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Tempo di verbali: BCE e Fed tra inflazione e rialzo dei tassi

I verbali delle riunioni di BCE e Fed raccontano due economie alle prese con la stessa pressione sui prezzi ma con margini di manovra diversi: ecco cosa emerge e cosa aspettarsi dalle prossime riunioni.

A un giorno di distanza, BCE e Fed hanno pubblicato i verbali delle rispettive riunioni di giugno 2026, e il quadro che ne emerge è sorprendentemente simile: economie che tengono, ma un’inflazione che non accenna a rientrare come sperato, lasciando aperto il discorso per un rialzo dei tassi.

BCE: rialzo da 25 punti base e rischi ancora al rialzo

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Il resoconto della riunione del 10-11 giugno descrive un’Eurozona cresciuta dello 0,3% al netto degli effetti statistici legati all’Irlanda, con un mercato del lavoro che tiene (disoccupazione al 6,3%) ma un’attività industriale e dei servizi in frenata, testimoniata da un PMI composito sceso a 48,5 in maggio. L’inflazione, però, resta il vero nodo: l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è salito al 3,2% a maggio, quella di fondo al 2,5%, con effetti indiretti dello shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente che si stanno propagando su beni e servizi. Il board ha giudicato gli effetti di secondo impatto “una possibilità concreta”, destinata a crescere quanto più lo shock persiste. Le nuove proiezioni di giugno vedono l’inflazione media al 3,0% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, con rischi orientati al rialzo.

Fed: tassi fermi, ma l’acceso dibattito interno si sposta verso l’alto

Le minute della riunione del 16-17 giugno — la prima guidata dal neo-presidente Kevin Warsh — mostrano un’economia americana ancora solida, trainata dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale, con la disoccupazione ferma al 4,3%. Anche qui, però, l’inflazione preoccupa: il PCE (l’indice sui consumi personali, la misura preferita dalla Fed) totale è salito al 4,1% a maggio, quello core al 3,4%, sospinto da dazi, energia e domanda legata all’IA. Il FOMC ha mantenuto il range 3,50%-3,75% con voto unanime, ma alcuni partecipanti hanno riconosciuto che ci sarebbero le condizioni per un rialzo; molti governatori, inoltre, ritengono che il livello appropriato a fine anno sia superiore all’attuale range. Significativo anche un dettaglio comunicativo: il board ha deciso di eliminare dal comunicato il riferimento a un “easing bias“, segnale che la porta a un taglio si è chiusa, almeno per ora.

Le prossime riunioni

Sul fronte BCE, il prossimo appuntamento è il 23 luglio (riunione senza nuove proiezioni, probabile pausa dopo il rialzo di giugno), seguito dal 10 settembre, quando arriveranno le proiezioni trimestrali e si capirà se il secondo dei tre rialzi complessivi attesi dai mercati per il 2026 sarà confermato. Per la Fed, gli appuntamenti sono il 28-29 luglio (senza nuove proiezioni) e il 15-16 settembre, riunione con dot plot aggiornato: è lì che si capirà se la fazione favorevole a un rialzo guadagnerà consenso all’interno del board.

Su tutto aleggia l’improvvisa riaccensione delle tensioni nel Golfo Persico, variabile che potrebbe portare ad accelerazioni anc

Foto di Federal Reserve

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