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Banche centrali: Banca d’Inghilterra e BCE lasciano i tassi invariati, ma con scenari molto differenti

Banca d’Inghilterra e BCE lasciano i tassi invariati, per la BoE decisione a maggioranza risicata, cresce pressione per taglio di 25 punti base. Negli Stati Uniti salgono sussidi di disoccupazione e frenano offerte di lavoro.

Quella di oggi è stata la giornata delle banche centrali. Banca d’Inghilterra e BCE lasciano i tassi invariati, ma con scenari molto differenti sul fronte della crescita e del mercato del lavoro.

La Banca d’Inghilterra ha vissuto un’altra votazione sul filo di lana, con la decisione di mantenere il riferimento al 3,75% presa con cinque voti favorevoli e quattro contrari. Quattro membri del board, infatti, hanno votato a favore di un taglio di 25 punti base, aumentando la pressione verso una fase più dovish per la banca centrale inglese. Sulla bilancia comincia a pesare un po’ meno il rischio prezzi (inflazione vista convergere verso il target entro primavera), mentre si fanno più concreti i rischi per la crescita economica, con la domanda interna debole e un mercato del lavoro in sofferenza. Il board anticipa che un taglio dei tassi è nelle carte, ma tutto dipenderà dai prossimi dati sull’inflazione.

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Posizione un po’ più tranquilla per la BCE che lascia il riferimento al 2,15% (2% per i depositi) e conferma lo stato di discreta salute dell’economia dell’area. Un’economia definita resiliente, con l’inflazione sotto controllo, poca disoccupazione, una buona situazione finanziaria delle settore privato e la spinta derivante dalla spesa pubblica per investimenti. Non mancano i rischi, rappresentati soprattutto dalle tensioni internazionali e dai dazi.

Australia, esportazioni crescono a dicembre 2025, surplus commerciale oltre le attese.

A dicembre le esportazioni australiane sono salite dell’1% su base mensile, in controtendenza rispetto al mese precedente. A spingere il dato è stata soprattutto la domanda estera di metalli e minerali (+3% dopo il +2,3% di novembre scorso). Crescita a doppia cifra per l’export verso la Cina, ma si registra anche un +8,8% nei confronti degli Stati Uniti. Con le importazioni scese dello 0,8%, la bilancia commerciale incrementa il surplus che tocca i 3,37 miliardi di dollari australiani, oltre le attese del mercato.

Germania, ordini all’industria accelerano a dicembre 2025.

A dicembre 2025 gli ordini all’industria in Germania sono saliti del 7,8% su base mensile, in controtendenza rispetto alle attese e sui massimi da dicembre 2023. Si tratta del quarto rilevamento consecutivo con il segno più, segnale di una ripresa del settore industriale tedesco. La domanda estera è salita del 5,6%, spinta dagli ordini extra UE, mentre la domanda interna ha fatto registrare un confortante +10,7%. Al netto delle grandi commesse, la crescita degli ordinativi è stata delllo 0,9%.

Francia, produzione industriale torna a contrarsi a dicembre 2025.

A dicembre 2025 la produzione industriale francese è scesa dello 0,7%, primo segno meno da agosto scorso e in controtendenza rispetto alle attese del mercato. Il settore aerospaziale è il principale “colpevole” della battuta d’arresto dell’output industriale. Su base tendenziale il saldo rimane ancora positivo.

Eurozona, settore costruzione rimane in zona contrazione a gennaio 2026.

Altro mese in zona contrazione per il settore costruzioni dell’area Euro. Il sondaggio PMI scende a 45,3 punti nel mese di gennaio 2026, in calo rispetto al mese precedente e sui livelli di novembre scorso. Pesante la situazione per Germania e Francia, mentre l’Italia rimane la più vicina (relativamente) alla soglia dei 50 punti.

Eurozona, vendite al dettaglio peggio delle attese a dicembre 2025.

A dicembre 2025 le vendite al dettaglio nell’area Euro sono scese dello 0,5% su base mensile, tre decimi peggio delle attese e peggior dato da settembre 2023. Le vendite di beni non alimentari scendono di oltre un punto percentuale, mentre avanzano di qualche decimo quelle di beni alimentari. Su base nazionale è la Francia a registrare i numeri più preoccupanti, con un sonoro -1,4%. Numeri negativi anche per Spagna e Italia, mentre in Germania resiste il segno più. Su base annua la crescita delle vendite al dettaglio scende all’1,3%, tre decimi in meno rispetto alle attese e sette in meno rispetto a novembre scorso.

Stati Uniti, mercato del lavoro tra sussidi e offerte.

La scorsa settimana le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono salite di 231 mila unità, molto sopra le attese e massimo da inizio dicembre scorso. Dopo essere sceso sui minimi da settembre 2024, torna a salire anche il totale dei sussidi continuativi, pur rimanendo ancora sotto la soglia degli 1,9 milioni.

Numeri in calo, invece, per quel che riguarda le offerte di lavoro. A dicembre sono scese a 6,542 milioni, minimo da settembre 2020 e ben al di sotto delle attese del mercato. I cali più significativi si registrano nei settori dei servizi professionali, del commercio al dettaglio e della finanza. Le aziende sembrano sempre meno interessate ad effettuare nuove assunzioni, ma allo stesso tempo non procedono a significative riduzioni del personale. Le assunzioni e le chiusure di rapporti di lavoro sono sostanzialmente stabili. Il quits rate rimane stabile al 2%, mentre in termini assoluti il numero di uscite volontarie sale a 3,2 milioni di unità; poco sopra il riferimento di novembre, ma massimo a sei mesi.

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