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La settimana economica (7-11 aprile 2026): Leonardo cambia, Fed in retromarcia e summit su Anthropic

Nella settimana dal 7 all’11 aprile sono arrivate le nomine ai vertici delle partecipate italiane (tra cui Leonardo). Negli Stati Uniti i verbali della Fed hanno mostrato un tono più “hawkish” del previsto e su Anthropic si muove politica e alta finanza.

La settimana economica dal 7 all’11 aprile 2026 ha visto ancora al centro del dibattito la guerra in Medio Oriente e le sue ripercussioni sull’economia globale. Gli occhi del mondo sono puntati su Islamabad, dove oggi iniziano i negoziati che tutti ci auguriamo portino ad un risultato positivo. Tra le altre notizie della settimana spiccano le nomine ai vertici delle più importanti aziende partecipate italiane, i verbali della Fed, la riunione su Anthropic e il dibattito inglese sul fenomeno del dynamic pricing.

Italia, tempo di nomine

La notizia che ha dominato la settimana sul fronte domestico riguarda il rinnovo dei vertici delle principali società partecipate dallo Stato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha sciolto il nodo delle nomine, tracciando una linea chiara: continuità nei settori più sensibili e cambio di passo dove necessario.

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La novità principale riguarda Leonardo: il Ministero ha indicato Lorenzo Mariani come nuovo amministratore delegato, non confermando Roberto Cingolani. Alla presidenza è stato indicato Francesco Macrì. Il cambio avviene in una fase delicata per il gruppo, impegnato in un’espansione legata alla crescita della spesa militare globale e al riarmo richiesto dagli Stati Uniti ai Paesi europei. La nomina ha fatto discutere: Cingolani, accademico che ha diretto l’Istituto Italiano di Tecnologia ed è stato ministro nel governo Draghi, viene considerato da alcuni osservatori troppo “autonomo” e probabilmente troppo incline a progetti europei non perfettamente allineati con la linea atlantista del governo.

Per il resto, Claudio Descalzi è confermato per il quinto mandato all’Eni e Flavio Cattaneo per il secondo mandato all’Enel, con Paolo Scaroni alla presidenza.

Europa, inflazione e crescita in focus

In Europa il tema centrale è rimasto la tenuta dell’economia di fronte allo shock energetico prodotto dal conflitto in Medio Oriente. La Banca Centrale Europea, che a marzo aveva mantenuto i tassi fermi al 2% in attesa di valutare l’impatto del conflitto, si trova ora a fare i conti con dati d’inflazione complicati: a fine marzo Eurostat aveva registrato un’accelerazione al 2,5% su base annua, interamente trainata dall’energia. Il tasso core, che esclude energia e alimentari, è invece sceso dal 2,4% al 2,3%, a conferma che le pressioni sui prezzi restano per ora un fenomeno importato piuttosto che una dinamica interna.

I dazi hanno raggiunto i livelli più alti da un secolo e la guerra in Iran ha innescato un nuovo shock energetico; l’incertezza resta elevata. Il dibattito interno alla BCE si è riacceso questa settimana: la vicepresidente Isabel Schnabel ha segnalato che i rischi inflazionistici si sono spostati verso l’alto, aprendo la possibilità di un rialzo dei tassi anziché di un taglio, in uno scenario che dipenderà fortemente dall’andamento dei dazi americani e dalle loro ripercussioni sull’economia dell’Eurozona.

Una nota di interesse storico arriva da Sofia: le prime evidenze mostrano che la transizione all’euro in Bulgaria ha avuto finora un impatto limitato sui prezzi al consumo e sulla percezione dell’inflazione, smentendo i timori di rincari generalizzati che avevano accompagnato l’adesione del Paese alla moneta unica. Per la settimana prossima, i ministri delle Finanze del G7 si riuniranno mercoledì a Washington, con il dossier dell’instabilità energetica e dei rischi di crescita globale in cima all’agenda.

Gran Bretagna, attendendo la BoE si discute di dynamic pricing

Il Regno Unito attende la riunione di politica monetaria del 30 aprile in una situazione di crescente pressione inflazionistica. La Bank of England, dopo aver tagliato i tassi al 3,75% a dicembre scorso, ha già segnalato a metà marzo che l’inflazione nel secondo e terzo trimestre 2026 si manterrà probabilmente tra il 3% e il 3,5% a causa dei rincari energetici. Il 90% degli economisti interpellati da Reuters si attende che la Bank of England mantenga il tasso invariato il 30 aprile, sebbene cinque su cinquanta prevedano un rialzo di 25 punti base.

