Nel consueto appuntamento con la fotografia dei mercati finanziari attraverso i dati di KBMeter, il focus è sulla sempre più convinta presa di coscienza da parte degli investitori del rischio di un periodo di alta inflazione e di tassi in rialzo.
Abbiamo oramai superato metà maggio e la situazione attorno allo stretto di Hormuz sembra ancora avvolta nella nebbia. Come stanno reagendo i mercati?
Malgrado non si possa non concordare sul fatto che la nebbia sia fitta sul Golfo Persico, sui mercati finanziari le foschie che hanno avvolto gli investitori per settimane sembrano dissolversi. In altri termini, i mercati finanziari stanno cominciando a prendere una posizione molto più decisa sull’argomento e sulle conseguenze che questa crisi avrà sull’economia mondiale nei prossimi mesi. Ed è una posizione che parla per il momento di alta inflazione e di banche centrali che chiudono nella gabbia la colomba e si preparano a rialzare i tassi. Sulla crescita, per il momento, gli investitori non si esprimono e sperano nel settore tecnologico e nella tenuta dei consumi statunitensi per evitare di aggiungere lo “stag” alla parola inflazione.
Qual è la molla che ha fatto scattare questo cambio di passo e come si sta manifestando?
La molla è stata la perdita di fiducia in una soluzione in tempi rapidi della crisi. Gli investitori sembrano aver capito che la narrativa della Casa Bianca pecca troppo spesso di ottimismo e che dall’altra parte si prova ad approfittare il più possibile dell’evidente mancata considerazione delle conseguenze collegate alla chiusura dello stretto di Hormuz. Lo stallo non è sostenibile all’infinito, ma può durare abbastanza – e questo sembra il messaggio che arriva dai mercati – da far decollare i prezzi e costringere le banche centrali ad intervenire.
Per il momento la prima mossa è arrivata dal comparto obbligazionario che ha visto un generale rialzo dei rendimenti. Il cementarsi delle aspettative di tassi in rialzo sta progressivamente rafforzando il dollaro, mettendo in difficoltà l’oro e, in ultima istanza, cominciando a far crollare le certezze sull’azionario. Una situazione che per qualche settimana sembrava strabica (azioni che salivano e obbligazionario che pagava gli scenari di alta inflazione), ora sembra pian piano convergere.
Che segnali arrivano dagli score di KbMeter?
Abbiamo assistito a cambiamenti repentini nelle ultime settimane. Il dollaro era scivolato sotto i 50 punti di score ed è rapidamente risalito sopra 60. L’obbligazionario ha perso 10 punti di score in meno di un mese, mentre l’azionario è rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo mese. I veri movimenti si sono visti al di fuori dei listini azionari e questa è la caratteristica principale di questa fase della crisi energetica. Come raccontiamo nel nostro outlook di maggio 2026, “il segnale di vendita sul reddito fisso nominale è ampio e coerente su tutte le geografie. L’eccezione sono i bond inflation-linked, che mantengono un segnale neutro e rappresentano l’unico modo per avere esposizione al reddito fisso senza scommettere contro la tesi inflazionistica.“
A questo punto la domanda è naturale, come si può reagire a questa situazione?
A livello tattico serve molta pazienza e lucidità. L’inflazione diventa un elemento dal quale occorre iniziare a difendersi, ma per il momento non ci sono segnali di distruzione della domanda. L’atteggiamento più sensato è mettersi sulla difensiva, riducendo la presenza su asset che non hanno ancora prezzato uno scenario di inflazione e tassi in salita e guardando a quelli che possono prendere benefico dalla crescita di prezzi e rendimenti. Questo è nei fatti quello che vediamo accadere sui mercati: rotazione verso difensivi e quality, preferenza per duration brevi (meno sensibili alle variazioni sui rendimenti) e inflation linked. E poi le materie prime e l’alleggerimento sui metalli preziosi.
Foto di Silke





