Oggi i mercati obbligazionari di Giappone e Regno Unito condividono un titolo: rendimenti ai massimi da quasi tre decenni. Ma le ragioni sono profondamente diverse, e proprio questo rende il confronto particolarmente interessante.
In Giappone, il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni ha raggiunto il 2,55%, livello che non si vedeva dal 1997. Il movimento riflette le crescenti attese di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, alimentate dalla pubblicazione del Summary of Opinions della riunione di aprile, come riportato da MilanoFinanza. La BoJ mostra preoccupazione crescente per l’inflazione di fondo: la crisi in Medio Oriente sta spingendo i costi energetici con effetti a cascata su beni e distribuzione.
L’istituto centrale ritiene necessario alzare i tassi, pur calibrando con cautela i tempi. Un membro del board ha ipotizzato rialzi ogni pochi mesi, con possibilità di accelerare se i rischi inflazionistici si intensificassero. Il documento è esplicito: «è possibile un aumento del tasso di riferimento già dalla prossima riunione». Per un paese che ha convissuto per decenni con tassi a zero e deflazione strutturale, si tratta di un’inversione storica — e con Tokyo tra i principali creditori globali, un repricing dei JGB tende a riverberarsi sull’intero mercato obbligazionario internazionale.
Nel Regno Unito, lo scenario è opposto. I Gilt a 30 anni hanno toccato il 5,81%, il livello più alto dal 1998, e la sterlina ha ceduto lo 0,7% a 1,3517 dollari. Qui non è la banca centrale a guidare il movimento, ma la crisi politica attorno a Keir Starmer. La preoccupazione dei mercati non riguarda tanto Starmer in sé, quanto il profilo del suo possibile successore: un nuovo leader Labour più orientato a sinistra potrebbe allentare le regole fiscali che finora hanno contenuto il deficit.
Il cancelliere Rachel Reeves – facendo sapere di essere disponibile a rimanere in sella anche in un nuovo esecutivo per garantire continuità – ha ricordato che il servizio del debito assorbe già circa una sterlina ogni dieci di spesa pubblica, e l’aumento dei rendimenti a cui si assiste in questi giorni non può che rendere la situazione ancora più delicata e difficile da sostenere.
Tra i possibili successori, Wes Streeting è il nome più rassicurante per i mercati; Andy Burnham e Angela Rayner evocano scenari di spesa più espansiva. L’episodio richiama inevitabilmente il settembre 2022 e il mini-budget di Liz Truss: anche allora fu il mercato dei Gilt a sancire la fine di un premier.
Due mercati, due segnali: in Giappone i rendimenti salgono perché l’economia si normalizza; nel Regno Unito perché la politica si destabilizza. La direzione è la stessa, la diagnosi è opposta.
Foto di Grace Baker





