A novembre il settore privato registra segnali di stabilizzazione, anche se il settore manifatturiero continua a mostra segnali di debolezza. Questo il messaggio principale che arriva dalla lettura flash dei sondaggi PMI di novembre 2025. Andiamo come al solito a vedere le principali aree economiche.
Australia. 14° mese in zona espansione per il settore privato australiano. Il PMI composite di novembre sale di cinque decimi rispetto al mese precedente grazie ad un rafforzamento del settore servizi ed al ritorno in zona espansione della manifattura (ordini tornano a crescere per la prima volta da agosto). Sul fronte dei prezzi il sondaggio registra una sensibile crescita di quelli relativi ai costi di produzione, mentre i prezzi di vendita salgono solo marginalmente.
Giappone. Il settore privato giapponese si conferma in zona espansione anche nel mese di novembre, con il PMI composite che tocca il massimo da agosto. Anche in questo caso sono i servizi a registrare i numeri più interessanti, mentre la manifattura rimane ancora in zona contrazione, seppur con numeri meno preoccupanti; pesa la debolezza della domanda estera (peggior dato a tre mesi). Sul fronte dei prezzi i segnali sono ancora inflattivi: i prezzi degli input toccano i massimi da maggio scorso, i prezzi di vendita continuano a salire a ritmo robusto.
India. Terzo mese di calo consecutivo per il PMI composite indiano. A novembre l’indicatore scende a 59,9 punti, minimo da maggio ma ancora ben al di sopra della media storica del sondaggio. Sul dato pesa, oltre alla debolezza della domanda estera, il rallentamento della produzione dovuto a eventi climatici estremi. Cala il numero di nuove attività, mentre l’occupazione continua a crescere seppur a ritmo più moderato. Sul fronte dei prezzi, infine, continua la fase disinflattiva lato produzione, mentre rimane debole la spinta al rialzo sui prezzi di vendita.
Eurozona. I servizi continuano a tenere a galla il settore privato dell’Eurozona. A novembre il PMI composite si conferma sopra quota 50, scendendo solo di un decimo dal massimo a oltre due anni toccato in ottobre. Il settore servizi registra il miglior risultato da 18 mesi a questa parte, mentre la manifattura rimane sul filo del rasoio, tre decimi sotto quota 50 punti. A mancare sono gli ordini dall’estero, mentre sul fronte occupazione la situazione rimane stabile. Per quel che riguarda i prezzi, il sondaggio conferma la fase disinflattiva per quelli di vendita; pressioni in aumento, invece, sui prezzi degli input. A livello nazionale si registra il peggioramento, di nuovo, delle manifatture di Germania e Francia.
Gran Bretagna. C’è un’economia nella quale il settore servizi mostra segni di rallentamento, ed è la Gran Bretagna. Il sondaggio PMI composite di novembre scende di quasi due punti e si ferma appena due decimi sopra la soglia dei 50. Un brusco rallentamento che coincide con la frenata del settore servizi che il ritorno in zona espansione della manifattura non riesce a controbilanciare. In calo le nuove attività, mentre rimane in sofferenza la domanda estera. Sul fronte dei prezzi la situazione resta moderatamente inflazionistica: salari e costo delle materie prime pesano sulla produzione, mentre i prezzi di vendita crescono a ritmo più moderato.
Giappone, inflazione sale anche a ottobre 2025.
Nel mese di ottobre l’inflazione in Giappone è salita a 3% su base annua, segnando il secondo mese di accelerazione consecutivo ed il massimo da luglio scorso. La componente core sale al 3%, in linea con le attese, mentre al netto di alimentari ed energia la crescita dei prezzi tocca il 3,1% su base annua. La situazione giapponese rimane complessa. Da un lato il deprezzamento dello yen aumenta le pressioni sui prezzi, dall’altro i piani del nuovo governo ritardano le mosse della BoJ e prevedono un pacchetto di stimoli fiscali per la domanda interna.
Giappone, bilancia commerciale riduce il deficit a ottobre 2025.
Il Giappone ha ridotto sensibilmente il suo deficit commerciale a ottobre 2025, grazie a esportazioni in crescita sostenute da un yen più debole, che ha attenuato l’impatto dei dazi statunitensi. Le vendite all’estero sono aumentate più del previsto, mentre le importazioni, anch’esse in rialzo, hanno raggiunto il livello più alto da nove mesi, spinte da acquisti anticipati di energia e materie prime in vista dell’inverno. Nel complesso, il quadro mostra un commercio più vivace delle attese.
Regno Unito, a sorpresa vendite al dettaglio in calo a ottobre 2025.
Nel Regno Unito le vendite al dettaglio sono calate dell’1,1% in ottobre 2025, sorprendendo al ribasso dopo il buon risultato di settembre. La flessione è stata trainata soprattutto dai supermercati e dall’abbigliamento, con molti consumatori che hanno rimandato gli acquisti in attesa degli sconti del Black Friday. Anche il commercio online ha registrato un indebolimento, complice la minore domanda di moda. Nonostante ottobre debole, il trimestre mostra ancora una crescita moderata, mentre su base annua l’aumento resta minimo.
Nel frattempo, la fiducia dei consumatori è scesa a -19 in novembre 2025, segnalando un clima più cupo mentre le famiglie attendono la manovra fiscale di Rachel Reeves. Tutti i componenti dell’indice peggiorano. Le aspettative su finanze personali ed economia arretrano ulteriormente, e anche la propensione agli acquisti importanti diminuisce, riflettendo un crescente atteggiamento di prudenza.
Eurozona, pressioni da contrattazione salariali in netto calo nel terzo trimestre 2025.
Nel terzo trimestre 2025 l’incremento salariale derivante dalla contrattazione si è ridotto sensibilmente rispetto al periodo precedente. La variazione scende infatti all’1,87%, minimo da fine 2021. Il dato conferma il rallentamento della pressione dei salari sui prezzi al consumo e rende più solida la stima di un’inflazione sotto il target del 2% nel prossimo anno.
Stati Uniti, fiducia consumatori Michigan.
Leggera revisione al rialzo per l’indice di fiducia dei consumatori statunitensi elaborato dall’università del Michigan. L’indicatore si ferma a 51 punti, secondo peggior risultato di sempre. Le condizioni correnti sono crollate a un minimo record, segnalando forte deterioramento di finanze personali e possibilità di acquisti. Le aspettative migliorano appena, mentre i detentori di maggiori portafogli azionari hanno perso fiducia a fine mese, complice il calo dei mercati. Le attese d’inflazione a un anno scendono lievemente, e quelle di lungo periodo si attenuano più marcatamente.
Foto di Manuel Sechi






