Per il premier inglese Starmer sembra non esserci nemmeno il tempo di “festeggiare” i buoni risultati del summit con il presidente statunitense Trump conclusosi ieri. Gli ultimi dati pubblicati dall’Office for National Statistics rispediscono il Regno Unito a fare nuovamente i conti con una finanza pubblica che si conferma in forte deterioramento.
Prima di tutto i numeri. Ad agosto 2025, il deficit del settore pubblico del Regno Unito ha toccato i 18 miliardi di sterline, ben oltre le previsioni dell’Office for Budget Responsibility (12,8 miliardi) e il livello più alto per il mese negli ultimi cinque anni. Dopo soli cinque mesi dell’anno fiscale, il deficit è già a quota 83,8 miliardi: 11,4 miliardi sopra le stime ufficiali e il secondo dato più alto di sempre per il periodo aprile-agosto, dopo il 2020.
Una fotografia dei conti pubblici che rischia di impallinare la ministra delle finanze Rachel Reeves che vede ridursi drammaticamente i margini di manovra. L’avanzo fiscale accumulato, stimato in appena 9,9 miliardi, rischia di evaporare di fronte a una dinamica che combina spesa crescente e entrate sotto le attese. I pagamenti per interessi sul debito sono saliti a 8,4 miliardi solo in agosto, quasi 2 miliardi in più rispetto al 2024, mentre da aprile hanno già toccato i 49,9 miliardi, una cifra vicina all’intero budget della difesa.
Le cause del peggioramento sono chiare: inflazione persistente, aumento dei costi di welfare e servizi pubblici, e un gettito fiscale inferiore di 6,1 miliardi rispetto alle stime. A complicare il quadro, le revisioni sui mesi precedenti hanno aggiunto altri 5,9 miliardi al deficit.
I mercati hanno reagito con nervosismo: i rendimenti dei gilt decennali sono saliti al 4,70% e quelli trentennali al 5,54%, mentre la sterlina è scesa fino a 1,3483 dollari, minimo da inizio settembre. Segnali inequivocabili di una fiducia in calo nei confronti della politica fiscale del governo.
La data da segnare con il cerchietto rosso è il 26 novembre. Entro quel mercoledì Reeves è chiamata a un compito quasi impossibile: trovare le risorse per colmare un buco che Bloomberg Economics stima in 35 miliardi di sterline. L’arma più probabile sarà un nuovo giro di aumenti fiscali, che però rischiano di frenare ulteriormente la crescita in un’economia già non brillante di suo.
Sullo sfondo resta il peso crescente del debito pubblico netto che si attesta al 96,4% del PIL, livelli che riportano indietro agli anni Sessanta. Un fardello che non solo limita le scelte del governo, ma alimenta la narrativa di un Paese intrappolato tra austerità, pressioni sociali e la necessità di riconquistare la fiducia dei mercati; con le conseguenze politiche che possiamo ben immaginare.
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