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BCE: Schnabel rompe gli indugi, rialzo tassi a giugno anche con accordo sull’Iran

BCE: Schnabel rompe gli indugi, rialzo tassi a giugno anche con accordo sull’Iran

Aumenta di livello il dibattito nella BCE sul possibile rialzo dei tassi a giugno. Isabel Schnabel lo ritiene necessario indipendentemente dall’evoluzione del conflitto in Iran

La crisi energetica innescata dal conflitto in Iran ha ridisegnato il quadro dell’inflazione nell’area euro in pochi mesi. Tanto che la presidente Christine Lagarde ha già riconosciuto, in un’intervista domenica scorsa a “Che tempo che fa“, che le proiezioni di marzo — che stimavano una crescita dei prezzi al 2,6% per il 2026 — andranno probabilmente riviste al rialzo. All’interno del Consiglio direttivo, però, non tutti condividono la stessa urgenza: Villeroy de Galhau, governatore uscente della Banca di Francia, ha dichiarato a Le Figaro di non rilevare ancora effetti di secondo round nell’economia reale, invitando alla vigilanza senza sbilanciarsi su possibili mosse di politica monetaria.

È in questo contesto che le parole di Isabel Schnabel assumono un peso particolare. In un’intervista rilasciata oggi a Reuters, Schnabel, membro del Comitato esecutivo BCE — considerata tra i papabili successori di Lagarde — è andata oltre: un rialzo dei tassi a giugno è necessario anche in presenza di un accordo di pace con l’Iran, perché il conflitto ha avuto una durata e un’intensità superiori alle attese, con i prezzi dell’energia che si stanno già propagando all’economia più ampia. «Dato l’entità e la persistenza dello shock attuale», ha dichiarato Schnabel, «ignorarlo non è più un’opzione». Il rialzo atteso nella riunione dell’11 giugno resterebbe quindi sul tavolo indipendentemente dagli sviluppi diplomatici — un segnale di discontinuità rispetto alla narrativa che fino a poche settimane fa legava le mosse di Francoforte all’andamento del conflitto e faceva intravedere nella riapertura di Hormuz una sorta di spartiacque tra l’agire e l’attendere.

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Dal canto loro, i mercati finanziari scontano già due rialzi da 25 punti base sul tasso sui depositi, con una probabilità di circa il 50% per un terzo intervento nei prossimi dodici mesi. Gli economisti restano più cauti e si aspettano due mosse seguite da un taglio a metà 2027. Sullo sfondo, la Commissione Europea ha stimato una crescita dell’area euro pari allo 0,9% nel 2026 — un rallentamento che complica ulteriormente il compito di Francoforte.

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