Quando si parla di truffe online, oramani, non si parla più solo di sicurezza personale. Le frodi informatiche ai danni dei consumatori hanno raggiunto dimensioni tali da entrare nell’agenda dei banchieri centrali come potenziale minaccia alla stabilità del sistema finanziario nel suo complesso. È questo il messaggio principale dell’intervento che Michelle Bowman, Vice Chair for Supervision della Federal Reserve, ha tenuto il 5 maggio davanti al Women in Housing and Finance Symposium di Washington.
Ma facciamo un passo indietro e partiamo dai numeri. Negli Stati Uniti, un americano adulto su cinque ha subito una frode finanziaria nel 2024, secondo la Survey of Household Economics and Decisionmaking della Fed stessa — pari al 21% della popolazione adulta. Le perdite nette da truffe online non legate a carte di credito, per le quali di solito non esiste protezione automatica, hanno raggiunto 63 miliardi di dollari nell’anno, con una perdita mediana di 500 dollari per vittima, prima di qualsiasi recupero. Per capire l’ordine di grandezza di queste perdite basta ricordare che il 13% degli americani ha meno di 400 dollari in contanti disponibili per un’emergenza. Detta semplice: per molte famiglie, una frode non è un inconveniente ma una crisi.
Il quadro italiano – apriamo una parentesi – non è meno preoccupante. Nel 2025 oltre 1,2 milioni di italiani sono stati vittime di truffe o tentativi di frode legati agli investimenti finanziari online, con perdite complessive superiori a 1,8 miliardi di euro e un danno medio di circa 1.770 euro per persona, secondo un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat.
Prima ancora, nel triennio 2022-2024 il denaro sottratto attraverso truffe online e frodi informatiche ha raggiunto complessivamente 559,4 milioni di euro, di cui 181 milioni solo nel 2024, con un incremento del 30% in un solo anno secondo i dati FABI. La Polizia Postale ha registrato 18.714 casi nel 2024, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente e le somme sottratte in crescita del 32%. Un dato che tuttavia rappresenta solo la punta dell’iceberg: la ricerca Facile.it evidenzia che oltre un quarto delle vittime non sporge nemmeno denuncia.
Le modalità con cui avvengono queste frodi sono sempre più sofisticate. Phishing via email, SMS truffaldini che imitano corrieri o istituti di credito, call center abusivi che si spacciano per banche o operatori Amazon, messaggi WhatsApp da falsi familiari in difficoltà. Il filo conduttore, come sottolinea Bowman, è che i messaggi sembrano autentici. In Italia, la categoria in più rapida crescita è quella della cosiddetta “manipolazione del pagatore”: una forma di frode in cui la vittima viene indotta a effettuare personalmente un bonifico, convinta dai truffatori tramite tecniche di social engineering, che nel primo semestre del 2024 ha raggiunto il 65% del volume delle operazioni fraudolente su bonifici.
Fin qui, si potrebbe pensare a un problema di sicurezza individuale. Bowman ha voluto invece spostare la prospettiva. Oltre all’impatto sui singoli, la frode minaccia l’integrità e l’affidabilità del sistema finanziario nel suo complesso. Quasi ogni frode coinvolge un conto bancario o un pagamento che passa attraverso un conto bancario. Le perdite da frode rappresentano una delle voci di spesa più elevate per le banche comunitarie; alcune banche regionali di medie dimensioni stimano costi annuali da frode intorno ai 40 milioni di dollari, mentre per le istituzioni più grandi le perdite si misurano in centinaia di milioni l’anno. L’FSOC — il Financial Stability Oversight Council americano — ha già inserito il tema nel suo rapporto annuale 2025, inquadrando la cyber-frode tra i rischi per la stabilità finanziaria.
La risposta, secondo Bowman, non può essere affidata a un singolo attore. La Fed sta valutando nuove linee guida per le banche vigilate, potenziando i modelli di classificazione delle frodi integrati nelle proprie piattaforme di pagamento, e ha annunciato un tavolo pubblico-privato con il Segretario al Tesoro Bessent e il presidente della FCC per condividere pratiche efficaci e sviluppare soluzioni coordinate. L’obiettivo dichiarato: costruire una risposta all’altezza di criminali che operano in centri offshore, fuori dalla portata delle forze dell’ordine nazionali, e che si adattano alle contromisure con una velocità che le istituzioni faticano a eguagliare.
Illustrazione di Mohamed Hassan





