Italia
In Italia questa settimana le luci e le ombre si sono mischiate. Da un lato, il lavoro mostra segnali moderatamente buoni: l’occupazione cresce e anche al Sud si registra per la prima volta una soglia significativa: il tasso di occupazione ha superato il 50% in alcune zone meridionali. Anche gli over 50 al lavoro hanno superato i 10 milioni. Dall’altro lato, persistono le preoccupazioni sul fronte della crescita. Il PIL non decolla, almeno non come si vorrebbe, e ci sono timori per i costi che arriveranno con l’autunno, con l’inflazione dei beni di prima necessità e dei generi alimentari che pesa sui bilanci delle famiglie. Il governo sta ragionando sulla manovra finanziaria per il 2026: si parla di ipotesi di tagli all’Irpef, interventi sul TFR per pensioni anticipate, ma tutto rimane in fase di discussione dato che le risorse sono limitate. Infine, un’accelerazione c’è nel settore immobiliare: le compravendite sono aumentate significativamente nel secondo trimestre del 2025 secondo i dati dell’Osservatorio OMI.
Europa
Anche in Europa la settimana è stata caratterizzata da una certa prudenza. La BCE ha confermato i tassi d’interesse, lasciandoli fermi al 2%, come atteso. Alcune voci, come quella di Joachim Nagel (Bundesbank), mettono in guardia: ulteriori riduzioni dei tassi, se non ben calibrate, potrebbero mettere a rischio la stabilità dei prezzi, soprattutto se l’inflazione non rallenta come previsto. Un altro membro della BCE, Martins Kazaks, ha sottolineato come la riunione del 18 dicembre sarà decisiva per aggiornare le proiezioni economiche e capire meglio come evolveranno inflazione e crescita nei prossimi mesi. In Francia, l’agenzia di rating Fitch ha declassato il rating sovrano da AA- a A+, citando l’instabilità politica e i dubbi sulla capacità del governo di ridurre il deficit. Il governo del primo ministro François Bayrou è stato sfiduciato a causa di un pacchetto fiscale da 44 miliardi di euro, portando a una crisi politica. La BCE, nel suo aggiornamento delle previsioni macroeconomiche, ha previsto una crescita globale del PIL reale del 3,3% nel 2025, in calo rispetto al 3,6% dell’anno precedente. Sul fronte dei mercati, le aspettative che la Fed taglierà i tassi nei prossimi mesi hanno dato una spinta positiva alle borse europee, che hanno chiuso la settimana in lieve guadagno.
Stati Uniti
Negli USA, le novità più forti riguardano il mercato del lavoro e l’inflazione. C’è stato un aggiustamento importante: i dati hanno rivisto al ribasso la crescita occupazionale nell’ultimo anno (da aprile 2024 a marzo 2025), con quasi 911.000 posti di lavoro in meno rispetto a quanto si pensava inizialmente. Questo suggerisce che l’economia abbia perso slancio sul fronte dell’occupazione. Anche il tasso di disoccupazione è salito, arrivando al 4,3%, un livello che non si vedeva da diversi anni. Sul fronte dell’inflazione, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) ad agosto è salito su base annua al 2,9%, in lieve aumento rispetto a luglio, mentre l’inflazione “core” (senza cibo ed energia) si mantiene stabile attorno al 3,1%. Questi dati stanno rafforzando le attese di un primo taglio dei tassi della Fed nella prossima riunione, atteso per la metà di settembre, probabilmente di 25 punti base. I mercati reagiscono: i titoli azionari hanno beneficiato dell’idea che la politica monetaria possa allentarsi, ma resta il timore che inflazione persistente o altri shock possano far cambiare rotta. La fiducia dei consumatori è scesa ai minimi da quattro mesi, con l’indice dell’Università del Michigan che è sceso a 55,4 a settembre, indicando preoccupazioni per l’occupazione e l’inflazione. Nel frattempo un potenziale shutdown del governo si profila all’orizzonte, con il Congresso diviso su come finanziare i programmi sanitari, creando incertezze politiche ed economiche.
Altre notizie
Al di fuori di Europa e Stati Uniti, si notano alcuni segnali che confermano come l’economia mondiale resti in una fase di incertezza. I fondi azionari globali, per la prima volta in cinque settimane, hanno registrato deflussi netti — gli investitori stanno prendendo utili in vista di rischi geopolitici (medio Oriente, tensioni con la Cina) e incertezza sui prezzi. I fondi obbligazionari invece continuano ad attrarre flussi: la ricerca di asset meno rischiosi cresce in un contesto globalmente più nervoso. In Regno Unito la crescita economica ha perso slancio: il PIL a luglio è rimasto piatto su base mensile, con un rallentamento visibile nel settore produttivo, che ha compensato i guadagni nei servizi. In molti paesi emergenti, l’impatto dei costi del trasporto, delle materie prime e delle politiche commerciali stanno pesando, anche se non ci sono nuovi shock improvvisi su scala globale.
Cosa guardare la prossima settimana
Ecco quelli che sono i punti chiave da monitorare nei prossimi giorni, che potrebbero muovere mercati, decisioni politiche o dare segnali su dove stiamo andando:
Negli Stati Uniti, l’Federal Reserve si riunisce e probabilmente annuncerà un taglio dei tassi (25 bps è l’ipotesi più forte). Sarà molto importante guardare i commenti che accompagneranno la decisione, per capire come vedono l’evoluzione del mercato del lavoro e dell’inflazione. In settimana arriveranno anche i dati sull’andamento delle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale.
In Europa occhi puntati sulla BoE che nella riunione di giovedì dovrebbe confermare i tassi al 4%, seguiranno i dati sull’inflazione di agosto. Ad inizio settimana sono previsti gli aggiornamenti dell’indice Zew per la Germania, della produzione industriale nell’area. Sarà interessante, inoltre, seguire l’andamento delle aste dei titoli di stato francesi.
Dalla Cina, infine, si attendono i dati sull’andamento di vendite al dettaglio e produzione industriale.
Questo articolo è stato generato anche grazie all’utilizzo dell’IA
Foto di Markus Spiske







