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Eurozona, inflazione rallenta oltre le attese a giugno 2026

A conferma di quanto anticipato dai dati di Francia, Germania e Italia, l’inflazione nell’Eurozona rallenta a giugno 2026 sul calo dei prezzi dell’energia e allontana ulteriori interventi della BCE.

L’inflazione dell’Eurozona ha rallentato al 2,8% su base annua a giugno 2026, dal 3,2% di maggio, sorprendendo positivamente il mercato che attendeva un dato al 3,0%. Si tratta del livello più basso da febbraio, pur restando superiore all’obiettivo del 2% della BCE. Il calo è stato favorito soprattutto dal rallentamento dei prezzi dell’energia, mentre si è attenuata anche la crescita dei costi nei servizi e nei beni alimentari. L’inflazione core, che esclude energia e alimentari, è scesa al 2,4%, segnalando un progressivo raffreddamento delle pressioni di fondo. Tra le principali economie, come visto ieri, l’inflazione è diminuita in Germania, Francia e Italia, mentre è rimasta stabile in Spagna. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,1%, registrando la prima flessione degli ultimi cinque mesi.

Si tratta di numeri che tolgono dal tavolo un rialzo dei tassi da parte della BCE nel mese di luglio, mantenendo però possibile un nuovo intervento dopo l’estate; dipenderà dal proseguimento o meno del trend sull’inflazione core.

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Stati Uniti, calano gli annunci di tagli occupazionali

Le aziende statunitensi hanno annunciato 45.849 tagli di posti di lavoro a giugno 2026, il livello più basso da dicembre 2025, in calo del 53% rispetto a maggio e del 4% su base annua. I licenziamenti si concentrano soprattutto nel settore tecnologico, seguito da servizi, industria alimentare e sanità. Secondo Challenger, Gray & Christmas, il rallentamento riflette la stagionalità estiva, ma l’intelligenza artificiale continua a ridefinire le strategie occupazionali delle imprese. Da inizio anno i tagli sono scesi del 40%, mentre i piani di assunzione sono aumentati del 10%, raggiungendo oltre 91.000 nuove posizioni previste.

Stati Uniti, ISM manifattura scende oltre le attese a giugno 2026.

L’indice ISM manifatturiero degli Stati Uniti è sceso a 53,3 punti a giugno 2026 dai 54,0 di maggio (massimo a 4 anni), risultando leggermente inferiore alle attese del mercato. Il dato segnala un rallentamento dell’attività industriale, con una crescita meno sostenuta sia della produzione sia dei nuovi ordini. Il mercato del lavoro manifatturiero resta in territorio di contrazione, anche se il ritmo delle perdite occupazionali si è attenuato. Sul fronte dei prezzi, l’indice è diminuito sensibilmente, indicando un allentamento delle pressioni sui costi, che rimangono comunque elevate. Le imprese continuano a segnalare preoccupazioni per un’inflazione ancora persistente, alimentata anche dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Tra i principali fattori di rischio emergono inoltre la possibilità di tassi d’interesse più elevati e l’incertezza sulle politiche commerciali, in particolare sui dazi e sugli scambi internazionali.

Foto di NoName_13

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