Sfondo scuro Sfondo chiaro

Hormuz: quanto ci vorrà per tornare alla normalità?

Un accordo tra Washington e Teheran potrebbe essere vicino. Ma le ricerche di IEA, FMI, Goldman Sachs e Morgan Stanley dicono che il conto da pagare è più lungo e più strutturale di quanto si pensi.

Supponiamo che un accordo di massima tra Stati Uniti e Iran venga raggiunto entro la fine di aprile. I negoziati mediati dal Pakistan — dopo il fragile cessate il fuoco dell’8 aprile — sembrano muoversi in quella direzione. La domanda che analisti, istituzioni e operatori di mercato si pongono non è però “se” si troverà un’intesa, ma cosa succederà dopo. E le risposte, leggendo le analisi prodotte nelle ultime settimane da FMI, Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Goldman Sachs, Morgan Stanley e World Economic Forum, sono meno rassicuranti di quanto i mercati sembrano prezzare.

Lo Stretto non si “riapre” con la firma di un accordo

Pubblicità

Il primo equivoco da correggere riguarda lo Stretto di Hormuz. Anche nella migliore delle ipotesi — cessate il fuoco consolidato, ritiro delle mine, ripristino della libertà di navigazione — gli analisti di S&P Global Market Intelligence stimano che servirebbero almeno fino a luglio perché i flussi di petrolio tornino a livelli pre-bellici. All’interno del Golfo si trovano circa 400 petroliere cariche in attesa di uscire, ma solo una centinaia di navi vuote è pronta ad entrare. Nessun armatore e nessuna compagnia assicurativa consentirà ai propri vettori di rientrare nel Golfo finché il cessate il fuoco non sarà giudicato solido e permanente. Il traffico, che normalmente conta oltre cento petroliere al giorno, è sceso a meno di dieci. L’accumulo è tale che il deflusso delle navi cariche da solo richiederebbe settimane, anche in condizioni di piena sicurezza.

Sul fronte produttivo, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE, ha dichiarato che il recupero di una quota significativa della produzione di petrolio e gas potrebbe richiedere fino a due anni. ANZ Bank stima che nel primo mese dopo la riapertura potrebbero tornare sul mercato 2-3 milioni di barili al giorno, e altri 2-3,5 milioni nel trimestre successivo, ma avverte che attriti operativi, infrastrutture danneggiate e colli di bottiglia logistici renderanno il recupero tutt’altro che lineare.

Il gas: il danno più duraturo

Ancora più preoccupante è la situazione del gas naturale liquefatto. L’attacco iraniano del 18 marzo all’impianto di Ras Laffan in Qatar — il più grande terminale di liquefazione del mondo — ha ridotto del 17% la capacità produttiva del Paese. QatarEnergy ha dichiarato che le riparazioni potrebbero richiedere fino a cinque anni. Per capire la dimensione del problema: il Qatar da solo fornisce circa un quinto della produzione mondiale di LNG, e non dispone di rotte alternative allo Stretto per esportarlo.

Morgan Stanley ha scritto in una nota ai propri clienti che “ciò che era iniziato come un’interruzione transitoria si è trasformato in una perdita pluriennale di offerta”, avvertendo che i prezzi del gas potrebbero rimanere elevati per tutto il 2026 indipendentemente dall’evoluzione diplomatica. Jefferies è ancora più esplicito: il profilo di rischio percepito dell’LNG si è probabilmente spostato in modo strutturale, con un premio di rischio che potrebbe incorporarsi nei prezzi di lungo periodo.

Fertilizzanti e cibo: un canale spesso sottovalutato

Oltre il 30% del commercio mondiale di urea — il fertilizzante di gran lunga più utilizzato — transita dallo Stretto, insieme al 20% circa di ammoniaca e fosfati. Dal 28 febbraio al 20 marzo i prezzi dei fertilizzanti sono saliti di circa il 40%. L’India ha già ridotto la produzione in tre impianti di urea per mancanza di gas qatariano; la Cina ha limitato le proprie esportazioni per proteggere i raccolti domestici. Il FMI ha avvertito che prezzi elevati dei fertilizzanti potrebbero spingere 45 milioni di persone nell’insicurezza alimentare. Con la stagione primaverile delle semine in corso nell’emisfero nord, l’impatto sui raccolti autunnali è già in parte irreversibile.

Quanto è strutturale e quanto è transitorio?

Il FMI, nel suo World Economic Outlook di aprile, ha rivisto la crescita globale 2026 al 3,1% e l’inflazione al 4,4%. Il capo economista Pierre-Olivier Gourinchas ha sottolineato che, rispetto agli anni Settanta, l’economia globale è oggi molto meno dipendente dal petrolio per unità di PIL, il che attenua — senza eliminare — la portata dello shock. Goldman Sachs, nella sua analisi “Iran Conflict: How Long and How Bad?”, rileva che i mercati stanno prezzando uno shock inflazionistico ma non ancora uno shock di crescita, e che questa potrebbe essere la prossima sorpresa.

La componente strutturale è però reale. Il World Economic Forum parla esplicitamente di “aggiustamento strutturale” che richiederà anni, e avverte che ogni settimana aggiuntiva di disruption rende la ripresa più costosa e difficile. Due filoni di riallocazione sono già in corso: da un lato i produttori americani di LNG stanno accelerando investimenti e capacità, diventando i sostituti naturali del gas qatariano; dall’altro Europa e Asia stanno valutando con urgenza rinnovata la diversificazione energetica, esattamente come avvenne dopo la crisi del gas russo del 2022.

La Commissione europea ha definito la crisi “un promemoria inequivocabile” delle vulnerabilità create dalla dipendenza da regioni instabili, tornando a spingere su nucleare e rinnovabili come fonti di sicurezza energetica strutturale.

La storia insegna che le crisi energetiche lasciano tracce lunghe. La Rivoluzione iraniana del 1979 trasformò in modo permanente la politica energetica del Giappone. Questa crisi potrebbe fare lo stesso per la diversificazione delle forniture globali di LNG e fertilizzanti. Il prezzo da pagare, nel frattempo, lo stiamo già calcolando.

Foto di mostafa meraji

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

La settimana economica (dal 13 al 18 aprile 2026): la battaglia di Siena, trimestriali USA in gran forma, Hormuz riapre, addio a Mark Mobius

Pubblicità