C’è un acronimo al centro del dibattito economico in Europa: è l’ETS2, la nuova versione del meccanismo che da vent’anni mette un prezzo alle emissioni di carbonio in Europa, e che con il suo possibile rinvio rischia di complicare i calcoli della Banca Centrale Europea (BCE) su inflazione e tassi di interesse.
Facciamo un passo indietro. Cos’è e come funziona il sistema ETS?
L’Emissions Trading System (ETS) è il principale strumento europeo per ridurre le emissioni di gas serra attraverso la logica del mercato. Il meccanismo opera dal 2005 e copre principalmente le emissioni della generazione elettrica, dell’industria pesante, dell’aviazione e, più recentemente, del trasporto marittimo internazionale.
Il principio è semplice: viene fissato un tetto alle emissioni totali consentite, che si riduce progressivamente nel tempo. Le aziende devono acquistare quote per ogni tonnellata di CO2 che emettono, e possono scambiarle tra loro. Chi riduce le emissioni può vendere le quote in eccesso, chi fatica a decarbonizzare deve comprarle.
Un sistema che funziona ma che va aggiornato, ecco il progetto ETS2.
Nella sua prima versione, l’ETS ha dimostrato una certa efficacia ma copre solo una parte delle emissioni europee. Restano fuori settori responsabili di circa un terzo delle emissioni dell’Unione: il riscaldamento degli edifici e il trasporto stradale. È qui che entra in gioco l’ETS2.
A differenza del sistema originale, l’ETS2 non regolamenta direttamente i consumatori finali, ma agisce a monte della catena: sono i fornitori di combustibili, anziché i consumatori finali come le famiglie o gli automobilisti, a dover monitorare e rendicontare le proprie emissioni.
Il funzionamento segue la stessa logica dell’ETS1, ma con alcune specificità. Il limite iniziale per il 2027 sarà basato sui dati di emissione del 2024 e sarà ridotto annualmente con un fattore di riduzione lineare del 5,10%. Dal 2028, questo fattore aumenterà al 5,38%, garantendo un progressivo inasprimento del tetto.
Perché si parla di rinvio
Le pressioni politiche per posticipare l’avvio dell’ETS2 sono cresciute negli ultimi mesi. Alcuni stakeholder sostengono che il Fondo Sociale per il Clima, istituito per supportare le famiglie vulnerabili colpite dal nuovo sistema, non sarà sufficiente, e chiedono che l’ETS2 venga ritardato o modificato. Le preoccupazioni riguardano principalmente l’impatto sui costi energetici per le famiglie in un contesto economico già fragile. Sotto la pressione degli Stati membri preoccupati per l’inflazione e l’accessibilità energetica, l’UE ha concordato di ritardare l’ETS2 fino al 2028.
Questo slittamento di un anno può sembrare modesto, ma ha conseguenze significative sui mercati del carbonio e, più inaspettatamente, sull’andamento dei prezzi al consumo.
Il legame tra ETS2 e inflazione è diretto. La Banca Centrale Europea prevede che l’ETS2 aumenterà i costi di riscaldamento e trasporto, mentre l’inflazione nell’area euro potrebbe aumentare fino a 0,4 punti percentuali nel 2027, poiché i prezzi al consumo per i beni che dipendono da trasporto e riscaldamento saranno influenzati. Le proiezioni della BCE sono costruite su questo presupposto: l’inflazione è prevista scendere all’1,9% nel 2026 per poi risalire al 2,0% nel 2027, con quest’ultimo dato che include un impatto temporaneo al rialzo dall’inflazione energetica dovuto alle misure fiscali legate alla transizione climatica, in particolare l’introduzione dell’ETS2.
Ma cosa succede se l’ETS2 viene rinviato? Secondo un membro del Consiglio direttivo della BCE, un ritardo dell’ETS2 avrebbe un impatto al ribasso “piuttosto considerevole” sull’inflazione nei prossimi due anni. Le proiezioni più recenti confermano questa preoccupazione: l’inflazione è prevista scendere nel corso del 2025 e raggiungere un minimo dell’1,4% nel primo trimestre del 2026, prima di tornare al 2,0% nel 2027. Proprio il ritorno al target nel 2027 dipende in larga parte dall’effetto dell’ETS2.
Secondo quanto riportato da Reuters, la BCE prevede che l’inflazione torni al target del 2% in modo sostenibile solo nel 2026. Ma analisti di Bloomberg Economics ritengono che il rinvio dell’ETS2 potrebbe significare inflazione sotto il 2% anche nel 2027, prolungando la fase di sottodimensionamento rispetto all’obiettivo.
Le implicazioni per la politica monetaria
Questa situazione crea un dilemma per la BCE. Un’inflazione persistentemente sotto il 2% rischia di disancorare le aspettative di inflazione, rendendo più difficile per la banca centrale raggiungere il proprio obiettivo in futuro.
La variabile ETS2 aggiunge complessità alle decisioni sui tassi di interesse. Se l’inflazione rimanesse stabilmente sotto il target anche nel 2027, la BCE potrebbe essere spinta a considerare ulteriori tagli dei tassi per stimolare l’economia e riportare l’inflazione verso l’obiettivo. Alcuni analisti prevedono che la BCE mantenga i tassi al 2% fino al 2027, ma lo scenario potrebbe cambiare se il rinvio dell’ETS2 diventa definitivo.
In conclusione è quantomeno curioso osservare gli scenari opposti che si stanno sviluppando tra le due sponde dell’Atlantico. Mentre negli Stati Uniti la Federal Reserve continua a confrontarsi con un’inflazione che fatica a scendere stabilmente verso il 2%, mantenendosi intorno al 3%, nell’area euro emerge il problema opposto: un’inflazione che rischia di stabilizzarsi troppo al di sotto del target. Le ragioni sono diverse – prezzi energetici più bassi, un euro più forte, una domanda interna debole – ma il rinvio dell’ETS2 potrebbe aggravare questa dinamica.
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