Al forum annuale della Banca centrale europea a Sintra, in Portogallo, Christine Lagarde e Kevin Warsh hanno offerto una lettura convergente sul quadro macroeconomico, pur restando entrambi cauti sui tassi. Con loro, sullo stesso palco, anche il governatore della Bank of England Andrew Bailey e il governatore della Bank of Canada Tiff Macklem.
La presidente della BCE ha dichiarato che i rischi al rialzo sull’inflazione e quelli al ribasso sulla crescita sono ora “probabilmente più bilanciati” rispetto a poche settimane fa. La dichiarazione arriva a tre settimane dalla decisione della BCE – prima tra le grandi banche centrali – di alzare i tassi in risposta allo shock inflazionistico legato alla guerra in Iran. Da allora l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran ha fatto scendere il prezzo del petrolio, alleggerendo la principale spinta sui prezzi, mentre i dati sull’inflazione dell’area euro diffusi mercoledì hanno sorpreso al ribasso. Lagarde ha comunque ribadito l’impegno della banca a non lasciare che l’inflazione torni a salire, presentandolo come un obiettivo ormai in gran parte raggiunto grazie alle misure adottate.
Per il neopresidente della Fed Kevin Warsh, al suo primo grande appuntamento internazionale dall’insediamento di maggio, i rischi sull’inflazione si sono ridotti nelle ultime quattro settimane, pur restando i prezzi “troppo alti”. Warsh non ha fornito indicazioni sui tassi, descrivendo invece un mercato del lavoro solido sia sul lato della domanda sia su quello dell’offerta. Sul bilancio della Fed – oggi attorno ai 6.700 miliardi di dollari – ha ribadito l’intenzione di ridurlo, senza fissarne le dimensioni, assicurando che eventuali modifiche richiederanno più di 18 settimane di valutazione.
Il tono più disteso di Warsh arriva comunque dopo il primo FOMC guidato da lui, che a giugno ha mantenuto i tassi fermi al 3,50%-3,75% pur segnalando internamente uno spostamento verso l’alto: le proiezioni dei membri del comitato indicano ora una mediana del 3,8% per fine anno, in aumento dal 3,4% di marzo, con nove partecipanti su diciotto che vedono almeno un rialzo nei prossimi mesi. Anche i mercati sembrano leggere le sue parole in questa chiave: nonostante l’apertura sui rischi di inflazione, i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 2 anni sono scesi di appena 3 punti base, al 4,14%, dopo l’incontro, e il mercato continua a scontare per intero un rialzo dei tassi a ottobre – segno che gli investitori non interpretano la cautela di Warsh come un’apertura a futuri tagli.
Sul fronte britannico, Andrew Bailey ha collegato la decisione di tenere i tassi fermi al 3,75% il mese scorso a un’economia in indebolimento, escludendo però un taglio imminente. Il governatore della Bank of England ha inoltre segnalato un aumento della leva finanziaria nei mercati obbligazionari governativi, nei fondi speculativi e nel credito privato, indicandoli come fattori da monitorare per la stabilità finanziaria. Tiff Macklem, alla guida della Bank of Canada, ha invece definito “comodo” il livello attuale dei tassi, al 2,25%, in un’economia che giudica ancora debole.
Foto: Sérgio Garcia/Your Image for ECB. Copyright: European Central Bank 2026





