Sfondo scuro Sfondo chiaro
Dalla Corea arriva una proposta sull'IA: ridistribuire una parte delle entrate fiscali
Utili S&P 500 primo trimestre 2026: tra record e investitori “intolleranti” alle delusioni

Utili S&P 500 primo trimestre 2026: tra record e investitori “intolleranti” alle delusioni

Il primo trimestre 2026 segna la crescita degli utili S&P 500 più alta dal 2021. Ma il mercato sta punendo le trimestrali sotto le attese il doppio rispetto alla media storica.

In sintesi (dati FactSet)

  • L’89% delle società S&P 500 ha già comunicato i risultati del Q1 2026
  • L’84% ha battuto le stime sugli utili per azione (media 5 anni: 78%)
  • Crescita EPS blended: +27,7% anno su anno, massimo dal Q4 2021
  • Crescita ricavi blended: +11,3%, massimo dal Q2 2022
  • Le società che hanno mancato le stime hanno subito un calo medio del titolo del -4,9% (media storica: -2,9%)

Tanto attesi, e per certi versi tanto temute, i numeri sull’andamento degli utili delle società dello S&P 500 che emergono dal primo trimestre 2026 raccontano di nuovi record, ma anche di qualche segnale di nervosismo tra gli investitori. Come di consueto andiamo a capirne qualcosa di più grazie ai dati pubblicati da Factset.

Pubblicità

Secondo l’analisi di FactSet aggiornata all’8 maggio 2026, l’89% delle società incluse nell’S&P 500 ha già pubblicato i conti del primo trimestre. Di queste, l’84% ha riportato utili per azione superiori alle stime degli analisti — il dato più alto dal secondo trimestre 2021, quando si toccò l’87%, e ben al di sopra della media quinquennale del 78% e di quella decennale del 76%. Non solo: lo scarto positivo medio tra utili effettivi e attese si attesta al +18,2%, contro una media di cinque anni del 7,3%. Anche questo è il miglior risultato dal primo trimestre del 2021, quando lo scarto raggiunse il 22,2%.

Il tasso di crescita degli utili blended — che combina i risultati già pubblicati con le stime per le società che devono ancora riportare — si attesta al 27,7% su base annua. Era il 13,1% a fine marzo, prima che partissero le comunicazioni. Siamo al sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra, e al massimo dal quarto trimestre 2021 (+32,0%). I principali contributori dal 31 marzo in poi, secondo FactSet, sono stati tre componenti delle Magnifiche 7 — Alphabet, Amazon e Meta Platforms — le cui sorprese positive hanno trascinato verso l’alto la media dell’intero indice. Dieci degli undici settori registrano crescita anno su anno; sette di questi a doppia cifra, con IT, Communication Services, Materials e Consumer Discretionary in testa. Solo l’Healthcare è in territorio negativo.

Sul fronte dei ricavi, l’80% delle società ha superato le stime — sopra la media quinquennale del 70% — con una crescita blended dell’11,3%, la più alta dal secondo trimestre 2022.

Fin qui, le buone notizie. Ma c’è un dato che racconta qualcosa di più sottile sull’umore del mercato. Secondo un’analisi separata di FactSet dell’11 maggio, le società che hanno pubblicato sorprese positive sui conti hanno visto il proprio titolo salire in media dell’1,1% nella finestra che va da due giorni prima a due giorni dopo la pubblicazione — appena sopra la media storica a cinque anni (+1,0%). Le buone notizie, insomma, vengono apprezzate, ma non premiate in modo straordinario.

Fin qui viene da pensare ad investitori tutto sommato prudenti. Ma il vero segnale è sull’altro lato della bilancia: le società che hanno mancato le stime EPS hanno registrato un calo medio del titolo del -4,9% nella stessa finestra temporale. La media quinquennale storica si ferma al -2,9%. Il mercato sta quindi punendo le aziende che mancano le attese sui conti di quasi il doppio rispetto al normale. E questo in un contesto in cui le aspettative per il secondo trimestre 2026 vengono riviste al rialzo dagli analisti — cosa inusuale, dato che di norma le stime vengono tagliate nel corso del trimestre — e in cui solo il 49% delle società ha emesso guidance negativa per il trimestre in corso, contro una media storica a cinque anni del 58%.

L’asimmetria tra come vengono trattate le buone e le cattive notizie rivela qualcosa che i numeri aggregati tendono a nascondere: in un mercato che quota un P/E forward di 21,0x — sopra la media a cinque anni di 19,9x e a dieci anni di 18,9x — la tolleranza per la delusione si è assottigliata. Chi batte le stime viene premiato con discrezione; chi le manca paga un prezzo sproporzionato.

Sembra il ritratto di un mercato che crede alla narrativa degli utili, ma che non può permettersi di vederla incrinata. Un segnale di debolezza psicologica che non va di certo tralasciato.

Foto di Angelo Giordano

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Dalla Corea arriva una proposta sull'IA: ridistribuire una parte delle entrate fiscali

Pubblicità