La Banca Centrale Europea (BCE) ha pubblicato le sue ultime proiezioni macroeconomiche di dicembre 2025, e i numeri raccontano una storia di resilienza inaspettata per l’economia dell’eurozona.
Nonostante un contesto globale caratterizzato da elevata incertezza commerciale e tensioni geopolitiche, la crescita economica si mantiene su livelli superiori alle attese di settembre.
Il PIL dell’area euro è previsto crescere dell’1,4% nel 2025, prima di rallentare leggermente all’1,2% nel 2026 e poi stabilizzarsi nuovamente all’1,4% sia nel 2027 che nel 2028. Ma è particolarmente interessante notare come queste stime siano state riviste al rialzo di 0,2 punti percentuali per il 2025 e il 2026 rispetto alle precedenti proiezioni. Il motivo? Dati migliori del previsto nel terzo trimestre, una riduzione dell’incertezza sulle politiche commerciali e una domanda estera più robusta hanno compensato le preoccupazioni legate alle tariffe statunitensi.
Sul fronte dell’inflazione, il quadro si fa particolarmente interessante. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe scendere dal 2,1% di quest’anno all’1,9% nel 2026 e all’1,8% nel 2027. Il calo è principalmente attribuibile a effetti base sull’energia e a una graduale moderazione dell’inflazione nei servizi. Tuttavia, nel 2028 l’inflazione è attesa risalire esattamente al target del 2%, trainata da un contributo di 0,2 punti percentuali derivante dall’introduzione del nuovo sistema di scambio delle emissioni ETS2, che interesserà trasporti e riscaldamento degli edifici. Senza questo effetto climatico, l’inflazione si attesterebbe leggermente sotto l’obiettivo al 1,9%.
L’inflazione core, che esclude energia e alimentari, conferma il percorso di disinflazione: dal 2,4% del 2025 dovrebbe scendere al 2,2% nel 2026 per poi stabilizzarsi al 2,0% nel biennio successivo. Questo è esattamente ciò che Francoforte voleva vedere quando ha avviato il ciclo di tagli dei tassi nel giugno scorso. Il mercato del lavoro continua a dimostrarsi sorprendentemente solido, con un tasso di disoccupazione che raggiungerà il minimo storico del 5,9% entro la fine del 2028, partendo dal 6,3% di quest’anno.
Ma forse il dato più significativo per gli investitori e i risparmiatori riguarda la dinamica salariale. La crescita dei salari dovrebbe continuare a moderarsi nel corso del 2026, per poi stabilizzarsi attorno al 3% negli anni successivi, sostenuta da un mercato del lavoro resiliente e da una produttività in graduale miglioramento. Questo equilibrio tra salari e produttività è cruciale per mantenere l’inflazione stabilmente sotto controllo.
Guardando alle prossime mosse di Francoforte, il contesto è chiaro: con l’inflazione che converge verso l’obiettivo e l’economia che mostra resilienza, lo spazio per ulteriori tagli si sta esaurendo rapidamente. Il mercato e diversi membri del board della BCE hanno già iniziato a segnalare che la prossima mossa significativa, quando verrà, sarà con ogni probabilità un rialzo dei tassi.
L’attenzione si sposta quindi dalla velocità dell’allentamento alla durata della pausa, in un contesto in cui la BCE dovrà bilanciare attentamente il sostegno alla crescita con la necessità di consolidare il ritorno dell’inflazione al target nel medio termine.
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