La settimana economica dal 20 al 24 luglio 2026 ripropone temi che ci stanno accompagnando, non senza logoramento, da inizio anno. Le tensioni geopolitiche tornano protagoniste, con il rischio di escalation del conflitto in Medio Oriente e la minaccia che va oltre Hormuz e arriva sullo Stretto di Bab el-Mandeb (la via per Suez). Nel frattempo, con l’inflazione che potrebbe tornare a scaldarsi, la BCE lascia i tassi invariati e Lagarde spazza via i rumors su dimissioni anticipate. Negli Stati Uniti Trump rilancia sui dazi, minacciandone di ulteriori sull’Unione Europea dopo la multa comminata a Google. I mercati finanziari, intanto, rimuginano attorno al concetto di Capex, con le prime trimestrali delle Mag7 che non sciolgono i dubbi: ok gli investimenti, ma quando arrivano i profitti?
Italia, monito Confindustria su crisi del Golfo
Sul fronte industriale la settimana si chiude con una nota poco rassicurante del Centro Studi Confindustria: la Congiuntura Flash segnala che il rincaro di petrolio e gas, tornato a correre per l’escalation nel Golfo, sta frenando investimenti, consumi ed export nel terzo trimestre. Le imprese aumentano il ricorso al credito, ma soprattutto per pagare le bollette energetiche, non per finanziare nuovi investimenti.
Sul fronte bancario, Andrea Orcel ha chiuso in modo netto le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi su un possibile interesse di UniCredit per la quota di Delfin in Monte dei Paschi di Siena. In un’intervista a CNBC, l’amministratore delegato ha smentito qualsiasi trattativa in corso, ribadendo un secco “no, no, assolutamente no”. Anche sulla quota in Generali, ha spiegato Orcel, la banca resta per ora un investitore finanziario in attesa di capire come evolverà lo scenario. Il tutto arriva a corredo di un semestre da record per Piazza Gae Aulenti, con la guidance sull’utile netto 2026 alzata a oltre 11 miliardi di euro.
Europa, Lagarde resta e Google multata
La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di riferimento, con il tasso sui depositi fermo al 2,25%, aprendo la porta a un possibile rialzo a settembre se lo shock energetico dovesse continuare a farsi sentire sull’inflazione. La vera notizia della conferenza stampa di giovedì, però, ha riguardato la presidente Christine Lagarde in persona: dopo settimane di voci su una possibile uscita anticipata dall’Eurotower, alimentate da una sua intervista di inizio luglio, Lagarde ha chiuso la questione senza mezzi termini, assicurando che resterà alla guida della Bce fino alla scadenza naturale del mandato, nell’ottobre 2027.
Sul fronte della concorrenza digitale, la Commissione europea ha inflitto a Google due sanzioni per un totale di 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act: 460 milioni per il trattamento preferenziale riservato ai propri servizi nei risultati di ricerca (il cosiddetto self-preferencing), 430 milioni per le restrizioni imposte agli sviluppatori sul Play Store. La reazione di Washington non si è fatta attendere: Donald Trump ha definito la sanzione una “condotta illegale e profondamente scorretta”, ha annunciato un’indagine sul commercio Ue e minacciato di imporre a Bruxelles “pesanti dazi doganali il prima possibile” se le sanzioni alle big tech americane non verranno revocate.
Regno Unito, Burnham leva l’iva
Il Regno Unito ha un nuovo primo ministro. Keir Starmer si è dimesso il 20 luglio, cedendo il passo ad Andy Burnham, che ha inaugurato il mandato con una prima misura concreta: l’abolizione dell’Iva al 5% sulle bollette elettriche domestiche a partire da ottobre, finanziata con la cancellazione del progetto di identità digitale ereditato dal governo Starmer. Tra le nomine, la sorpresa è stata John Healey, e non Shabana Mahmood come i mercati si attendevano, alla guida del Tesoro (come già ricostruito su Ekonomia.it il 21 luglio). Negli ultimi giorni il nuovo esecutivo ha dovuto affrontare anche il primo dossier di politica estera: dopo le minacce di Teheran contro la concessione di basi britanniche alle forze statunitensi impegnate nei raid sull’Iran, il governo Burnham ha assicurato che il Paese è pronto a difendersi.
Stati Uniti, rieccoli (i dazi), Mag7 trimestrali del capex
Da venerdì 24 luglio sono in vigore i nuovi dazi dell’amministrazione Trump: aliquote tra il 10% e il 12,5% su oltre 60 partner commerciali, tra cui Unione europea, Regno Unito, Giappone e Canada, giustificate da Washington con il mancato contrasto al lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento. Le nuove tariffe sostituiscono il regime temporaneo del 10% introdotto dopo la bocciatura dei dazi reciproci da parte della Corte Suprema.
