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Stati Uniti, report occupazione di maggio batte le attese. L'Irlanda manda in contrazione l'Eurozona nel primo trimestre 2026
La settimana economica (1-6 giugno 2026): l’OCSE frena, crolli d’Irlanda, Warsh si muove, IPO SpaceX inciampa sui regolamenti?

La settimana economica (1-6 giugno 2026): l’OCSE frena, crolli d’Irlanda, Warsh si muove, IPO SpaceX inciampa sui regolamenti?

Nella settimana economica dall’1 al 6 giugno 2026 spiccano le nuove stime OCSE, le prime mosse di Warsh, il mercato del lavoro in salute negli Stati Uniti e i possibili ostacoli alla IPO di SpaceX

La settimana economica dall’1 al 6 giugno 2026 ha rimesso al centro i dati macroeconomici. Da un lato un’economia mondiale che rischia di pagare salato il prezzo della crisi energetica, dall’altro un mercato del lavoro negli Stati Uniti che sorprende in positivo ma manda al tappeto le ipotesi di taglio dei tassi da parte della Fed. C’è poi il caso Irlanda, con il PIL che crolla e porta in contrazione l’intera Eurozona, il dibattito sulla Fed di Warsh, i regolamenti contrastanti tra S&P500 e Nasdaq sulle IPO che rischiano di far slittare l’ingresso nel listino principale di SpaceX.

Italia, flessibilità sui costi dell’energia ma…

Dopo settimane di interlocuzioni tra Roma e Bruxelles, mercoledì 3 giugno la Commissione europea ha risposto — parzialmente — alla richiesta del governo Meloni di estendere ai costi energetici la stessa flessibilità di bilancio già concessa per la difesa. Nell’ambito del pacchetto di primavera del Semestre Europeo, Bruxelles ha confermato che gli Stati membri potranno utilizzare fino allo 0,3% del PIL annuo — con un tetto massimo cumulato dello 0,6% nel triennio 2026–2028 — per investimenti che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico. Per l’Italia si tratta di circa 7 miliardi all’anno, fino a un totale di poco più di 13 miliardi nell’arco del triennio.

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Il via libera è però tutt’altro che incondizionato. La flessibilità può essere attivata solo all’interno del perimetro della clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa, riguarda esclusivamente gli investimenti — non i sussidi temporanei ai consumatori — e non copre programmi avviati prima di febbraio 2026. La risposta di Bruxelles va interpretata come un primo riconoscimento politico del nesso tra sicurezza energetica e competitività industriale, non come un allentamento generale della disciplina di bilancio: per l’Italia, la procedura per deficit eccessivo (3,1% del PIL nel 2025) viene formalmente confermata.

Eurozona, tonfo d’Irlanda

Il 5 giugno Eurostat ha pubblicato la stima definitiva del PIL dell’eurozona per il primo trimestre 2026: -0,2% rispetto al trimestre precedente, una revisione netta rispetto all’iniziale +0,1% comunicato ad aprile. La causa è un dato senza precedenti: il PIL irlandese è crollato del 12,1% nel primo trimestre, sei volte peggio della stima preliminare del -2%. Il tracollo è quasi interamente attribuibile alla contrazione del 27,1% nel settore multinazionale — in particolare farmaceutico — che distorce strutturalmente le statistiche nazionali irlandesi. La domanda interna modificata, il parametro che misura la vera salute dell’economia domestica irlandese, è invece cresciuta dello 0,6%. Germania e Italia hanno registrato entrambe un +0,3%.

Il dato pone la BCE in una posizione scomoda: l’inflazione dell’eurozona ha raggiunto il 3,2% a maggio — terzo mese consecutivo sopra il target del 2% — mentre la crescita è già in territorio negativo. I mercati prezzano con probabilità superiore al 90% un rialzo di 25 punti base alla riunione dell’11 giugno — il primo in quasi tre anni — con almeno un secondo intervento atteso entro settembre. La sfida per Lagarde sarà comunicare con chirurgica precisione per non alimentare timori da stagflazione in un’area economica già sotto stress.

Regno Unito, i crucci su economia e mercato del lavoro

Il 3 giugno, l’OCSE ha pubblicato il suo Economic Outlook semestrale con un verdetto duro per Londra: crescita attesa allo 0,9% nel 2026, in calo dal 1,4% del 2025, con la disoccupazione proiettata al 5,5% entro fine anno — il taglio alle stime più marcato tra tutte le grandi economie del G7. L’organizzazione parigina ha citato la forte esposizione britannica ai prezzi del gas naturale, il progressivo deterioramento del mercato del lavoro e i costi del lavoro più elevati per le imprese dopo l’aumento dei contributi previdenziali entrato in vigore nell’aprile 2025.

La British Chambers of Commerce ha avvertito nella stessa settimana che l’occupazione è sulla traiettoria peggiore dell’ultimo decennio, con oltre 418.000 posti di lavoro in meno attesi entro il 2028, e che la fascia giovanile è quella più esposta alla doppia pressione dell’aumento del costo del lavoro e della sostituzione legata all’intelligenza artificiale. La Cancelliera Rachel Reeves ha risposto al taglio OCSE ribadendo la disciplina fiscale come unica strategia sostenibile. La Banca d’Inghilterra, attesa il 18 giugno, si trova di fronte a una scelta difficile: il mercato del lavoro che si deteriora invita alla cautela sui tassi, ma l’inflazione attesa al 3,5-4% nella seconda metà dell’anno potrebbe imporre ben altro.

