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BCE pronta a rialzare i tassi tra inflazione alta, crescita in calo e il fantasma del 2011

BCE pronta a rialzare i tassi tra inflazione alta, crescita in calo e il fantasma del 2011

Oggi il Consiglio direttivo dovrebbe annunciare un aumento dei tassi di 25 punti base. I numeri giustificano la mossa, ma tra gli analisti cresce il timore di rivivere gli errori del passato

Oggi pomeriggio la Banca Centrale Europea dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi dal 2023: il tasso sui depositi passerebbe dall’attuale 2% al 2,25%, con almeno un secondo intervento atteso per settembre. A spingere la decisione è l’inflazione dell’area euro, salita al 3,2% a maggio — trascinata dai prezzi energetici ancora elevati a causa del conflitto in Iran — con previsioni di ulteriore accelerazione nelle nuove proiezioni trimestrali che la BCE presenterà oggi. Secondo gli analisti interpellati dall’agenzia Bloomberg, la banca centrale dovrebbe rivedere sensibilmente al rialzo le stime di inflazione per il 2026 e il 2027, sia sulla misura complessiva sia sulla componente di fondo, escludendo energia e alimentari.

Sul fronte della crescita, il quadro è meno rassicurante. Nel primo trimestre il PIL dell’eurozona si è contratto dello 0,2% — un risultato peggiore di quanto la BCE stimasse a marzo — e le rilevazioni sull’attività delle imprese a maggio indicano un rallentamento marcato. Le nuove proiezioni dovrebbero tradursi in revisioni al ribasso per il 2026 e il 2027.

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È proprio su questo sfondo che si moltiplicano le voci critiche. Diversi economisti avvertono del rischio di ricalcare la strada del 2011, quando sotto la presidenza Trichet la BCE alzò i tassi due volte per poi essere costretta a invertire la rotta nel pieno della crisi del debito europeo. Un precedente ancora più famoso risale al 2008: rialzo a luglio, retromarcia nel giro di pochi mesi dopo il crollo di Lehman Brothers. Davide Oneglia di TS Lombard definisce quelli del 2011 «un chiaro errore di politica monetaria» e ritiene il rischio di ripeterlo tra i più concreti con una BCE così focalizzata sulle aspettative d’inflazione. Per Holger Schmieding di Berenberg, con la domanda interna già in frenata, l’eventuale fiammata dei prezzi difficilmente si trasformerà in un problema strutturale che giustifichi un intervento sui tassi.

Il consensus degli analisti prevede comunque due rialzi nel 2026, seguiti da almeno un taglio a metà 2027. La conferenza stampa di Christine Lagarde — in programma alle 14:45 — sarà il primo banco di prova per capire se la BCE intende confermare questa traiettoria o lasciare aperta qualche sorpresa.

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