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BCE, rialzo dei tassi? Si, ma a queste condizioni (suggerisce Philip Lane)

Il capo economista della banca centrale non si sbilancia, ma elenca le condizioni che potrebbero spingere il board della BCE ad alzare i tassi a partire da giugno

Abbiamo parlato stamattina di Fed, questa volta parliamo di BCE. Perché se è vero che da qualche settimana agli investitori continuano a ronzare in testa le dichiarazioni di Lagarde su un possibile rialzo dei tassi, è anche vero che l’economia dell’area continua ad indebolirsi — e a Francoforte nessuno ha interesse a fare una buona operazione di politica monetaria per poi ritrovarsi il paziente morto.

E allora? Allora perché ci sia un aumento dei tassi, a giugno o dopo l’estate, bisognerà che la situazione — e i dati — disegnino un quadro ben preciso. A tracciarne i contorni è Philip Lane, capo economista della BCE, in un discorso tenuto ieri alla borsa di Londra: Lane non si sbilancia sulla direzione, ma elenca con chiarezza le condizioni che renderebbero necessaria una risposta attiva.

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La prima: che lo shock energetico legato alla guerra in Iran smetta di restare confinato alle bollette e si propaghi a salari e prezzi in senso più ampio — il classico segnale che l’inflazione da costo diventa inflazione strutturale.

La seconda: che i prezzi alti oggi alimentino aspettative di prezzi alti domani, creando una spirale in cui famiglie e imprese anticipano acquisti e investimenti proprio perché si aspettano ulteriori rincari — esattamente il meccanismo che la politica monetaria deve interrompere.

La terza, forse la più insidiosa: che i cittadini europei smettano di credere che la BCE riporterà l’inflazione al 2% e inizino a considerare un livello più alto come il nuovo livello normale. Lane è esplicito: il rischio è acuto perché il ricordo del 2022 — quando l’inflazione superò il 10% — è ancora fresco, e una seconda fiammata potrebbe essere letta come la conferma di qualcosa di strutturale, non di uno shock passeggero, e quindi capace di modificare le aspettative di medio termine.

Se nessuna di queste condizioni si materializza, lo shock potrebbe autoregolarsi attraverso la distruzione di domanda. Al momento i sondaggi tra gli economisti indicano una probabilità discreta di due rialzi da 25 punti base entro settembre. I mercati, invece, ne prezzano addirittura tre.

Foto di MichaelM

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