Stati Uniti, IPO ma non del tutto, Warsh e i suoi, mercato del lavoro in salute

È stata una settimana intensa per i mercati americani, con quattro filoni che si sono intrecciati in modo imprevedibile.

Il primo è arrivato martedì 3 giugno con i conti di Broadcom: ricavi record a 22,2 miliardi di dollari nel secondo trimestre fiscale (+48% anno su anno) e una guidance per il terzo trimestre di 29,4 miliardi (+84%). Nonostante i numeri record, la reazione del mercato è stata gelida: la guidance sui chip AI è stata letta come inferiore alle aspettative più aggressive, innescando rotazioni verso settori “old economy” e trascinando il Nasdaq al ribasso.

Il colpo finale è arrivato venerdì con il rapporto sul lavoro di maggio: 172.000 posti creati, più del doppio rispetto alla stima di consenso di 80.000, con il tasso di disoccupazione fermo al 4,3%. Un mercato del lavoro così resiliente, in presenza di un’inflazione ancora alta, azzera le attese di taglio dei tassi e accende quelle di un possibile rialzo. I rendimenti del Treasury decennale sono saliti al 4,54% e il Nasdaq ha chiuso a -4,18%, il peggior calo da aprile 2025.

Sul fronte IPO, l’S&P Dow Jones Indices ha confermato giovedì che le proprie regole di inclusione non cambieranno: per entrare nell’S&P 500 è richiesta la profittabilità nei quattro trimestri precedenti. SpaceX, che si quota il 12 giugno a una valutazione stimata di 1,8 trilioni di dollari, non è attesa in utile netto su base annua prima del 2027 secondo gli analisti di Evercore ISI. L’accesso al Nasdaq 100, il cui operatore ha invece ridotto il periodo di attesa minimo a 15 giorni di trading, potrebbe arrivare entro fine giugno.

A completare il quadro, il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha scelto i suoi primi collaboratori: Paul Winfree — autore del capitolo dedicato alla Fed nel contestato “Project 2025” — e Daniel Heil, ricercatore alla Hoover Institution di Stanford, sono stati ingaggiati come consulenti a contratto. La scelta ha riacceso il dibattito sull’indipendenza della banca centrale, già al centro delle polemiche durante il processo di conferma di Warsh. Il primo FOMC presieduto dal nuovo chair è fissato per il 16-17 giugno.

Resto del Mondo, stime OCSE, insidia dazi per la Cina, Ueda apre al rialzo

Il 3 giugno l’OCSE ha pubblicato il suo Economic Outlook semestrale, titolato Under Pressure. La crescita globale per il 2026 è stata rivista al 2,8%, dal 3,4% del 2025, con un secondo scenario — conflitto mediorientale prolungato oltre l’estate, Stretto di Hormuz ancora bloccato — che porterebbe il dato al 2,1%, ben al di sotto della media storica pre-pandemia. L’inflazione nei Paesi del G20 è attesa al 4% nel 2026, con un rientro al 2,7% previsto solo per il 2027. “Più a lungo durano le perturbazioni, maggiori saranno i costi economici e sociali”, ha dichiarato il capo economista Stefano Scarpetta. La raccomandazione alle banche centrali è di mantenere i tassi stabili per tutto il 2026, con eventuali tagli rimandati al 2027.

In questo contesto, la Cina si distingue come contrappunto positivo. Il 1° giugno il PMI manifatturiero Caixin di maggio ha registrato 51,8, sopra le stime e per il sesto mese consecutivo in territorio di espansione — anche se in leggero calo rispetto al massimo pluriennale di aprile (52,2). La domanda interna tiene, mentre i nuovi ordini all’export mostrano qualche segno di cedimento. Sul filo resta però l’incognita commerciale: l’amministrazione Trump ha segnalato l’intenzione di introdurre nuovi dazi Section 301 sulla Cina in sostituzione dei precedenti dazi IEEPA, annullati dalla Corte Suprema — una fonte di incertezza che nessun PMI positivo cancella del tutto.

La notizia di politica monetaria più significativa della settimana arriva però da Tokyo. Il 3 giugno il governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda ha tenuto il suo ultimo discorso pubblico prima della riunione del 15-16 giugno, e il messaggio è stato inequivocabile: se i rischi al rialzo sui prezzi dovessero prevalere su quelli al ribasso sull’economia, la BOJ dovrà discutere un rialzo del tasso di riferimento. Ha aggiunto che ritardare l’intervento necessario potrebbe costringere l’istituto a muoversi in modo molto più brusco in futuro — un segnale di scuola per i mercati. I prezzi nei futures ora assegnano oltre il 96% di probabilità a un rialzo di 25 punti base al prossimo meeting, che porterebbe il costo del denaro dallo 0,75% all’1,00%, il livello più alto in oltre trent’anni. Mentre il resto del mondo aspetta di capire quando iniziare a tagliare, il Giappone si prepara a fare l’opposto.

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