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2026 Midyear Global Outlook di BlackRock: l’era della scarsità e l’aspettativa di abbondanza

Il 2026 Midyear Global Outlook di BlackRock fotografa un’economia globale alle prese con problemi di scarsità e con aspettative di abbondanza legate alle nuove tecnologie, tracciando una mappa per navigare tra i tanti dilemmi aperti.

Il 30 giugno l’S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,8%, il Nasdaq 100 dell’1,7%: per entrambi si tratta del miglior trimestre dal 2020, secondo i dati riportati da Bloomberg. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha fatto ancora meglio, guadagnando il 3,9% nella sola seduta e chiudendo il suo miglior trimestre di sempre. Numeri che stridono con lo sfondo geopolitico e macroeconomico degli ultimi mesi. BlackRock, nel suo 2026 Midyear Global Outlook, offre una chiave di lettura che tiene insieme le due facce della medaglia: i mercati prezzano un futuro di abbondanza, mentre l’economia di oggi vive di scarsità.

Il concetto, spiegato dal report, è che il mondo attuale è vincolato da capacità produttiva insufficiente su più fronti — lavoro, energia, capitale, infrastrutture, materiali — e questo vincolo tiene alti crescita, inflazione e tassi. L’intelligenza artificiale, però, promette di rompere quello schema accelerando essa stessa il processo di innovazione: se ci riuscisse, potrebbe spingere la crescita statunitense sopra il trend storico dell’1,9% annuo che regge da un secolo e mezzo. È una scommessa, non una certezza, e proprio in questa tensione tra scarsità presente e abbondanza futura BlackRock inquadra tutte le sue scelte di portafoglio.

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Attorno a questa tensione, il report identifica sei grandi dilemmi macroeconomici che gli investitori devono affrontare: la crescita trainata dalle nuove tecnologie, la sostenibilità dei costi dell’intelligenza artificiale, la direzione dei tassi di interesse, la sostenibilità del debito, il rischio di blocchi geopolitici come quello dello Stretto di Hormuz e, infine, la tenuta della leadership statunitense. Si tratta di temi che si prestano a narrative opposte e che non possono verificarsi conteporaneamente. La conseguenza è quella che BlackRock chiama “poliforcazione“: non la solita incertezza attorno a uno scenario centrale, ma la compresenza di più scenari incompatibili tra loro. Sui tassi, ad esempio, le due narrative implicano rendimenti a lungo termine ancorati al 3% oppure al 5%, un divario enorme per qualsiasi portafoglio.

Da questa cornice discendono tre temi operativi. Il primo è la scarsità legata all’AI: l’espansione infrastrutturale accelera, e gli ostacoli — energia, chip, memoria, data center — diventano vincoli sempre più stringenti; BlackRock suggerisce che è più ragionevole essere presenti, investendo nell’azionario USA e nelle opportunità legate ai colli di bottiglia che generano scarsità, piuttosto che scommettere su quale modello vincerà.

Il secondo tema è il reddito “durevole”: con i rendimenti risaliti ovunque, la cedola torna centrale, ma per BlackRock la preferenza resta sulle scadenze brevi e su credito con flussi di cassa chiari, piuttosto che sulle obbligazioni a lunga scadenza, oggi meno affidabili come diversificatore di portafoglio.

Il terzo tema è “andare oltre le etichette” e le tradizionali classi di investimento. Un esempio sono le infrastrutture. Investirvi significa intercettare insieme domanda di intelligenza artificiale, sicurezza energetica e flussi legati all’inflazione.

Sul fronte del posizionamento concreto, BlackRock mantiene il sovrappeso sull’azionario statunitense, resta neutrale su Europa, Regno Unito, Giappone, mercati emergenti nel complesso e Cina, e preferisce l’America Latina all’interno degli emergenti. In ambito obbligazionario, sovrappesa i titoli di stato dell’area euro a breve e media scadenza, i mutui cartolarizzati (MBS) e il debito emergente in valuta locale, mentre sottopesa le obbligazioni governative statunitensi a lunga scadenza e il credito investment grade a lungo termine, ritenuti troppo esposti al rischio tassi e meno efficaci come protezione dei portafogli.

Resta la domanda di fondo che il report lascia volutamente aperta: se l’intelligenza artificiale riuscirà davvero ad ampliare la capacità produttiva abbastanza in fretta da compensare la scarsità che essa stessa contribuisce a creare, o se la seconda metà del 2026 confermerà semplicemente un mondo di crescita vincolata.

Foto di Sergei Tokmakov

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