Secondo il Monthly Report di luglio 2026 della Deutsche Bundesbank, il PIL tedesco è probabilmente cresciuto nel secondo trimestre nonostante i venti contrari legati alla guerra in Medio Oriente. A trainare è stata soprattutto l’industria: produzione e vendite sono salite tra aprile e maggio, con un contributo particolarmente favorevole dai beni intermedi e dai settori energivori, complice anche un effetto di sostituzione rispetto ai concorrenti asiatici, più esposti a colli di bottiglia nelle forniture. L’automotive, al contrario, ha continuato a arretrare, con la produzione di maggio insufficiente a recuperare il forte calo di aprile.
Il quadro si fa più fragile sul fronte occupazionale: a maggio l’occupazione è scesa di 8.000 unità a 45,82 milioni, con tagli significativi nel manifatturiero, mentre il tasso di disoccupazione resta stabile al 6,3%. Gli indicatori anticipatori (ifo, IAB) non segnalano per ora un’inversione di tendenza.
Sul fronte energetico, dopo il calo di giugno legato a una tregua temporanea in Medio Oriente, i prezzi sono tornati a salire a luglio: il Brent viaggia intorno ai 90 dollari al barile (+25% rispetto ai livelli pre-conflitto) e il gas TTF europeo attorno ai 60 euro/MWh, quasi il doppio. L’inflazione HICP è scesa al 2,4% a giugno (dal 2,7% di maggio), ma la Bundesbank si attende una risalita nei prossimi mesi con la scadenza dello sconto sulle accise a inizio luglio e la trasmissione ritardata dei rincari energetici ai prezzi al consumo.
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