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La settimana economica (3-8 novembre 2025): l’incertezza avvolge gli Stati Uniti

Nella settimana economica dal 3 all’8 novembre 2025 spiccano i problemi degli Stati Uniti tra dazi e shutdown e il dibattito sulla competitività in Europa.

La prima settimana di novembre ha confermato un panorama economico globale in trasformazione, con dinamiche contrastanti tra le diverse aree geografiche. Mentre l’Italia rafforza la sua reputazione sui mercati finanziari, l’Europa continua a fare i conti con fragilità strutturali, gli Stati Uniti navigano nell’incertezza delle politiche di Trump e la Cina mostra segnali di rallentamento nel suo motore esportativo.

Italia: da malato d’Europa a modello virtuoso?

L’economia italiana sta vivendo una sorta di riscatto sulla scena internazionale, tanto da essere definita dal Financial Times una “storia di successo” dopo anni in cui veniva considerata l’anello debole dell’Europa. L’articolo, firmato da Stefano Caselli della Bocconi e pubblicato nella sezione Opinion del quotidiano londinese, individua tre elementi chiave di questo cambiamento: la stabilità politica, la credibilità fiscale e i punti di forza industriali. Secondo il professore, questo circolo virtuoso ha portato il mercato azionario italiano a sovraperformare i concorrenti continentali negli ultimi cinque anni, con un rialzo del 120% dell’indice FTSE MIB contro il 60% dell’indice europeo più ampio, mentre lo spread con la Francia si è addirittura invertito rispetto al passato. È importante notare che si tratta di un articolo ospitato nella sezione Opinion e riflette le opinioni personali dell’autore, non la linea editoriale ufficiale del Financial Times.

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Questa settimana ha visto la pubblicazione delle trimestrali delle principali aziende quotate a Piazza Affari, che hanno offerto uno spaccato interessante della tenuta del sistema produttivo italiano. Società come Azimut e Banca Mediolanum hanno mostrato risultati in crescita nel settore finanziario, mentre alcune realtà nei comparti tech e telecomunicazioni, come Telecom Italia e Nexi, hanno risentito di pressioni sui margini e ricavi sotto le aspettative.

Europa, la ricerca della competitività continua

Il vecchio continente continua a dibattersi tra ambizioni di competitività e fragilità concrete. Le principali organizzazioni industriali di Italia, Germania e Francia hanno lanciato questa settimana un appello congiunto per una svolta nelle politiche europee, chiedendo di eliminare o modificare norme considerate troppo onerose come la direttiva sulla due diligence e quella sulla rendicontazione di sostenibilità, oltre a sollecitare una revisione dell’applicazione del principio “Do No Significant Harm”.

Introdotto dalla normativa europea sulla tassonomia verde, il Do No Significant Harm impone che qualsiasi attività economica considerata sostenibile non debba arrecare danni significativi agli obiettivi ambientali dell’UE: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile delle risorse idriche e marine, transizione verso l’economia circolare, prevenzione dell’inquinamento, protezione della biodiversità. Il principio richiede valutazioni complesse e documentazione dettagliata, motivo per cui le associazioni industriali ne chiedono la semplificazione, ritenendolo eccessivamente oneroso per le imprese. Il messaggio è chiaro: l’Europa rischia la deindustrializzazione se non interviene rapidamente.

Sul fronte della politica monetaria, questa settimana ha portato decisioni attese ma significative da parte di due banche centrali dell’Europa settentrionale e orientale. La Norges Bank norvegese ha mantenuto i tassi di interesse al 4% il 6 novembre, confermando le attese del mercato dopo il taglio di 25 punti base del meeting precedente. La governatrice Ida Wolden Bache ha chiarito che non c’è fretta di procedere con ulteriori riduzioni, nonostante la banca preveda altri tagli nel corso del prossimo anno se l’economia si svilupperà secondo le proiezioni. I responsabili della politica monetaria hanno sottolineato che la politica monetaria ha contribuito a raffreddare l’economia norvegese e a contenere l’inflazione negli ultimi anni.

