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La fotografia dei mercati finanziari di marzo 2026: l’incertezza prima e dopo l’inizio della guerra in Iran

Consueto appuntamento con la fotografia dei mercati finanziari di KbMeter. Marzo 2026 segnato dalla guerra in Iran, ma l’incertezza era già ben presente sui mercati.

L’appuntamento di marzo 2026 con la fotografia dei mercati finanziari ci parla di incertezza, un sentimento presente tra gli investitori già prima che iniziasse la guerra in Iran.

Avevamo preparato questo post qualche giorno prima che in Medio Oriente accadesse quello che sta accadendo. L’aggiunta iniziale è d’obbligo, cosa cambia rispetto al quadro precedente?

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Si, il precipitare della situazione in Medio Oriente sta monopolizzando l’attenzione e portando i livelli di risk off sui massimi da novembre scorso. Anche se è sempre complicato e difficile parlare di mercati finanziari di fronte a eventi di questo tipo, occorre sottolineare alcuni aspetti utili a capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere.

Uno scenario di guerra mediorientale ha sempre spaventato i mercati per le sue immediate ricadute sul fronte dei prezzi del petrolio, ma anche per l’imprevedibilità – di tempi ed estensione – che un conflitto in quell’area porta con sè. Ed è proprio sulla durata di questa guerra che gli investitori stanno calibrando la loro avversione al rischio. Più indecifrabile si fa la situazione – siamo partiti con l’ipotesi di una guerra di pochi giorni, mentre ora si parla di settimane – e più il rischio percepito passa dalla semplice inflazione temporanea al rischio di un deragliamento della crescita economica.

È interessante in questo senso il comportamento dei Treasury statunitensi. In una prima fase il prezzo ha scontato l’ipotesi inflazione, poi ha prevalso l’avversione al rischio e la corsa a beni rifugio, poi è tornata nuovamente a prevalere l’ipotesi inflazione. Un segnale di come i mercati debbano ancora inquadrare la situazione – anche in assenza di una comunicazione su strategia e obiettivi dell’attacco.

Per rispondere alla domanda iniziale, e chiudere, possiamo dire questo: la guerra in Iran non ha stravolto il quadro, ma sicuramente ha accelerato delle tendenze. Come vedremo dopo, l’incertezza aveva già avvolto i mercati e segnali di inflazione erano già emersi da alcune statistiche.

Sarà un marzo verosimilmente all’insegna dell’atteggiamento difensivo, con tanta volatilità e la necessità di mantenere i nervi saldi e un focus di lungo periodo.

E dopo la doverosa aggiunta, ecco gli altri punti trattati nella nostra fotografia dei mercati.

Leggendo i titoli delle analisi giornaliere pubblicate su KbMeter, la parola forse più usata è incertezza…

Si, quello che stiamo raccontando da qualche settimana è un clima di incertezza che annebbia il breve periodo e rende prudenti gli investitori. La cartina al tornasole di questo scenario è stata sicuramente la risposta dei mercati all’ottima trimestrale di Nvidia: un po’ di entusiamo subito svanito e una flessione consistente del titolo il giorno successivo. Ecco, nella maggiore diffidenza degli investitori nel comparto dell’IA, così come nei tecnologici e nelle criptovalute c’è la chiave per capire come si sono mossi i mercati a febbraio e come, verosimilmente, continueranno a muoversi nelle prossime settimane.

E allora, come si sono mossi?

Sull’azionario i nostri score mostrano una generale rotazione. E non stiamo parlando solo di rotazione settoriale, ma anche geografica. Per quel che riguarda i settori tornano interessanti quelli difensivi come le utilities e l’energia, ma non si comportano male nemmeno quelli più orientati al value come industriali e immobiliare. Geograficamente, per quel che riguarda l’azionario, Asia ed Europa raggiungono valutazioni migliori rispetto agli Stati Uniti. Tutti movimenti che cataloghiamo come ricerca di diversificazione e di mitigazione del rischio.

Allo stesso tempo l’obbligazionario continua a fare bene.

Qui la ricerca di investimenti caratterizzati da minor volatilità potrebbe nascondere un quadro di medio termine meno favorevole per le obbligazioni. Al momento la situazione su tassi e inflazione ha raggiunto un livello di stabilizzazione, ma è anche vero che leggendo gli ultimi sondaggi PMI e guardando a qualche lettura sull’inflazione di febbraio, stanno inziando a giungere segnali di un leggero aumento della pressione sui prezzi. Se la componente energia dovesse subire gli effetti delle tensioni geopolitiche internazionali ancora a lungo, il suo corposo effetto deflattivo verrebbe meno.

Oro e crypto, due destini opposti si direbbe.

Un dato su tutti. La correlazione tra crypto e settore tecnologico è notevolmente salita negli ultimi mesi. E questo significa che per il momento le cryptovalute vengono trattate alla stregua di un asset ad alto rischio, eliminando qualsiasi potenziale ipotesi di un ruolo da hedge in situazioni burrascose.

L’oro, seppur non così brillante come qualche settimana fa, continua a restare un bene rifugio, una riserva di valore in attesa di capire come si muove il mercato.

Per concludere, nel complesso sembra un periodo piuttosto agitato, ma la struttura di fondo è cambiata?

Questo è un aspetto molto interessante e lo voglio raccontare attraverso due dati. A fine febbraio oltre il 70% degli asset che sono monitorati da KbMeter (più di 130) ha registrato quotazioni sopra la media mobile a 200 giorni. Guardando all’andamento delle tre principali asset class (azionario globale, obbligazionario globale e materie prime) due registrano prezzi superiori a tutte e tre le medie mobili principali (a 10, 50 e 200 giorni), una è scesa sotto la media mobile veloce.

Allungando lo sguardo, quindi, la situazione sembra ancora solida e orientata al rialzo. Questo non significa ignorare le potenziali ricadute di quanto sta accadendo nel breve, ma ricordarsi che osservare le cose su più orizzonti temporali può aiutarci ad affrontare anche momenti turbolenti come questi.

Foto di Gerd Altmann

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