Sfondo scuro Sfondo chiaro

Rapporto IRENA: per l’energia rinnovabile il collo di bottiglia resta la distribuzione

Il rapporto IRENA 2026 sposta l’asse del dibattito: produrre energia rinnovabile non è più il problema principale. Distribuirla lo è. Con 2.500 GW di progetti in attesa di connessione, l’infrastruttura di rete è diventata il vincolo che condiziona la velocità dell’intera transizione.

In sintesi

  • 2.500 GW di impianti rinnovabili in attesa di connessione alla rete a livello globale (IEA 2026)
  • Obiettivo 2050: l’elettricità passa dal 23% al 50% della domanda energetica mondiale
  • Combustibili fossili: dall’80% degli usi finali energetici al 50% nel 2035, al 20% nel 2050
  • Intensità energetica globale 2023-24: migliorata solo dell’1% annuo vs obiettivo del 4% (UAE Consensus, COP28)
  • Costi accumulo su batteria (BESS): da 2.634 $/kWh (2010) a 197 $/kWh (2024)

Per anni il principale argomento contro la transizione energetica è stato il costo delle rinnovabili. Poi è diventato l’intermittenza — la difficoltà di garantire elettricità continua da fonti variabili. Entrambi i capitoli si sono progressivamente chiusi, man mano che i prezzi di solare, eolico e accumulo sono scesi a livelli competitivi con i fossili. Resta però aperto un aspetto, quello relativo alla distribuzione. A ricordarcelo è il nuovo rapporto IRENA Transitioning Away from Fossil Fuels, pubblicato nei giorni scorsi: il problema non è più produrre energia pulita, né renderla stabile. È portarla dove serve.

Pubblicità

A livello globale, circa 2.500 gigawatt di progetti — prevalentemente solare, eolico e storage — si trovano in coda in attesa di connessione alla rete, secondo i dati IEA 2026 citati nel rapporto. La capacità rinnovabile installata cresce a un ritmo che le infrastrutture di trasmissione e distribuzione non riescono ad assorbire. Ne derivano curtailment — impianti operativi che non possono immettere energia — congestioni e rischi per la stabilità del sistema. Il disallineamento temporale è strutturale: costruire un impianto solare o eolico richiede mesi; ammodernare o ampliare una rete elettrica richiede anni, spesso decenni.

IRENA individua due ordini di intervento. Nel breve termine, ottimizzare la capacità esistente attraverso tecnologie già disponibili: accumulo distribuito, ricarica intelligente dei veicoli elettrici, virtual power plant e monitoraggio digitale avanzato. Nel medio-lungo termine, nuova infrastruttura di rete — investimenti che la IEA stima debbano crescere del 50% entro il 2030, passando dagli attuali 400 a oltre 600 miliardi di dollari annui a livello globale.

La roadmap aggiorna lo scenario 1,5°C con proiezioni nazionali e fissa gli obiettivi dell’elettrificazione come motore strutturale della transizione: entro il 2050, l’elettricità dovrà coprire il 50% della domanda energetica mondiale rispetto all’attuale 23%. I combustibili fossili sono attesi scendere dall’80% degli usi finali al 50% nel 2035, poi al 20% nel 2050. Il documento segnala però un gap significativo: nel biennio 2023-2024 l’intensità energetica globale è migliorata solo dell’1% annuo, rispetto a un obiettivo del 4% fissato dall’UAE Consensus di COP28 — un ritardo che richiede interventi normativi decisi su standard di efficienza energetica, retrofit degli edifici e sostituzione delle tecnologie a combustione.

Sullo sfondo, una domanda in crescita strutturale che ridefinisce le coordinate del problema. La IEA stima che i consumi elettrici dei data center crescano di circa il 12% annuo, con un possibile raddoppio entro il 2030. Intelligenza artificiale, industria avanzata e mobilità elettrica richiedono energia continua e di elevata qualità — il che trasforma la stabilità della rete da problema tecnico a condizione abilitante dello sviluppo economico. I sistemi di accumulo su batteria hanno già risposto sul versante dei costi — da 2.634 dollari per kilowattora nel 2010 a 197 nel 2024 — ma il volume degli investimenti necessari in infrastruttura rimane un ordine di grandezza superiore a quello attuale.

Il paradosso che emerge dal rapporto è quello di un’abbondanza bloccata: energia disponibile, tecnologie mature, costi competitivi — e un collo di bottiglia che non è più fisico né economico, ma infrastrutturale e regolatorio.

In un contesto storico nel quale sembra, più per contingenza che per volontà, si torni a guardare all’energia rinnovabile con maggior interesse, nessuna soluzione sarà ottimale se non prenderà in seria considerazione il problema della distribuzione.

Foto di Ashraf Chemban

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Stati Uniti, per gli annunci di tagli occupazionali è il peggior maggio dal 2020 (e c'entra l'IA)

Post successivo

Il blocco di Hormuz spinge i prezzi dei trasporti al record storico: la logistica globale torna ai livelli del 2022

Pubblicità