Puntualmente, ogni volta che una stagione di trimestrali mostra profitti record ma anche investimenti sull’IA nell’ordine delle decine di miliardi — e i listini azionari riprendono a correre — torna il dibattito sulla bolla. Questa volta, però, a sollevarlo non è un analista di secondo piano: è Michael Burry, il gestore reso celebre dal libro e dal film The Big Short per aver anticipato il collasso dei mutui subprime nel 2008.
L’8 maggio Burry ha pubblicato un post su Substack raccontando di aver ascoltato la radio finanziaria durante un lungo viaggio in macchina. Il resoconto è lapidario: «Assolutamente non-stop IA. Nessuno parlava d’altro per tutto il giorno». La sensazione di déjà vu lo ha spinto a fare una chiamata esplicita: «Il Nasdaq 100, completo ribaltamento. Sto annunciando qualcosa. Il mercato ha saltato lo squalo», ha scritto secondo quanto riportato da CNBC.
Il cuore del suo ragionamento è triplice. Primo, la narrativa unica: un mercato dominato da un solo tema — nel 2000 internet, oggi l’IA — è storicamente il segnale dei finali di bolla. Secondo, la velocità dei chip: il Philadelphia Semiconductor Index (SOX), che include Nvidia, Broadcom e TSMC, ha guadagnato il 65% nel 2026 e il 10% nella sola settimana precedente al post. Terzo, le valutazioni: lo Shiller CAPE ratio si attestava a 40,1, livelli registrati soltanto al picco della bolla dot-com. Il mercato, osserva Burry, sale indipendentemente dai dati macro — lo stesso giorno del suo avviso il sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan toccava un minimo storico, ma l’S&P 500 segnava un nuovo record.
Burry – che riconosce di aver sbagliato molti allarmi negli ultimi anni, definendosi «il bambino che gridava al lupo» – non è certo una voce nel deserto. Paul Tudor Jones, fondatore miliardario di Tudor Investment e tra i macro trader più rispettati di Wall Street, guarda allo stesso scenario ma trae una conclusione opposta.
Intervistato nei giorni scorsi da CNBC Squawk Box, Jones ha detto che il momento attuale assomiglia all’autunno del 1999 — circa un anno prima che il Nasdaq toccasse il picco e poi crollasse del 78%. La sua tesi è particolarmente asciutta: il ciclo dell’IA è completato solo per il 50-60%, con ancora un anno o due di rialzi davanti. Ma questo non esclude la bolla, anzi – avverte – la correzione finale potrebbe essere «mozzafiato». A salvarsi, in sintesi, sarà chi riuscirà a uscire in tempo.
Dal nostro piccolo osservatorio possiamo solo ricordare come non tutte le bolle scoppiano e che esistono differenze sostanziali – strutturali per certi versi – tra l’ambiente che generò la bolla del dot-com e l’attuale fase di crescita del settore IA. In ogni caso, registriamo le posizioni di Burry e Jones, chiosando con il più classico: “lo scopriremo solo vivendo”.
Foto di Monica Subietas




