La settimana economica dal 31 agosto al 5 settembre 2026 è stata ricca di dati macroeconomici che confermano da un lato un’economia globale che resta viva, mentre dall’altro il caro energia continua a mordicchiarne le fondamenta. Sul finire di settimana emerge un potenziale nuovo terreno di scontro per Trump e – un po’ a sorpresa – il nuovo obiettivo potrebbe essere il neo governatore della Fed, Kevin Warsh.
Italia, dati macro in chiaroscuro
L’economia italiana chiude l’estate con un quadro a due velocità. L’Istat conferma la crescita del Pil del secondo trimestre allo 0,2% congiunturale e all’1,0% tendenziale, con i servizi (+0,4%) a fare da traino mentre industria e agricoltura arretrano rispettivamente dello 0,5% e dello 0,2% e la domanda estera netta pesa negativamente per 0,3 punti. Coerente con questo rallentamento manifatturiero è il Pmi di S&P Global, sceso ad agosto a 49,6 da 51,3 di luglio: è la prima contrazione del settore da gennaio, con i nuovi ordini al minimo da diciotto mesi. Il Pmi composito, però, sale a 53,6, quinto mese consecutivo di espansione e livello più alto da novembre.
Sul fronte prezzi e lavoro, l’inflazione riparte: l’indice NIC segna a agosto un +0,5% mensile e un +3,3% annuo (dal 2,9% di luglio), spinto dal caro-energia. Il mercato del lavoro resta invece stabile, con l’occupazione ferma a 24,37 milioni e il tasso di disoccupazione che scende al 5,8%, sebbene quello giovanile salga al 18,9%.
Europa, BCE e i tassi
La settimana in Eurozona è dominata dai preparativi per la riunione BCE di giovedì 10 settembre, che si terrà in trasferta a Berlino. L’inflazione flash di agosto è balzata al 3,3% dal 2,9% di luglio, il livello più alto da settembre 2023, con l’energia in crescita del 14,3% mentre l’inflazione di fondo scende leggermente al 2,4%. Il motore della nuova fiammata dei prezzi rimane lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente, come confermano in un’analisi gli economisti BCE (Euronews).
I governatori si sono schierati compatti verso un nuovo rialzo dei tassi: il presidente della Bundesbank Joachim Nagel lo dà per «quasi certo», pur restando cauto sulle mosse successive vista la volatilità dei mercati dell’energia; Isabel Schnabel ribadisce che i tassi «devono salire» per contenere i rischi inflazionistici; il capo economista Philip Lane prevede un’inflazione al 3% per il resto dell’anno, avvertendo che il caldo record spingerà i prezzi alimentari già nel 2027; il finlandese Olli Rehn indica come prioritario evitare una rincorsa tra prezzi e salari. I mercati scontano quasi integralmente un aumento dal 2,25% al 2,50%. Sul fronte industriale, il Pmi manifatturiero dell’area è salito a 52,7, il valore più alto in quattro anni.
Il quadro britannico è più eterogeneo. Il Pmi servizi di agosto sorprende al rialzo salendo a 52,8 da 52,1 di luglio, il ritmo di crescita più sostenuto da febbraio, mentre il manifatturiero viene rivisto a 51,7 nella lettura finale. Stona il comparto delle costruzioni, che scivola a 44,3 da 44,7: è il ventesimo mese consecutivo sotto la soglia di contrazione, con il segmento residenziale a soffrire più degli altri.
USA, mercato del lavoro ok, luna di miele finita tra Trump e Warsh?
Il mercato del lavoro americano ha spiazzato le attese: i nonfarm payrolls di agosto segnano +162.000 posti, quasi il triplo dei +55.000 previsti, con la disoccupazione ferma al 4,1% e revisioni al rialzo per giugno e luglio di 55.000 unità complessive. Un dato che avrebbe dovuto rassicurare la Casa Bianca, e che invece ha prodotto l’effetto opposto: subito dopo la pubblicazione, Donald Trump è tornato a chiedere alla Fed un taglio drastico dei tassi, minacciando di interrompere gli scambi commerciali con i Paesi in surplus verso gli Stati Uniti se la banca centrale non si adeguasse, come riportato da Investing.com. È il tentativo più esplicito da quando Kevin Warsh ha preso il posto di Jerome Powell alla presidenza della Fed a maggio, e arriva in un momento delicato: a Jackson Hole, il 28 agosto, lo stesso Warsh si era detto preoccupato che i trend di fondo dell’inflazione non fossero migliorati, aprendo di fatto la porta a un possibile rialzo dei tassi il 16 settembre anziché al taglio invocato dal presidente. Un dato di lavoro robusto rende quindi ancora più stretto il sentiero che Warsh dovrà percorrere tra pressioni politiche e mandato sui prezzi, in quello che si profila come un nuovo, inatteso banco di prova per l’indipendenza della banca centrale.
Sul fronte societario, Nvidia ha annunciato giovedì l’acquisizione della piattaforma open source Hugging Face per 12,9 miliardi di dollari, una delle operazioni più rilevanti della sua storia, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la propria presenza nel software oltre che nell’hardware per l’intelligenza artificiale. Il mercato ha comunque premiato l’intero comparto tecnologico: Wall Street ha chiuso la settimana con un rally guidato dai big (Microsoft +2,7%, Meta +3%, Apple +1%), mentre Broadcom, pur avendo battuto le stime, ha ceduto il 2,7% per un outlook sui ricavi giudicato deludente.
Resto del mondo: Cina settore privato debole, Yen si rafforza
In Cina il quadro resta a due velocità: il Pmi manifatturiero ufficiale sale appena a 49,8 da 49,2, restando in contrazione per il secondo mese consecutivo, mentre il Pmi Caixin, più orientato alle piccole e medie imprese private, balza a 51,5 dal 50,4 di luglio, il livello più alto da febbraio 2024. In Australia il Pil del secondo trimestre cresce dello 0,4% congiunturale, sopra le attese dello 0,3%, e del 2,1% tendenziale, rafforzando le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank.
Sul fronte valutario, lo yen ha messo a segno la settimana migliore da luglio: la moneta giapponese ha recuperato terreno sul dollaro sulle scommesse di una stretta monetaria più aggressiva da parte della Bank of Japan, che dovrebbe alzare i tassi di un quarto di punto già questo mese e ancora a dicembre. Mercoledì lo yen ha guadagnato bruscamente terreno, riassorbendo circa metà del rialzo ottenuto con l’intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone di fine luglio.





