Il 95% delle grandi organizzazioni mondiali ha già una strategia sull’intelligenza artificiale, ma solo l’8% ha raggiunto un ritorno sull’investimento misurabile. È questo il dato più eloquente che emerge dal primo Global AI Pulse, il nuovo rapporto trimestrale pubblicato da KPMG International pochi giorni fa, basato su un’indagine condotta tra febbraio e marzo di quest’anno su 2.110 dirigenti senior in 20 paesi, otto settori e tre macro-aree geografiche — Americhe, EMEA e Asia-Pacifico.
Il messaggio di fondo è netto: le imprese stanno investendo nell’IA a ritmo sostenuto, ma la capacità di trasformare quell’investimento in valore concreto e misurabile rimane appannaggio di una minoranza ristretta. Il budget medio pianificato per i prossimi dodici mesi si attesta a 186 milioni di dollari per organizzazione — con l’Asia-Pacifico che guida con 245 milioni, seguita dalle Americhe a 178 milioni e dall’area EMEA a 157 milioni. I numeri sono imponenti, eppure non bastano a colmare il divario tra ambizione e risultati.
Il rapporto fotografa con precisione il punto in cui si trovano oggi la maggior parte delle organizzazioni. Il 54% è ancora nelle fasi iniziali — ricerca, sperimentazione o pianificazione strategica. Il 39% ha avviato processi di scaling o adozione diffusa. Solo l’8%, come già detto, ha raggiunto un ritorno tangibile. La progressione lungo la curva di maturità non garantisce automaticamente performance: la mera adozione dell’IA non si traduce in valore se mancano le strutture operative per sostenerla.
KPMG identifica un gruppo — circa l’11% del campione — che si distingue non per la quantità di IA dispiegata, ma per il modo in cui è integrata nell’organizzazione. Questi “AI leader” non si limitano ad applicare strumenti di intelligenza artificiale a processi esistenti: ridisegnano i modelli operativi attorno all’IA, incorporano la governance come elemento strutturale e non come controllo a posteriori, e distribuiscono le competenze sull’intera forza lavoro invece di concentrarle in team specializzati. Il risultato è che riescono a orchestrare l’IA come sistema coordinato a livello d’impresa, anziché gestirla come una serie di casi d’uso isolati.
Il vero ostacolo, secondo il rapporto, non è la tecnologia. I principali freni individuati dai rispondenti sono la privacy e la sicurezza informatica (42%), la qualità dei dati interni (34%), l’incertezza regolatoria (31%) e la mancanza di processi di gestione del rischio (24%). Queste non sono difficoltà tecniche in senso stretto: riflettono la difficoltà di allineare dati, processi decisionali, responsabilità e cultura organizzativa in modo coerente su scala. Senza questa coerenza, ogni aumento di investimento genera semplicemente più attività, non più impatto.
Il divario si manifesta anche nella diffidenza verso la propria forza lavoro: solo il 22% delle organizzazioni si dichiara molto fiducioso nella capacità del proprio personale di operare in un ambiente abilitato dall’IA. Eppure, le organizzazioni che già mostrano alta fiducia nel proprio capitale umano riportano risultati di business quattro volte superiori rispetto a quelle che ne hanno poca.
Sul fronte geografico, le Americhe guidano in termini di adozione su scala enterprise — il 35% delle organizzazioni intervistate dichiara di aver scalato l’IA all’intera organizzazione, contro il 22% in EMEA e il 23% in Asia-Pacifico. Tuttavia, l’EMEA sconta anche la complessità regolatoria maggiore, che rallenta l’esecuzione, mentre l’Asia-Pacifico mostra segnali più avanzati di “orchestrazione” — cioè della capacità di coordinare sistemi di agenti autonomi tra più funzioni.
Il rapporto si chiude con uno sguardo prospettico che accentua l’urgenza. L’80% degli executive si aspetta sistemi di IA capaci di ragionamento a livello umano entro cinque anni. Questa prospettiva spinge le organizzazioni a rivedere già oggi i propri piani a tre-cinque anni. La posta in gioco è alta: chi non costruisce ora le fondamenta strutturali — governance, dati, competenze, modelli operativi — rischia che l’accelerazione tecnologica aumenti la complessità più velocemente di quanto crei valore.
Foto di kazuharu kondo





