Il recente sondaggio sul credito bancario pubblicato dalla BCE il offre uno spaccato interessante sullo stato di salute del sistema creditizio europeo. I numeri raccontano una storia di cauta ripresa, ma anche di nuove tensioni che iniziano a farsi sentire.
La vera sorpresa del quarto trimestre 2025 è arrivata dal fronte aziendale. Le banche dell’Eurozona hanno inaspettatamente stretto i criteri di concessione del credito alle imprese, con un 7% netto di istituti che ha alzato l’asticella dei requisiti. Un cambio di rotta che ha colto di sorpresa il mercato, dopo un terzo trimestre che già aveva visto un leggero irrigidimento.
Ma cosa sta succedendo? Le banche citano principalmente due fattori: preoccupazioni crescenti sulle prospettive economiche delle aziende e una minore propensione al rischio. Non è difficile leggere tra le righe: l’incertezza sulle politiche commerciali internazionali, in particolare quelle americane, sta giocando un ruolo non trascurabile. Quasi metà delle banche intervistate considera “importante” la propria esposizione alle tensioni commerciali.
Sul fronte dei mutui casa, invece, il vento soffia in direzione opposta. Gli standard creditizi si sono leggermente allentati, anche se di poco (2% in termini netti). La concorrenza tra banche sta facendo il suo lavoro, spingendo verso condizioni più favorevoli per chi vuole comprare casa. E i dati di mercato confermano il trend: a dicembre 2025, il credito alle famiglie è cresciuto del 3% su base annua, superando le aspettative di mercato ferme al 2,9%.
Discorso diverso per il credito al consumo, dove la stretta continua. Le banche restano prudenti sui prestiti personali e le carte di credito, con un ulteriore 6% netto di istituti che ha inasprito i criteri. Qui giocano la percezione di rischio più elevata e una minore tolleranza verso possibili insolvenze.
Dal lato della domanda, il quadro è relativamente stabile. Le richieste di credito da parte delle imprese sono aumentate leggermente (3% netto), spinte soprattutto dalle esigenze di capitale circolante e gestione delle scorte. Gli investimenti fissi, invece, continuano a dare un contributo neutro, segno che le aziende rimangono caute sui progetti di lungo termine.
Per quanto riguarda i mutui casa, la domanda è cresciuta moderatamente (9% netto), trainata da migliori prospettive sul mercato immobiliare. Il credito complessivo al settore privato – famiglie e imprese non finanziarie insieme – si attesta al 3,3%, in leggero calo rispetto al 3,4% precedente.
L’elemento forse più rilevante emerso dal sondaggio è l’impatto dichiarato delle tensioni commerciali. Le banche hanno segnalato che l’incertezza sulle politiche commerciali ha contribuito sia all’inasprimento degli standard creditizi sia a un freno sulla domanda di prestiti alle imprese. E si aspettano che questo fattore continui a pesare per tutto il 2026.
Guardando avanti, le banche prevedono un moderato ulteriore irrigidimento degli standard creditizi per le imprese nel primo trimestre 2026, un leggero inasprimento per i mutui casa e una stretta più marcata sul credito al consumo. Nonostante ciò, si aspettano un aumento della domanda di prestiti sia da parte delle aziende che delle famiglie.
Il quadro che emerge è quello di un sistema bancario che sta navigando tra la volontà di sostenere la ripresa economica e la necessità di gestire i rischi crescenti legati all’incertezza geopolitica ed economica. Una prudenza comprensibile, ma che rischia di pesare sugli investimenti e sulla crescita se dovesse protrarsi troppo a lungo.
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