Il primo trimestre del 2026 è stato ancora positivo per l’oro. Secondo il rapporto Gold Demand Trends pubblicato dal World Gold Council il 29 aprile scorso, la domanda complessiva — incluse le transazioni OTC — ha raggiunto 1.231 tonnellate, il 2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato in volume è modesto, ma combinato con la straordinaria corsa del prezzo ha prodotto un risultato senza precedenti: il valore trimestrale della domanda ha toccato i 193 miliardi di dollari, con un balzo del 74% su base annua.
Il prezzo medio LBMA nel trimestre si è attestato a 4.873 dollari per oncia, anch’esso un record storico per una media trimestrale. A gennaio il metallo ha sfiorato i 5.405 dollari per oncia — il massimo assoluto mai registrato — prima di subire una correzione significativa. Complessivamente, l’oro ha restituito un rendimento del 6% nell’arco del trimestre.
Il motore principale della domanda è stato l’investimento fisico in lingotti e monete, salito a 474 tonnellate, il 42% in più rispetto al Q1 2025 e il secondo risultato trimestrale più alto mai rilevato. La Cina ha guidato la corsa con un aumento del 67% su base annua, portando la propria domanda di lingotti e monete a un record storico di 207 tonnellate, superando ampiamente il precedente picco di 155 tonnellate toccato nel secondo trimestre del 2013. Incrementi significativi si sono registrati anche in India, Corea del Sud, Giappone, e — con percentuali rispettivamente del 14% e del 50% — negli Stati Uniti e in Europa. Il World Gold Council sottolinea come in mercati quali Cina e India parte della domanda che tradizionalmente si esprimeva attraverso la gioielleria si stia progressivamente spostando verso forme di investimento diretto in oro fisico.
Gli ETF garantiti da oro fisico hanno continuato a raccogliere capitali nel trimestre, con un incremento netto di 62 tonnellate, trainato principalmente dai fondi asiatici che hanno aggiunto 84 tonnellate. Il quadro è però più articolato: a marzo i fondi americani hanno registrato deflussi record da 85 tonnellate in un solo mese, riconducibili a una combinazione di de-risking, pressioni dei CTA sulle posizioni lunghe e maggiori costi opportunità legati a un dollaro più forte e tassi di interesse più elevati.
Le banche centrali hanno mantenuto un ruolo di acquirenti netti, aggiungendo 244 tonnellate alle riserve globali, il 3% in più rispetto al Q1 2025 e al di sopra della media degli ultimi cinque anni, nonostante vendite tattiche da parte di alcune istituzioni come la Banca centrale turca e quella russa.
Sul fronte opposto, la gioielleria ha accusato il colpo dei prezzi elevati, con i volumi di consumo in calo del 23% su base annua a 300 tonnellate. Flessioni marcate si sono registrate in Cina (-32%), India (-19%) e Medio Oriente (-23%). Paradossalmente, la spesa in valore è aumentata del 31%, segnale che il sentiment dei consumatori verso l’oro rimane positivo anche in un contesto di prezzi record.
Le prospettive per il resto del 2026 restano costruttive. Louise Street, Senior Markets Analyst del World Gold Council, ha evidenziato come la volatilità geopolitica e il momentum del prezzo continuino ad alimentare la domanda di investimento, in particolare in Asia. J.P. Morgan Research stima che i prezzi possano avvicinarsi ai 5.000 dollari per oncia entro fine anno, con la domanda combinata di investitori e banche centrali attesa attorno alle 585 tonnellate a trimestre come principale variabile di sostegno. Il rischio principale per lo scenario rialzista rimane un contesto di tassi alti più a lungo del previsto, che potrebbe frenare la domanda nei mercati occidentali.
Foto di Matthias Wewering





