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BCE, wage tracker: crescita salari in accelerazione nel primo trimestre 2027

BCE, wage tracker: crescita salari in accelerazione nel primo trimestre 2027

Tra le variabili che la BCE osserva per valutare l’evoluzione dei prezzi c’è la dinamica salariale contrattata. L’ultimo aggiornamento del wage tracker conferma pressioni sostanzialmente stabili, senza segnali di accelerazione tali da creare nuove spinte inflattive.

Tra gli indicatori che la Banca Centrale Europea monitora per valutare l’evoluzione dei prezzi c’è la dinamica dei salari negoziati: un aumento non compensato da guadagni di produttività può infatti trasferirsi sui costi delle imprese e, di conseguenza, sull’inflazione. Per questo motivo, dal 2023 la BCE pubblica insieme a nove banche centrali nazionali (tra cui Banca d’Italia) l’ECB wage tracker, un indicatore costruito su un database granulare di contratti collettivi attivi in Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.

L’aggiornamento pubblicato il 29 luglio, che incorpora gli accordi firmati fino alla prima settimana di luglio, estende l’orizzonte previsionale fino a marzo 2027. L’indicatore headline (che include i pagamenti una tantum spalmati su 12 mesi) si attesta al 2,3% per il 2026 e al 2,7% nel primo trimestre 2027. Rispetto alla rilevazione di giugno, il dato per il 2026 resta sostanzialmente invariato: i nuovi contratti firmati non hanno modificato la valutazione delle pressioni salariali. Anche le altre due misure dell’indicatore – quella con i pagamenti una tantum non spalmati e quella che li esclude del tutto – convergono su valori simili, tra il 2,6% e il 2,7%.

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Guardando alla dinamica trimestrale, il tracker headline è salito dall’1,8% del primo trimestre 2026 al 2,6% del terzo e quarto trimestre: un incremento che riflette soprattutto l’esaurirsi dell’effetto meccanico al ribasso dei generosi una tantum versati nel 2024 e non ripetuti nel 2025, non una vera accelerazione salariale. Va inoltre considerato che la copertura campionaria si riduce progressivamente man mano che ci si allontana nel tempo (dal 47% del primo trimestre 2026 al 28,4% del primo trimestre 2027), perché non tutti i contratti futuri sono ancora stati negoziati: il dato di lungo periodo è quindi provvisorio per costruzione.

Il quadro complessivo, incrociato con le proiezioni di giugno dell’Eurosistema (che stimano una crescita del compenso per dipendente del 3,2% nel 2026), non mostra pressioni montanti sui prezzi provenienti dal fronte salariale: la dinamica contrattuale appare stabile e coerente con un percorso di rientro dell’inflazione verso l’obiettivo, senza segnali di una spirale prezzi-salari in atto.

Foto di Fabian Holtappels

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