Kevin Warsh non ha ancora presieduto il suo primo FOMC — in agenda il 16-17 giugno — e già le pressioni sul nuovo presidente della Federal Reserve si accumulano.
Da un lato Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research e padre del concetto di “bond vigilantes”, chiede alla Fed di rimuovere il proprio orientamento accomodante già alla prossima riunione, pena il rischio di perdere il controllo dei tassi a lungo termine. Dall’altro, Jeffrey Gundlach di DoubleLine Capital è ancora più netto: con il Treasury a due anni di quasi 50 punti base sopra il tasso sui Fed funds, un taglio sarebbe semplicemente «impossibile», ha dichiarato in una intervista su Fox News.
Sullo sfondo, un mercato obbligazionario sotto pressione: i rendimenti sui Treasury trentennali hanno superato il 5%, avvicinandosi ai massimi dal 2007, mentre il decennale viaggia intorno al 4,63%. La causa principale è l’accelerazione dell’inflazione, alimentata dal conflitto in Iran e dai suoi effetti sul prezzo del petrolio. Il CPI di aprile ha segnato +3,8% su base annua, e i modelli di DoubleLine indicano che il prossimo dato potrebbe iniziare con un «quattro», come riporta l’agenzia Bloomberg.
L’elemento più interessante, però, lo aggiunge Ed Yardeni. Ed è un particolare che potrebbe permettere al nuovo governatore FED di superare un primo insidiosissimo ostacolo. Un Warsh più hawkish del previsto – dice Yardeni – potrebbe paradossalmente servire gli interessi della Casa Bianca, comprimendo i rendimenti a lunga scadenza e alleggerendo così i tassi sui mutui e sul credito alle imprese. Una mossa tattica, come la descrivono il Financial Times e Bloomberg, che trasformerebbe la stretta monetaria in uno strumento di politica economica.
Foto di Adam Fagen






