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Gran Bretagna, economia in contrazione ad aprile 2026
La settimana economica (8-13 giugno 2026): Monte Paschi e il grande risiko, Brexit 10 anni dopo, Musk il trilionario

La settimana economica (8-13 giugno 2026): Monte Paschi e il grande risiko, Brexit 10 anni dopo, Musk il trilionario

Settimana economica dall’8 al 13 giugno 2026, tra risiko Monte Paschi, Brexit dieci anni dopo e Musk trilionario

Anche la settimana appena conclusa – dall’8 al 13 giugno 2026 – è stata ricca di notizie sotto il cielo dell’economia e della finanza. A partire dall’evolversi della partita MontePaschi, con le due offerte (OPA di Intesa e proposta di fusione per BPM) arrivate sulla scrivania dell’AD Lovaglio. Nell’Eurozona la BCE alza i tassi e qualche governatore pensa ad un bis già a luglio. Al di là della Manica, invece, si fanno i conti con un anniversario scomodo: i dieci anni dalla Brexit; e i numeri sono impietosi. Negli Stati Uniti c’è il primo trilionario: è Elon Musk che raggiunge i 12 zeri grazie alla IPO di SpaceX (+20% nella prima seduta). Ma la settimana avrà un epilogo molto importante nelle prossime ore: la firma dell’accordo tra USA e Iran (si spera).

Italia, il grande risiko bancario e la partita sul Monte dei Paschi

La settimana si è aperta con una doppia offerta su Banca Monte dei Paschi di Siena che ha tenuto in fibrillazione Piazza Affari per cinque giorni. Domenica 7 giugno Banco BPM aveva proposto a MPS una fusione alla pari che avrebbe creato il secondo polo bancario del paese, con quasi 50 miliardi di capitalizzazione e 2.900 sportelli. Lunedì mattina, prima ancora dell’apertura dei mercati, Intesa Sanpaolo ha risposto con un’offerta pubblica di acquisto e scambio molto più remunerativa per gli azionisti. Il piano di Carlo Messina prevede la cessione del marchio MPS e di 635 filiali alla compagnia assicurativa Unipol — che controlla BPER — mentre Intesa si terrebbe Mediobanca e, con essa, la partecipazione in Generali. L’esito pratico è che dal progetto nascerebbe un istituto denominato semplicemente “Banca Monte Paschi”, senza più il riferimento geografico a Siena: un cambio di identità non privo di significato simbolico per la città toscana, dove il Consiglio comunale ha già convocato una seduta straordinaria. Giovedì 11 la Compagnia di San Paolo ha comunicato il proprio sostegno all’OPAS di Intesa, mentre la CGIL ha ricordato che dietro questa partita ci sono oltre tremila lavoratori tra Siena e Firenze.

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Nel frattempoi, sul fronte macro, l’ISTAT ha pubblicato mercoledì i dati sulla produzione industriale di aprile 2026: l’indice destagionalizzato è cresciuto dello 0,5% rispetto a marzo, terzo aumento congiunturale di fila. In termini tendenziali la variazione è pari a +1,3% (con aprile 2026 che conta 21 giorni lavorativi contro i 20 di aprile 2025). A trainare la crescita sono i beni strumentali (+1,0% mensile, +6,4% annuale) e i beni intermedi (+0,8% mensile, +1,8% annuale); in calo energia e beni di consumo. Spicca la fabbricazione di mezzi di trasporto, con un rimbalzo tendenziale del 17,8%. Il segnale è positivo ma resta circoscritto ai comparti più esposti agli ordini industriali: la domanda delle famiglie, ancora compressa dall’inflazione energetica, non contribuisce ancora alla ripresa.

BCE: primo rialzo in quasi tre anni e porta aperta per a luglio

L’11 giugno il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, prima stretta da settembre 2023. Il tasso sui depositi sale al 2,25%, il tasso di rifinanziamento principale al 2,40%, il marginale al 2,65%, con decorrenza dal 17 giugno. La decisione — adottata all’unanimità e senza discussioni alternative, ha precisato Lagarde in conferenza stampa — arriva in risposta all’impatto inflazionistico della guerra in Medio Oriente. L’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,2% a maggio, massimo da settembre 2023, spinta da un rincaro dell’energia del 10,9%. Le nuove proiezioni dell’Eurosistema collocano l’inflazione complessiva al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028 nello scenario di base; la crescita del PIL è attesa allo 0,8% nel 2026. Per giustificare la stretta Francoforte ha elaborato tre scenari — moderato, avverso e grave — e ha dichiarato che la decisione «è solida in tutti e tre».

Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, il giorno successivo, ha dichiarato apertamente che un nuovo rialzo a luglio rimane sul tavolo se l’impatto energetico del conflitto dovesse aggravarsi: «non possiamo semplicemente guardare oltre». BofA e ING intravedono un ciclo di rialzi breve ma non ancora concluso. A complicare il quadro, venerdì sono circolate notizie su un possibile accordo USA-Iran che ha fatto scendere il petrolio ai minimi da tre mesi: se l’intesa regge, la pressione inflazionistica potrebbe allentarsi prima del previsto, riaprendo la questione su luglio.

Sul fronte tecnologico qualcosa si muove anche nel vecchio continente. Venerdì 12 giugno Bloomberg ha riportato che Mistral AI è in trattative preliminari per raccogliere circa 3 miliardi di euro da investitori istituzionali, a una valutazione di 20 miliardi — quasi il doppio rispetto agli 11,7 miliardi fissati nel round di Serie C di settembre 2025, guidato da ASML con una quota dell’11%. La startup francese, fondata nel 2023, si posiziona come alternativa sovrana europea ai modelli americani e cinesi, e ha annunciato nelle settimane precedenti l’acquisizione di Emmi AI per sviluppare modelli di simulazione fisica per l’ingegneria industriale. Le condizioni restano da definire e i termini potrebbero cambiare in base alla domanda degli investitori. Il round, qualora si concretizzasse, consoliderebbe Mistral come principale attore europeo dell’intelligenza artificiale di frontiera, in un mercato in cui OpenAI ha raccolto 186 miliardi di dollari e Anthropic 161.

Regno Unito, Brexit, il conto dei dieci anni

Con il decennale del referendum in arrivo il 23 giugno (il 52% degli elettori votò per l’uscita il 23 giugno 2016), questa settimana sono stati presentati i primi bilanci sistemici dell’impatto economico. L’analisi di Jonathan Portes per UK in a Changing Europe è diretta: Brexit ha reso l’economia britannica più piccola di quanto sarebbe stata, non con un crollo improvviso ma con un trascinamento graduale e cumulativo su commercio, investimenti e produttività. Le ricerche stimate collocano gli investimenti delle imprese tra il 12% e il 18% al di sotto del contraffattuale controfattuale europeo, con occupazione e produttività più basse di 3-4 punti percentuali. Un sondaggio Ipsos indica che il 52% dei britannici ritiene oggi che il paese dovrebbe rientrare nell’UE, contro il 33% contrario — inversione speculare rispetto al 2016. La guerra in Medio Oriente ha intanto aggiunto al quadro un secondo shock energetico che, a differenza del continente, il Regno Unito affronta con tassi fermi al 3,75% e una Banca d’Inghilterra che si riunirà il 18 giugno senza probabili sorprese sui tassi ma con scenari inflazionistici che rimangono aperti verso l’alto.

Stati Uniti, SpaceX sbarca in Borsa: Musk è il primo trilionario della storia

Venerdì 12 giugno SpaceX ha debuttato al Nasdaq con il simbolo SPCX, fissando il prezzo di offerta a 135 dollari per azione. Le azioni hanno aperto a 150 e hanno chiuso la prima seduta a circa 161 dollari, portando la valutazione della società a quasi 2 trilioni di dollari — la più grande IPO della storia, superando Saudi Aramco del 2019. Elon Musk, che detiene circa il 42% del capitale di SpaceX oltre a 350 milioni di opzioni, ha visto il proprio patrimonio superare per la prima volta la soglia del trilione di dollari: stando a Forbes, prima dell’IPO valeva circa 813 miliardi. Con SpaceX, Tesla e xAI (la divisione di intelligenza artificiale già fusa con SpaceX), il fondatore distacca ora il secondo uomo più ricco del mondo — Larry Page di Google, a 291 miliardi — di un’entità difficile da comprendere sul piano concreto. Circa 4.400 dipendenti SpaceX potrebbero diventare milionari con l’operazione. Resta da verificare la tenuta della valutazione nei mesi successivi, in un mercato in cui le aspettative sui ricavi futuri di Starlink e dei contratti governativi peseranno sulle quotazioni quanto la narrativa dell’esplorazione spaziale.

