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Il WTO aggiorna il Trade Barometer: il commercio mondiale regge (grazie ai chip), ma rallenta

Nonostante la guerra in Medio Oriente e le tensioni sullo Stretto di Hormuz, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) certifica, nel suo Trade Barometer, la tenuta degli scambi globali. A trainare il dato, la domanda di componenti elettronici legata all’intelligenza artificiale.

Cento giorni di guerra in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz ancora sotto pressione, e le catene logistiche globali che guardano al peggio. Eppure il commercio internazionale tiene. Lo sostiene il WTO Goods Trade Barometer, aggiornato il 5 giugno scorso con i dati di aprile 2026.

L’indice è sceso a 101,7 da 102,3 di gennaio: un rallentamento, ma non una frenata. Sopra 100, infatti, il barometro segnala che il volume degli scambi cresce a un ritmo superiore alla media degli ultimi decenni.

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Guardando ai sei sottoindici che compongono l’indicatore, cinque si mantengono attorno alla loro linea di tendenza storica. Il sesto, quello dei componenti elettronici, si porta a 105,5 — il solo “firmly above trend“, come scrive il WTO. È la firma del boom AI: la corsa agli investimenti in intelligenza artificiale alimenta una domanda sostenuta di chip e componentistica, che si traduce in export per le economie asiatiche più esposte alla filiera — Corea del Sud, Taiwan, Cina, Giappone. Anche i due indicatori logistici restano in zona espansiva: trasporto aereo merci a 102,2, container shipping a 102,4. Automotive (99,8) e materie prime agricole (98,9) segnano invece una lieve contrazione sotto trend.

Il quadro previsionale è prudente. Nel rapporto Global Trade Outlook and Statistics del 19 marzo, il WTO stimava una crescita degli scambi mondiali di merci dell’1,9% nel 2026 nello scenario base. Se le tensioni allo Stretto di Hormuz persistessero e i prezzi di petrolio e gas rimanessero elevati, la crescita potrebbe scendere all’1,4%. L’IA, se gli investimenti si rivelassero più solidi delle attese, aggiungerebbe mezzo punto percentuale.

Sullo sfondo, il confronto con il 2025. Nel primo trimestre dello scorso anno, la crescita anno su anno aveva toccato il 5,5%, trainata dall’anticipo massiccio degli acquisti prima dell’entrata in vigore dei dazi USA — un picco anomalo che aveva mascherato la decelerazione già in corso. Il 2026 è partito da basi più realistiche, ma anche più vulnerabili.

Foto di Kevin Schwarz

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