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Kevin Warsh al Senato disegna una Fed più “sobria”, ma il percorso verso la conferma è ancora in salita

Kevin Warsh al Senato disegna una Fed più “sobria”, ma il percorso verso la conferma è ancora in salita

L’audizione del candidato alla presidenza della Federal Reserve ha chiarito alcune priorità di policy, ma lascia aperta la questione più urgente: riuscirà Kevin Warsh a essere confermato prima del 15 maggio?

Kevin Warsh ha trascorso oltre due ore davanti alla Commissione bancaria del Senato il 21 aprile, cercando di convincere i legislatori di essere l’uomo giusto per guidare la Federal Reserve. Ne è emerso il profilo di un banchiere centrale che vuole cambiare il modo in cui la Fed funziona, senza però scoprirsi troppo sui temi che potrebbero imbarazzare la Casa Bianca.

Sul piano della visione istituzionale, Warsh ha indicato alcune direzioni abbastanza precise. Ha criticato la gestione dell’inflazione post-pandemia, definendola un fallimento della banca centrale, e ha sostenuto la necessità di un nuovo framework per affrontare pressioni sui prezzi persistenti. Ha espresso riserve sull’abitudine dei membri del Federal Open Market Committee di rilasciare dichiarazioni pubbliche frequenti — una prassi che ritiene fonte di confusione (finalmente qualcuno lo dice…) — e ha messo in discussione l’utilità delle proiezioni economiche trimestrali, i cosiddetti “dot plot”. Più in generale, la sua idea di Fed è quella di un’istituzione più disciplinata nella comunicazione, meno propensa alla forward guidance e più attenta alla credibilità di lungo periodo sul fronte della stabilità dei prezzi.

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Sul capitolo tassi, invece, Warsh ha scelto una posizione di prudente reticenza. Incalzato dal senatore democratico Chris Van Hollen sulla possibilità di ridurre i tassi fino all’1% — come auspicato dal presidente Trump — ha risposto che non crede nella forward guidance e che non intende anticipare decisioni future. Ha però precisato che Trump non gli ha mai chiesto di impegnarsi su un percorso specifico di riduzione dei tassi. Una risposta equilibrata, che evita lo scontro con il presidente pur non rinunciando formalmente all’indipendenza della banca centrale.

È su questo punto che si è concentrata parte del dibattito politico nell’aula. La senatrice Elizabeth Warren, membro di rango dei Democratici in commissione, ha messo in dubbio fin dall’apertura dei lavori che Warsh possa davvero agire in autonomia da un presidente che ha sempre richiesto tassi più bassi. Warsh ha respinto l’accusa con fermezza, ribadendo che sarà un attore indipendente se confermato.

Il vero ostacolo alla sua conferma, però, non viene dall’opposizione democratica bensì da un senatore repubblicano. Thom Tillis, del North Carolina — in scadenza di mandato a gennaio — ha dichiarato che non approverà alcuna nomina alla Fed finché non verrà archiviata l’indagine penale avviata dal Dipartimento di Giustizia nei confronti dell’attuale presidente Jerome Powell. L’inchiesta riguarda i costi di ristrutturazione della sede della Fed a Washington e alcune dichiarazioni di Powell al Congresso su quel progetto. Tillis ritiene l’indagine di natura politica e ha proposto come via d’uscita l’apertura di un’indagine parlamentare che consentirebbe al DOJ di chiudere il proprio fascicolo. La senatrice Lisa Murkowski dell’Alaska ha espresso una posizione analoga, il che significa che i numeri per approvare la nomina non ci sono ancora.

Nel frattempo Trump, in un’intervista a CNBC dello stesso giorno, ha ribadito di voler andare avanti con l’inchiesta, escludendo che un’indagine congressuale possa sostituirla. Un segnale che la situazione di stallo potrebbe prolungarsi.
Nel mentre la scadenza del 15 maggio si avvicina, e anche se le principali piattaforme di scommessa — Polymarket e Kalshi — sembrano scontare con discreta probabilità che la conferma avverrà entro i tempi, non è escluso che Powell possa rimanere qualche settimana in più come chairman pro tempore, scaduto il mandato formale. Powell ha già fatto sapere che intende rimanere come governatore finché l’indagine del DOJ è aperta. Chissà se, in questa situazione, Trump se la sentirà di forzare ulteriormente la mano licenziando il governatore uscente.

Foto Federal Reserve via Flickr

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