La BCE ha pubblicato oggi i risultati della trentanovesima edizione del sondaggio SAFE (Survey on the Access to Finance of Enterprises), condotto tra il 21 maggio e il 26 giugno su un campione di 5.087 imprese dell’area euro, il 92% delle quali con meno di 250 dipendenti.
Il dato più rilevante riguarda l’irrigidimento delle condizioni di finanziamento bancario: il saldo netto delle imprese che segnalano un aumento dei tassi sui prestiti è salito al 42%, contro il 26% del trimestre precedente. In calo, invece, l’incremento di altri costi di finanziamento — commissioni e garanzie — sceso rispettivamente al 31% e al 10%. Il fabbisogno di credito è cresciuto leggermente (saldo netto al 2%), mentre la disponibilità di prestiti resta stabile a livello aggregato, ma con una divaricazione netta tra grandi imprese, in miglioramento, e piccole e medie imprese, in peggioramento: il relativo financing gap sale così al 3%, dal 2% del trimestre precedente.
Sul fronte delle aspettative, le imprese prevedono un rallentamento della crescita di prezzi di vendita (3,2%, dal 3,5%), costi degli input non salariali (5,2%, dal 5,8%) e salari (2,5%, dal 2,8%) nei prossimi dodici mesi. Le attese di inflazione restano invece sostanzialmente stabili: 3,0% a uno e tre anni, 3,1% a cinque anni.
Questi elementi confluiranno nella discussione del Consiglio direttivo del 23 luglio, ultima riunione della BCE prima della pausa estiva. I mercati continuano a scontare una conferma dei tassi giovedì prossimo, con il tasso sui depositi fermo al 2,25%, rimandando a settembre — con una probabilità stimata intorno all’85% — l’eventuale nuovo rialzo.



