Negli ultimi due anni i mercati predittivi hanno conquistato un pubblico crescente, soprattutto tra i giovani americani attratti dall’idea di monetizzare la propria capacità di leggere gli eventi. Il funzionamento è semplice da comprendere: su piattaforme come Polymarket o Kalshi, chiunque può acquistare e vendere contratti binari legati all’esito di un evento — elezioni presidenziali, partite sportive, dati macroeconomici, persino cambi di regime.
Chi indovina l’esito incassa, chi sbaglia perde l’intero capitale investito. A differenza delle tradizionali agenzie di scommesse, queste piattaforme si presentano come mercati peer-to-peer in cui non esiste un banco che fissa le quote: sono gli stessi utenti a fare il prezzo, incontrandosi su un exchange. Polymarket, la piattaforma più grande, funziona su blockchain, il che offre una trasparenza insolita: ogni transazione è pubblica e tracciabile.
Proprio questa caratteristica ha permesso a Bloomberg News e a un gruppo di ricercatori accademici di ricostruire un quadro dettagliato e per molti versi sconcertante. L’analisi, condotta su tutti i wallet attivi dall’inizio del 2025, ha esaminato circa due milioni di account su Polymarket. Il risultato è che il 69% degli utenti ha perso denaro. Oltre centomila account hanno lasciato sulla piattaforma almeno mille dollari ciascuno — quasi il doppio rispetto a quanti ne hanno guadagnati altrettanti. Nel complesso, i trader ordinari hanno accumulato perdite nette per 131 milioni di dollari.
Chi ha incassato quei 131 milioni? In larga misura, i bot. Attraverso una metodologia sviluppata dal professor Joshua Della Vedova dell’Università di San Diego — che classifica come bot i wallet che eseguono in media almeno 50 operazioni al giorno o 1.000 in totale — i ricercatori hanno identificato un nucleo ristretto di account automatizzati che, pur rappresentando appena il 5% dei wallet, ha generato il 75% dei volumi di trading. I profitti si concentrano ulteriormente: 823 account hanno guadagnato ciascuno più di 100.000 dollari, per un totale aggregato di 365 milioni di dollari.
Il dato più controintuitivo emerge dallo studio firmato dai ricercatori di ESSEC Business School, HEC Montréal e Università di Toronto — un’analisi di 70 milioni di operazioni tra il 2022 e il 2025 per un controvalore superiore ai 20 miliardi di dollari. I trader retail, in media, indovinano l’esito degli eventi con una frequenza maggiore rispetto ai bot. Il problema non è la previsione: è l’esecuzione. I bot entrano nei mercati prima, a prezzi migliori, e questo vantaggio temporale e informativo è sufficiente a ribaltare il risultato finale. Come ha sintetizzato il professor Della Vedova, il vantaggio nell’esecuzione è un aspetto sistematicamente sottovalutato del trading. Il paper documenta inoltre una concentrazione dei profitti estrema: il top 1% degli utenti ha catturato l’84% dei guadagni totali.
La struttura che emerge ricorda da vicino quella dei mercati finanziari tradizionali, dove gli high-frequency trader drenano rendimenti dai partecipanti meno sofisticati. La differenza è che sulle borse azionarie le perdite sono ammortizzate dal fatto che i titoli raramente azzerano il proprio valore. Nei mercati predittivi, invece, la scommessa sbagliata significa perdere il 100% del capitale impiegato.
La promessa di un reddito alternativo accessibile a tutti si scontra, ancora una volta, con una realtà molto meno democratica di quanto sembri.
Foto di Jorge Lujan





