L’inflazione PCE negli Stati Uniti è cresciuta dello 0,4% su base mensile a dicembre 2025, un decimo sopra le attese del mercato. Su base annua la variazione sale al 2,9%, un decimo in più del mese precedente e delle attese.
La componente core, quella attentamente monitorata dalla Fed, ha registrato un incremento dello 0,4% su basa mensile, un decimo oltre le attese, il doppio del mese precedente e massimo da febbraio dell’anno scorso. Su base annua l’incremento è stato del 3%, un punto percentuale tondo sopra il target Fed, un decimo oltre le attese e massimo da aprile del 2024.
Si tratta di numeri che raffreddano le aspettative di un ribasso dei tassi di interesse entro la primavera. I prezzi continuano ad essere elevati e inizia a farsi sentire l’effetto dazi.
La situazione rimane comunque delicata, anche se al momento i consumi reggono, seppur con difficoltà. A dicembre 2025 le spese personali negli Stati Uniti sono salite dello 0,4%, in linea con le attese e con il dato del mese precedente. Allo stesso tempo i redditi sono cresciuti dello 0,3%, in linea con le attese.
Sondaggi PMI di febbraio 2026, segnali positivi. Nell’Eurozona torna a crescere la manifattura tedesca.
I sondaggi PMI di febbraio fotografano un settore privato che tiene il passo e si mantiene in zona espansione nelle principali aree economiche mondiali. Le note più positive arrivano dall’Eurozona ed in particolare dalla Germania che vede la sua manifattura tornare sopra quota 50. Sul fronte dei prezzi si fanno più insistenti le pressioni inflazionistiche. Vediamo un po’ di dettagli.
Australia. Il settore privato australiano rimane in zona espansione anche a febbraio 2026, ma il ritmo rallenta sia per quel che riguarda i servizi, sia per la manifattura. Rallenta la crescita di nuovi ordini e l’apertura di nuove attività economiche, mentre rimane in zona espansione la componente occupazione. Sul fronte dei prezzi le pressioni inflazionistiche si intensificano sia lato produzione, sia sui prezzi finali.
Giappone. Il settore privato giapponese si conferma in zona espansione, con il sondaggio PMI composite che sale di sette decimi e tocca i massimi da maggio 2023. Segnali positivi sia dalla manifattura che dai servizi. Da sottolineare l’incremento dei nuovi ordini ed in particolare il ritorno di quelli dall’estero (la componente del sondaggio tocca il massimo a 8 anni). Cresce a ritmo sostenuto l’occupazione e nello stesso tempo salgono i tempi di consegna e i lavori arretrati; un segnale di forte utilizzo della capacità produttiva. Sul fronte prezzi si segnala un aumento della pressione inflazionistica sia lato produzione che vendita.
India. Secondo mese di riaccelerazione consecutivo per il PMI composite indiano. Il settore privato rimane in zona espansione e ricominicia ad accelerare. Produzione e ordini crescono ai ritmi più alti da tre mesi a questa parte e rimane orientata all’espansione anche la componente occupazione. Anche in questo caso sui prezzi si registra un incremento delle pressioni inflazionistiche, con i maggiori costi di produzione che spingono le aziende ad alzare i costi di vendita.
Eurozona. Il settore privato dell’area Euro si conferma in zona espansione a febbraio 2026. Il PMI composite sale oltre le attese e tocca i massimi da novembre scorso. Accelera il settore servizi, ma accelera soprattutto la manifattura (massimo da agosto 2025). Non mancano segnali di incertezza: la crescita degli ordini rallenta, zavorrata dalla domanda estera debole; l’occupazione perde forza; la componente relativa ai prezzi alla produzione sale sui massimi da oltre 30 mesi, mentre l’inflazione sui prezzi di vendita resta stabile.
A livello nazionale c’è da segnalare il ritorno in zona espansione della manifattura tedesca (prima volta dal giugno del 2022), con gli ordini arretrati che tornano a crescere per la prima volta dal 2022. Ancora difficoltà, invece, per la Francia, il cui PMI composite rimane sotto la soglia dei 50 punti (torna in zona contrazione la manifattura).
Gran Bretagna. Il settore privato inglese rimane anche a febbraio in zona espansione, con il PMI composite che sale di due decimi e tocca il massimo da aprile del 2024. La manifattura cresce al ritmo più elevato da quasi un anno e mezzo, mentre il settore servizi si mantiene sui massimi storici. Nonostante gli ordini in aumento l’occupazione rimane debole, anche a causa dell’aumento degli oneri previdenziali. Elemento quest’ultimo che, unito ai prezzi sostenuti delle materie prime, continua ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
Giappone, inflazione in calo a gennaio. Componente core stabile.
A gennaio l’inflazione in Giappone è scesa all’1,5% su base annua, sei decimi in meno rispetto al mese precedente e sui minimi da marzo 2022. In netto calo la componente alimentare (minimo a 15 mesi), mentre rimane in deflazione la componente energia. L’inflazione core resta stabile al 2%, in linea con le attese del mercato, minimo da gennaio del 2024. Su base mensile i prezzi al consumo sono scesi dello 0,2%, secondo mese di deflazione consecutivo.
Gran Bretagna, vendite al dettaglio in aumento a gennaio 2026.
Le vendite al dettaglio nel Regno Unito hanno registrato a gennaio 2026 un aumento mensile dell’1,8%, ben oltre le attese, segnando il ritmo più forte da maggio 2024. Il miglioramento, favorito dal calo dei tassi e dall’inflazione più contenuta, indica una rinnovata fiducia dei consumatori e sostiene la ripresa economica. La crescita è stata trainata soprattutto dai negozi non alimentari e dal commercio online. Su base annua, le vendite sono salite del 4,5%, quasi ai massimi quadriennali. Nel trimestre, l’incremento è stato più moderato, ma comunque superiore rispetto all’anno precedente.
Stati Uniti, rivista al ribasso la crescita nell’ultimo trimestre 2025.
Nell’ultimo trimestre del 2025 gli Stati Uniti sono cresciuti dell’1,4% annualizzato, un dato in netto calo rispetto al trimestre precedente e dimezzato rispetto alla stima preliminare. Si tratta inoltre del minor tasso di crescita dal primo trimestre dello scorso anno. Contributo positivo da consumi (+2,4% il dato reale, in calo di oltre un punto rispetto al trimestre precedente) e investimenti, mentre spesa pubblica (causa shutdown) e esportazioni nette zavorrano il dato. Nel complesso, l’economia USA è cresciuta del 2,2% del 2025, sei decimi in meno rispetto all’anno precedente.
Stati Uniti, lettura finale fiducia consumatori Michigan di febbraio 2026.
L’indice di fiducia dei consumatori della Università del Michigan è stato rivisto al ribasso a quota 56,6 punti dai 57,3 della stima preliminare; si tratta comunque del massimo da agosto 2025. Le componenti mostrano stabilità, segnalando una percezione economica quasi invariata. I prezzi elevati sono indicati come un problema per il bilancio familiare dal 46% degli intervistati, una percentuale che rimane sopra il 40% da oramai sette mesi. Le aspettative d’inflazione a un anno scendono al 3,4%, minimo da inizio 2025, mentre quelle di lungo periodo restano ferme al 3,3%.
Foto di mar lidia