Sul fronte societario, la settimana degli utili si è trasformata nel banco di prova per la sostenibilità della corsa agli investimenti sull’intelligenza artificiale, con una seduta, quella di giovedì 23, che ha bruciato quasi 800 miliardi di dollari di capitalizzazione tra i titoli tecnologici. Alphabet ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 119,8 miliardi di dollari, oltre le attese, e una crescita dell’82% del cloud, ma il titolo ha ceduto il 7,1% in Borsa — la seduta peggiore dai giorni dei dazi doganali — dopo che l’azienda ha alzato per la seconda volta nell’anno la previsione di spesa in conto capitale (capex) 2026, portandola a una forchetta tra 195 e 205 miliardi di dollari dai precedenti 180-190. La società ha inoltre registrato il primo flusso di cassa libero negativo della sua storia, pari a 5,9 miliardi di dollari.
Ancora più dura la reazione su Tesla, che ha perso il 14,5% — la seduta peggiore da marzo 2025 — dopo aver comunicato un balzo del 142% negli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, un margine operativo crollato all’1,4% dal 4,1% dell’anno precedente e un flusso di cassa libero tornato negativo per la prima volta in due anni.
Ha retto meglio, invece, Intel: i ricavi sono saliti del 25% a 16,1 miliardi di dollari, il miglior incremento in quindici anni, con un utile per azione rettificato di 0,42 dollari contro gli 0,21 attesi dagli analisti. Il dato ufficiale (GAAP) racconta un’altra storia — una perdita netta di 11 miliardi di dollari, dovuta a oltre 12 miliardi di oneri straordinari legati, tra l’altro, all’accordo Secure Enclave nell’ambito del CHIPS Act — ma il mercato ha guardato oltre, premiando il titolo con un rialzo a doppia cifra nell’after hours, sostenuto anche da una guidance sul terzo trimestre superiore alle attese. Anche STMicroelectronics ha superato le stime su ricavi e utili, ma è stata comunque punita in Borsa (-13,6%) per una guidance giudicata deludente.
Il filo conduttore della settimana, più che i singoli risultati, è stato il nodo capex: il mercato non si chiede più se la spesa in infrastrutture per l’intelligenza artificiale sia giustificata, ma quanto a lungo sia disposto a finanziarla senza vedere ritorni misurabili. Con Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta che insieme stimano di investire oltre 725 miliardi di dollari nel 2026, e con Meta e Microsoft attese a riportare i conti la settimana prossima con budget ancora più ambiziosi, la domanda sulla sostenibilità della corsa agli investimenti nell’IA resta aperta.
A tenere banco è stato anche il crollo di SpaceX, arrivata in Borsa a metà giugno con la più grande IPO della storia. Il titolo ha toccato un nuovo minimo a 111 dollari il 23 luglio, oltre il 50% sotto il massimo di 225,64 dollari segnato appena un mese prima, complice il rinvio del tredicesimo volo di prova della Starship e una valutazione ancora giudicata elevata dagli analisti. Il patrimonio di Elon Musk si è ridotto di oltre 35 miliardi di dollari in una sola seduta. Wall Street, però, non ha perso fiducia nel titolo: JPMorgan ha confermato il proprio giudizio Overweight con obiettivo a 225 dollari a pochi giorni dal test, in linea con la view ancora largamente positiva del consenso degli analisti.
Resto del mondo, rischio escalation in Medio Oriente
La settimana si chiude con una preoccupante escalation nel Golfo, che ora rischia di allargarsi su un secondo fronte marittimo. Dopo un attacco dei ribelli Houthi a due petroliere saudite nel Mar Rosso, gli stessi ribelli hanno dichiarato un embargo navale contro l’Arabia Saudita, minacciando di chiudere completamente lo stretto di Bab el-Mandeb — il collo di bottiglia tra Yemen e Corno d’Africa da cui transita tra il 12 e il 15% del commercio marittimo mondiale, e attraverso cui Riad, dopo il blocco di Hormuz, ha dirottato oltre 3,6 milioni di barili di greggio al giorno diretti verso Corea del Sud, Giappone e Cina. Bab el-Mandeb è anche la porta d’accesso meridionale al Canale di Suez, da cui passa ogni anno circa il 12% del commercio globale e circa il 10% del petrolio mondiale: una chiusura, anche solo parziale, rischierebbe di riproporre su scala ben più ampia quanto accaduto nel marzo 2021, quando l’incaglio della portacontainer Ever Given bloccò il canale per sei giorni, fermando merci per un valore stimato in oltre 9 miliardi di dollari al giorno e centinaia di navi in coda.
Sullo sfondo, il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, mentre l’Iran ha minacciato di bloccare completamente il transito di petrolio nello Stretto di Hormuz in caso di nuovi attacchi statunitensi alle proprie infrastrutture. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato di valutare “un attacco massiccio, più grande di qualsiasi altro” contro Teheran, in quella che è ormai la tredicesima notte consecutiva di raid.





