Sfondo scuro Sfondo chiaro

Stati Uniti, quanto può costare lo shutdown più lungo della storia moderna?

Tra speranze che il weekend possa essere risolutivo e i primi segnali di difficoltà di alcuni settori, ci si interroga su quanto può costare all’economia degli Stati Uniti lo shutdown più lungo della storia modera. Le stime parlano di 10-30 miliardi di dollari alla settimana. Il CBO stima una perdita di due punti percentuali di PIL nel trimestre.

Negli Stati Uniti lo shutdown del governo federale è ormai in corso da 37 giorni, ed è ufficialmente diventato il più lungo della storia moderna. Ogni giorno che passa pesa non solo sulla macchina amministrativa, ma anche sull’umore del Paese, mentre il dibattito politico continua a essere acceso.

Le trattative tra Casa Bianca e Congresso proseguono tra dichiarazioni ottimistiche e nuovi irrigidimenti, con tentativi di accordo che sembrano avvicinarsi per poi bloccarsi su dettagli che, in tempi normali, sarebbero superabili. Il clima resta teso: da un lato l’amministrazione insiste nel voler ottenere concessioni politiche fondamentali prima di firmare qualunque riapertura; dall’altro i democratici — e una parte dei repubblicani preoccupati per l’economia — chiedono di ripristinare il funzionamento del governo il prima possibile, rimandando eventuali battaglie legislative a momenti meno critici.

Pubblicità

Intanto, in Senato, i repubblicani preparano un nuovo tentativo procedurale: oggi ci sarà il quindicesimo voto per aprire il dibattito sul provvedimento approvato dalla Camera, con l’idea di modificarlo e aggiungere i pacchetti di spesa necessari a riavviare parte del governo. «Scopriremo quanto sono seri i democratici», ha commentato il senatore repubblicano John Kennedy, dichiarazioni che fanno capire come le posizioni dei due schieramenti siano ancora molto distanti e nessuno, al momento, sembra propenso a fare il fatidico primo passo. Stando ai rumors, i senatori si preparano a restare a Washington anche nel fine settimana pur di trovare un compromesso.

Ma in attesa di capire se questo weekend potrà rivelarsi decisivo, l’attenzione degli economisti si concentra sempre di più sulla domanda chiave: quanto può costare lo shutdown all’economia degli Stati Uniti?

Qui entra in gioco il report del Congressional Budget Office (CBO), l’ufficio indipendente che analizza l’impatto economico delle decisioni pubbliche. Il CBO ha valutato lo shutdown delineando tre scenari possibili, ciascuno peggiore del precedente. Scartando il primo (soluzione veloce con costi ridotti), rimangono in piedi due ipotesi.

La prima è quella di una chiusura che arriva alle sei settimane. Qui le perdite diventano consistenti perché le attività ferme troppo a lungo non riescono più a recuperare completamente. Il CBO stima una riduzione del PIL reale nel quarto trimestre dell’ordine di 1,5 punti percentuali, effetti più profondi sui consumi e disagi che si accumulano per settori come trasporti, sicurezza, ricerca scientifica e servizi pubblici essenziali. La perdita di output non recuperabile viene stimata in circa 11 miliardi di dollari.

L’altra ipotesi, corrispondente al terzo scenario, quello più severo, prevede che lo shutdown si estenda per un periodo ancora più lungo, circa otto settimane, trasformando il costo in qualcosa di permanente. Qui il CBO evidenzia che una fetta non trascurabile della produzione economica viene semplicemente “cancellata”: visite ai parchi nazionali che non si faranno più, pagamenti ritardati che non vengono recuperati, contratti federali annullati, imprese che sospendono investimenti perché l’incertezza è troppo alta. In termini numeri questa ipotesi comporterebbe una contrazione pari a 2 punti percentuali della crescita nel quarto trimestre 2025, e la perdita permanente di output pari a circa 14 miliardi di dollari.

Si tratta di numeri di per sé già significativi. Ma a complicare ulteriormente il quadro ci sono alcuni fattori che, secondo le analisi raccolte dall’agenzia Bloomberg, rendono lo shutdown attuale diverso dai precedenti. Di solito, quando un governo federale riapre, l’economia tende a riprendersi abbastanza velocemente perché parte della spesa pubblica “saltata” viene recuperata. Ma questa volta potrebbe non essere così semplice. Non solo lo shutdown è già arrivato a 37 giorni, ma l’economia americana stava già rallentando prima dell’inizio della crisi politica, con un mercato del lavoro più debole del previsto e consumatori meno fiduciosi sul futuro.

In più, oltre 42 milioni di persone stanno perdendo accesso ai programmi di assistenza alimentare (SNAP). L’amministrazione ha annunciato che i fondi verranno parzialmente ripristinati per rispettare un ordine del tribunale, ma la riattivazione non sarà immediata e potrebbe richiedere settimane. Un ulteriore elemento critico è la coincidenza con la stagione degli acquisti natalizi, un periodo cruciale per molti settori dell’economia statunitense: famiglie più incerte e redditi temporaneamente tagliati rischiano di frenare le spese proprio nel momento dell’anno in cui sono più alte.

A tutto questo si aggiunge un elemento nuovo e molto controverso: l’ipotesi, ventilata da esponenti dell’amministrazione Trump, che alcuni lavoratori federali potrebbero non ricevere la totalità degli arretrati. Anche solo la possibilità contribuisce ad aumentare l’incertezza e a frenare ulteriormente i consumi.

Non sorprende, quindi, che alcuni analisti stimino il costo dello shutdown in 10–30 miliardi di dollari a settimana. Una forbice ampia, certo, ma che riflette l’enorme difficoltà di prevedere l’effetto di una paralisi di questa durata.

In definitiva, la sensazione è che questa volta lo shutdown non sarà soltanto una parentesi dolorosa ma temporanea. Potrebbe lasciare cicatrici più profonde sull’economia americana — e più a lungo durerà, più difficile sarà cancellarle.

Foto di forbesfortune

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Regno Unito, la BoE lascia i tassi invariati (e un board spaccato)

Post successivo

Stati Uniti, indice fiducia consumatori Michigan scende su timori shutdown a ottobre 2025

Pubblicità