rendere il processo irreversibile.

L’ultimo capitolo del rapporto, dedicato all’intelligenza artificiale nella gestione patrimoniale, merita una nota a parte. Secondo BCG, l’IA non è più qualcosa che aggiunge efficienza al settore: è una trasformazione strutturale. Il rapporto cita un episodio signficativo: un singolo annuncio di un nuovo prodotto da parte di una startup americana ha cancellato 140 miliardi di dollari di capitalizzazione da un gruppo di wealth manager quotati in borsa. Il segnale è chiaro: chi si limita a sovrapporre strumenti generativi ai processi esistenti rimarrà indietro rispetto a chi ridisegna l’intera organizzazione intorno all’IA.

Foto di carloyuen

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