Una settimana che ha segnato potenzialmente una svolta nelle relazioni economiche globali. L’incontro Trump-Xi in Corea del Sud ha dato speranze di disgelo commerciale tra USA e Cina, mentre in Europa e Italia i dati confermano una crescita asfittica. Facciamo il punto su cosa è successo in questa settimana cruciale di fine ottobre.
ITALIA: PIL Fermo e Inflazione in Calo
Giovedì 30 ottobre l’Istat ha certificato quello che molti temevano: il PIL italiano nel terzo trimestre 2025 è rimasto completamente fermo, con una variazione dello 0% rispetto al trimestre precedente. In termini tendenziali si registra solo un +0,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.
La crescita acquisita per il 2025 si conferma al +0,5%, un dato modesto che però evita la recessione tecnica (che ci sarebbe stata con due trimestri consecutivi negativi). Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha commentato che il dato “era largamente atteso” e “non cambia le nostre stime”, sottolineando la resilienza dell’economia italiana di fronte agli shock esterni come i dazi.
Ma cosa ha frenato la crescita? L’Istat spiega che dal lato della domanda il contributo della componente nazionale (consumi e investimenti interni) è stato negativo, mentre solo l’export ha dato un contributo positivo. In pratica: gli italiani non spendono, le aziende non investono, solo le esportazioni reggono l’economia.
E infatti i consumi sono in caduta libera. L’Osservatorio Findomestic rivela che le intenzioni d’acquisto di ottobre sono crollate del 26%. Gli italiani non comprano: auto (-5,4%), elettrodomestici (-8%), telefoni (-9,6%), mobili (-4,4%). Solo i viaggi resistono al 49%, ma anch’essi in calo.
La buona notizia? L’inflazione scende all’1,2% su base annua (da +1,6% di settembre), con un calo mensile del -0,3%. Merito soprattutto del crollo dei prezzi degli energetici regolamentati (da +13,9% a -0,8%) e degli alimentari non lavorati (da +4,8% a +1,9%). Anche il “carrello della spesa” decelera dal +3,1% al +2,3%.
EUROPA: BCE in Pausa, Inflazione Sotto Controllo
Giovedì 30 ottobre la BCE ha mantenuto i tassi fermi, come previsto: tasso sui depositi al 2%, operazioni di rifinanziamento principali al 2,15%, operazioni marginali al 2,40%. Christine Lagarde ha parlato di “pausa” e “piena flessibilità” per le prossime riunioni, senza vincolarsi a percorsi prestabiliti.
Il motivo della cautela? Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e UE creano “un’incertezza eccezionale”, ha spiegato Lagarde. La BCE preferisce osservare prima di muoversi ulteriormente.
Sul fronte inflazione, finalmente buone notizie. Giovedì 31 ottobre Eurostat ha pubblicato i dati preliminari di ottobre: l’inflazione nell’Eurozona scende al 2,1% dal 2,2% di settembre, avvicinandosi al target del 2%. L’inflazione core (che esclude cibo ed energia) rimane però al 2,4%, leggermente sopra le attese.
A trainare la discesa dell’inflazione è il calo dei prezzi di energia (-1%) e alimentari (+2,5% dal +3% di settembre). Ma i servizi accelerano al +3,4% dal +3,2%, un dato che tiene alta l’attenzione della BCE.
Per la crescita, le previsioni BCE vedono lo 0,9% nel 2025, l’1,1% nel 2026 e l’1,3% nel 2027. Europa che cresce piano, troppo piano. Il PIL dell’Eurozona nel terzo trimestre è salito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, leggermente meglio delle attese ma nulla di cui entusiasmarsi.
STATI UNITI: Fed Taglia con Divisioni Interne
Mercoledì 29 ottobre la Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 punti base al range 3,75%-4%, ma per la prima volta con voti contrari significativi. Stephen Miran (consigliere economico di Trump) voleva un taglio di 50 punti base, mentre Jeffrey Schmidt della Fed di Kansas City preferiva mantenere i tassi fermi.
La vera notizia però l’ha data Jerome Powell in conferenza stampa: l’inflazione è salita al 2,8%, principalmente a causa dei rincari sui beni manifatturieri colpiti dai dazi. Powell ha anche lasciato intendere che a dicembre potrebbe esserci una pausa, visto che i tassi si trovano già nella fascia “neutrale” tra 3% e 4%.
La Fed ha anche annunciato lo stop al Quantitative Tightening a dicembre, ponendo fine al programma di riduzione del bilancio. Un segnale dovish, ma le parole hawkish di Powell hanno dominato i mercati.
RESTO DEL MONDO: Lo Storico Incontro Trump-Xi
Il momento clou della settimana si è verificato giovedì 30 ottobre a Busan, in Corea del Sud, dove Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati per la prima volta dal 2019, a margine del vertice APEC. Un faccia a faccia durato quasi due ore che potrebbe cambiare gli equilibri economici globali.
Trump ha definito l’incontro “un grande successo, da 12 su una scala da 1 a 10”. Gli accordi raggiunti:
- Terre rare: accordo annuale (rinnovabile) che risolve tutte le questioni. La Cina non amplierà ulteriormente i controlli sulle esportazioni di questi materiali strategici.
- Dazi: Trump ha annunciato la riduzione dei dazi sui prodotti cinesi dal 57% al 47%. Un primo passo verso la de-escalation.
- Fentanyl: accordo sui controlli per combattere il traffico di oppioidi. Il direttore dell’FBI Kash Patel andrà a Pechino per definire i dettagli.
- Soia: intesa preliminare sulle forniture agricole.
- Visita: Trump ha annunciato che ad aprile 2025 effettuerà una visita ufficiale in Cina.
Xi Jinping ha confermato che “è stata raggiunta un’intesa per risolvere varie questioni” e ha invitato a “finalizzarla il più presto possibile”. I due leader hanno anche discusso di collaborazione sulla guerra in Ucraina.
Non c’è stata dichiarazione congiunta, ma le strette di mano e i sorrisi a favore di telecamera hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati globali.
Giappone: Il Nikkei ha toccato nuovi massimi storici mercoledì 28 ottobre, superando quota 51.000 punti (+2,08%), sostenuto dal rally tecnologico e dall’accordo con gli USA che ha ridotto i dazi dal 25% al 15% in cambio di investimenti giapponesi da 550 miliardi di dollari nell’economia americana.
Corea del Sud: Accordo commerciale con gli USA formalizzato durante la visita di Trump: dazi su acciaio e auto ridotti dal 25% al 15%, in cambio di investimenti sudcoreani da 350 miliardi di dollari (in rate annuali da 20 miliardi).
Cosa guardare settimana prossima?
Tanti dati interessanti in arrivo anche la prossima settimana sul fronte macroeconomico, anche se la persistenza dello shutsdown rischia di far saltare il dato più atteso, vale a dire quello relativo all’andamento del mercato del lavoro statunitense. Qualche informazione arriverà dal report ADP e dalla situazione del settore servizi con il sondaggio ISM.
Nell’area Euro occhi puntati sull’andamento delle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale a settembre 2025.