Mercoledì 10 giugno Oracle ha comunicato risultati record per il quarto trimestre dell’esercizio fiscale 2026: ricavi totali a 19,2 miliardi di dollari (+21% su base annua), con i ricavi cloud infrastructure in crescita del 93% a 5,8 miliardi. Gli obblighi residui sulle performance — indicatore anticipatore della domanda — sono saliti a 638 miliardi di dollari (+363% su base annua), con oltre la metà riconducibile a contratti prepagati con OpenAI per l’accesso alla potenza di calcolo. Lo stesso giorno Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha presentato un “Advanced AI Framework” in cui chiede al governo federale l’autorità di bloccare il rilascio di modelli di intelligenza artificiale con rischi «inaccettabili», attraverso test indipendenti obbligatori analoghi alle certificazioni farmaceutiche. La proposta segue un blog post del 4 giugno in cui Anthropic aveva invocato una pausa volontaria sullo sviluppo dei modelli più avanzati, citando il rischio che i sistemi IA inizino a migliorarsi autonomamente senza supervisione umana. Nessun concorrente ha ancora risposto pubblicamente.

Giappone: Ueda in ospedale, la BoJ decide senza il suo governatore

Mercoledì 10 giugno la Banca del Giappone ha comunicato che il governatore Kazuo Ueda, 74 anni, è stato ricoverato d’urgenza per un’infezione a una cisti epatica e non sarà presente alla riunione di politica monetaria del 15-16 giugno — la prima assenza di un governatore da quando il sistema decisionale attuale fu adottato nel 1998. La presidenza passerà al vicepresidente Ryozo Himino; il vicepresidente Shinichi Uchida terrà la conferenza stampa post-riunione. Ueda sarà dimesso indicativamente in due settimane e parteciperà alla riunione del 30-31 luglio. L’assenza crea incertezza comunicativa in un momento delicato: i mercati si attendono un rialzo dei tassi di 25 punti base, che porterebbe il tasso di riferimento all’1%, massimo da trent’anni, per contrastare le pressioni inflazionistiche legate alla guerra in Medio Oriente. La domanda degli operatori non riguarda tanto la decisione quanto la chiarezza del segnale comunicativo in assenza della voce che ha guidato l’uscita dalla politica ultraespansiva degli ultimi anni.

Medio Oriente: tra annunci di pace e smentite, i mercati reagiscono al petrolio

La settimana si è chiusa con un’accelerazione diplomatica vorticosa attorno alla guerra USA-Iran. L’11 giugno, dopo una giornata di raid e tensioni nello Stretto di Hormuz, Donald Trump ha annunciato lo stop alle operazioni militari e descritto un accordo come imminente. Il 12 giugno circolava una bozza in quattordici punti: riapertura di Hormuz entro trenta giorni sotto gestione iraniana, sospensione delle sanzioni sul petrolio, sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati — metà prima dei negoziati finali — e sessanta giorni di colloqui sul programma nucleare. Il premier pakistano Sharif ha confermato un «testo finale concordato»; gli Emirati Arabi hanno accettato di sbloccare fino a 10 miliardi destinati a Teheran in cambio della fine degli attacchi iraniani. Teheran ha però smentito la versione americana dell’accordo “completamente concluso”, indicando che la firma avverrà «in modalità digitale nei prossimi giorni». Israele ha precisato di non essere parte dell’intesa. Se la bozza dovesse tradursi in un memorandum vincolante, le implicazioni sui prezzi dell’energia — e di conseguenza sulle traiettorie dei tassi BCE e BoJ — potrebbero riscrivere rapidamente lo scenario macro tracciato nell’arco di questa stessa settimana.

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