In sintesi
- I data center USA consumano circa 250 TWh all’anno, pari al 5-6% della generazione elettrica nazionale
- I costi ambientali lordi (GED) ammontano a 24,6 miliardi di dollari, con un range di 10-33 miliardi
- Virginia e Texas da soli producono il 30% del totale dei danni
- I data center pianificati potrebbero aumentare consumi e costi fino all’85% nel breve termine
- I costi attribuibili all’AI rappresentano una quota modesta rispetto ai potenziali guadagni di produttività
C’è una domanda che raramente accompagna i comunicati stampa sulle nuove infrastrutture digitali, i cosiddetti data center: quanto costano all’ambiente? Un working paper pubblicato recentemente dal National Bureau of Economic Research (NBER)* prova a rispondere in modo sistematico, almeno per gli Stati Uniti, e i risultati meritano attenzione.
Nicholas Z. Muller, economista alla Carnegie Mellon University, ha analizzato circa 2.800 data center operativi nel 2025, combinando dati sul consumo elettrico forniti da S&P Global con le caratteristiche delle reti di distribuzione e le emissioni delle centrali. Il risultato centrale è una stima dei cosiddetti Gross External Damages (GED) — i costi (o danni) ambientali lordi — prodotti dall’elettricità necessaria a far girare queste infrastrutture: 24,6 miliardi di dollari, con un intervallo che va da 10 a 33 miliardi a seconda delle ipotesi metodologiche adottate.
La geografia di questi GED è tutt’altro che uniforme. Virginia e Texas concentrano il 30% del totale nazionale, e i dieci stati più esposti ne generano il 70%. La spiegazione è in parte banale: è lì che si trovano più infrastrutture. Ma c’è anche un fattore di prezzo: in entrambi gli stati il costo commerciale dell’elettricità era nel 2025 circa il 30% inferiore alla media nazionale (rispettivamente circa 95 e 86 dollari per MWh contro 134), rendendo questi territori particolarmente attrattivi per le aziende del settore.
L’impatto si divide in due componenti distinte. L’80% dei danni deriva dalle emissioni di gas serra, valorizzate attraverso il social cost of carbon stimato dall’EPA a circa 190 dollari per tonnellata di CO₂. Il restante 20% riguarda l’inquinamento atmosferico locale — principalmente PM2.5 — i cui effetti sulla salute si manifestano soprattutto nelle grandi aree urbane, dove la densità di popolazione amplifica ogni variazione delle concentrazioni. Houston, Dallas, Chicago, Pittsburgh e Cleveland risultano tra le aree più colpite per danni assoluti dalla qualità dell’aria.
Rapportati al PIL del settore data processing and hosting (544 miliardi di dollari nel 2024), i GED rappresentano appena il 5% a livello nazionale — un dato rassicurante in apparenza. Ma la media nasconde situazioni critiche: in North Dakota i costi per l’ambiente superano di oltre cinque volte il PIL locale generato dai data center, in Wyoming di due volte. In questi contesti, il rapporto costi-benefici per le comunità locali assume una connotazione ben diversa.
Lo studio affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, che attrae gran parte dell’attenzione pubblica sulla crescita dei consumi energetici. Secondo i dati IEA citati da Muller, circa il 15% dell’energia consumata dai data center è oggi imputabile ad attività di AI (training e inference), corrispondente a 38 TWh e 3,7 miliardi di dollari di danni. Confrontati con le stime di impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività — Goldman Sachs stima un potenziale boost al PIL globale tra il 7% e oltre — i danni ambientali appaiono contenuti. Se l’intelligenza artificiale aumentasse il PIL dello 0,5%, i GED varrebbero il 2,4% del valore di quell’incremento. Una proporzione piccola, ma che cresce rapidamente al calare dell’impatto produttivo stimato.
Il dato forse più significativo per il futuro riguarda i data center pianificati, non ancora operativi al terzo trimestre 2025: la loro capacità prevista è tale da aggiungere altri 21 miliardi di danni ambientali, portando l’aumento complessivo fino all’85%. Virginia, Ohio e Texas guidano questa espansione.
La transizione verde del settore energetico potrà attenuare questi effetti — ma la velocità con cui cresce la domanda elettrica dei data center rappresenta una variabile che nessun piano di decarbonizzazione può permettersi di ignorare.
*Fonte: Nicholas Z. Muller, “Measuring the Impact of Data Centers in the United States Economy: Monetary Damage from Air Pollution and Greenhouse Gas Emissions”, NBER Working Paper No. 35100, aprile 2026.
Illustriazione di Pete Linforth