Anche la Polonia ha mostrato prudenza: la Narodowy Bank Polski ha confermato i tassi al 4,75% nella riunione del 6 novembre, con nuove proiezioni che vedono l’inflazione tra il 3,6% e il 3,7% nel 2025. Entrambe le banche centrali dimostrano un approccio cauto, privilegiando la stabilità dei prezzi rispetto a tagli più aggressivi, in contrasto con le pressioni che sta affrontando la BCE nell’Eurozona dove l’inflazione è più sotto controllo ma la crescita è debole.

Stati Uniti: tra pressioni sulla Fed, shutdown e timori sui dazi

Oltreoceano, l’economia americana si muove in un contesto di crescente incertezza. Lisa D. Cook della Federal Reserve ha parlato questa settimana delle prospettive economiche statunitensi, sottolineando come lo shutdown governativo in corso stia bloccando le attività amministrative non essenziali, mentre la decisione della Corte Suprema sui dazi rappresenta un punto interrogativo fondamentale per il futuro. Il braccio di ferro tra l’amministrazione Trump e la Fed continua, con il presidente che spinge per tagli più aggressivi dei tassi di interesse per sostenere una crescita che quest’anno si prevede rallenti significativamente rispetto al 2024.

Le proiezioni economiche risentono fortemente della guerra commerciale. Gli economisti di Goldman Sachs hanno ridotto le previsioni di crescita degli Stati Uniti per il 2025 all’1,7% dal 2,2%, mentre la Federal Reserve stessa ha tagliato le sue stime dal 2,1% all’1,7%. L’incertezza sui dazi sta offuscando le prospettive sia per la crescita che per l’inflazione, creando quello che gli investitori temono di più: imprevedibilità.

Nella Silicon Valley, intanto, Tesla ha vissuto giovedì una giornata storica. Gli azionisti hanno approvato con oltre il 75% dei voti un pacchetto retributivo da 1 trilione di dollari per Elon Musk, il più grande compenso aziendale mai approvato nella storia. Il piano prevede dodici tranche di azioni distribuite su dieci anni, ma condizionate al raggiungimento di obiettivi che sembrano quasi fantascientifici: Tesla dovrà raggiungere una capitalizzazione di mercato di 8,5 trilioni di dollari contro gli attuali 1,54 trilioni, consegnare venti milioni di veicoli, avere dieci milioni di abbonamenti alla guida autonoma, produrre un milione di robot umanoidi Optimus e mettere in servizio un milione di robotaxi, oltre a raggiungere quattrocento miliardi di dollari di utili annuali. Musk ha presentato questa visione durante l’assemblea parlando più di robot che di automobili, ma i critici sottolineano che nessuno di questi prodotti futuristici è ancora in vendita e che l’azienda sta affrontando un calo delle vendite e una concorrenza cinese sempre più agguerrita.

Resto del mondo: la Cina rallenta, ma tiene

Dal fronte asiatico arrivano segnali contrastanti. L’Amministrazione Generale delle Dogane cinese ha comunicato questa settimana che le importazioni ed esportazioni totali di beni della Cina nei primi dieci mesi del 2025 sono salite a circa 5,27 trilioni di dollari, con un incremento del 3,6% su base annua. Si tratta di un dato positivo, ma che segna un rallentamento rispetto al +4% dei primi nove mesi, con il solo mese di ottobre che ha visto una crescita quasi nulla dello 0,1%.

Il gigante asiatico si trova stretto tra la necessità di stimolare la domanda interna e la dipendenza dal commercio estero. La forza delle esportazioni cinesi è allo stesso tempo un punto di forza e di debolezza, perché espone l’economia all’andamento della domanda internazionale, oggi fortemente influenzata dalle dinamiche geopolitiche e dai dazi europei sui veicoli elettrici oltre che dalle politiche della seconda presidenza Trump.

Cosa guardare settimana prossima?

Dal Regno Unito arriveranno i dati sull’andamento dell’economia nel terzo trimestre del 2025 e sulla situazione occupazionale nel trimestre chiuso a settembre.

Per la Germania attesi i dati del sondaggio Zew sulla fiducia degli investitori.

Lo shutdown USA potrebbe privarci di altri dati importanti per capire l’andamento dell’economia statunitense: inflazione a ottobre e vendite al dettaglio.

Infine, dalla Cina arriveranno i numeri della produzione industriale e delle vendite al dettaglio di ottobre.

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