Il governatore Andrew Bailey ha invitato i mercati a non anticipare mosse eccessive, ma la situazione è molto diversa rispetto all’invasione dell’Ucraina: la crescita è più lenta e il mercato del lavoro è più debole, il che dovrebbe attenuare gli effetti di secondo round dello shock energetico.

In settimana la Bank of England ha anche sollevato un tema di prospettiva che inizia a preoccupare le autorità monetarie. La vicepresidente Clare Lombardelli ha segnalato che i cambiamenti frequenti e in tempo reale dei prezzi da parte delle aziende — il cosiddetto dynamic pricing — non hanno ancora avuto impatto sull’inflazione complessiva, ma potrebbero alimentare le aspettative inflazionistiche delle famiglie, che risulterebbero disturbate dalla volatilità dei prezzi. Un avvertimento rivolto soprattutto al settore dei servizi, dove la pratica si sta diffondendo rapidamente.

Stati Uniti, verbali Fed in retromarcia e summit su Anthropic

Mercoledì sono stati pubblicati i verbali della riunione del Federal Open Market Committee del 17–18 marzo, e il contenuto ha scosso i mercati più di quanto ci si aspettasse. I verbali hanno rivelato una svolta a sorpresa in senso restrittivo: nonostante la Fed abbia mantenuto il tasso invariato nell’intervallo 3,50–3,75%, una parte significativa dei partecipanti ha iniziato ad auspicare potenziali rialzi dei tassi qualora l’inflazione dovesse rivelarsi persistente.

La riunione di marzo si era tenuta mentre i prezzi del petrolio salivano bruscamente per effetto del conflitto mediorientale, e la conferenza stampa di Powell aveva già segnalato un’incertezza elevata su quanto di quello shock si sarebbe trasmesso all’inflazione in modo duraturo. Le proiezioni di marzo mantenevano come scenario centrale un solo taglio nel 2026, ma sette membri del comitato indicavano già zero tagli.

L’altra notizia che ha tenuto banco riguarda Anthropic. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha convocato i principali CEO bancari per valutare i rischi legati al modello Claude Mythos, uno strumento di rilevamento automatico delle vulnerabilità informatiche nei sistemi software. All’incontro, svoltosi alla Casa Bianca, era presente anche il presidente della Federal Reserve Jerome Powell. I CEO di Bank of America, Citi, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wells Fargo erano già a Washington per un evento del Financial Services Forum; il vertice con Anthropic è stato aggiunto all’ultimo momento. La preoccupazione è che Mythos, capace di individuare vulnerabilità informatiche anche risalenti a trent’anni fa che nessun essere umano aveva mai rilevato, possa comprimere i tempi tra scoperta ed exploit di falle nei sistemi bancari più velocemente di quanto le banche riescano a correggerle, con potenziali rischi sistemici per la stabilità finanziaria.

Resto del mondo, crisi in Medio Oriente ancora protagonista

Il tema dominante sui mercati globali nella settimana è stata la tregua tra Stati Uniti e Iran, che ha allentato le tensioni sullo Stretto di Hormuz e favorito un rimbalzo generalizzato delle Borse: il FTSE MIB ha registrato mercoledì 8 aprile un rialzo di oltre il 3%, attestandosi sopra i 47.000 punti. Il sollievo, tuttavia, viene considerato dagli analisti fragile e dipendente dalla durata effettiva dell’accordo.

Sul fronte delle previsioni globali, Wells Fargo ha ridotto le proprie stime sul PIL mondiale per il 2026 al 2,7%, citando rischi geopolitici elevati. L’OCSE si attende a sua volta una frenata della crescita globale dal 3,3% del 2025 al 2,9% del 2026, con l’inflazione del G20 attesa al 4% quest’anno, oltre un punto percentuale in più rispetto alle previsioni di dicembre.

Segnali più incoraggianti arrivano dall’Asia: l’indice MSCI India ha guadagnato il 6,6% nel corso della settimana, beneficiando sia del miglioramento del clima geopolitico sia del posizionamento degli investitori internazionali alla ricerca di mercati meno esposti alle tensioni commerciali tra Occidente e Cina. Sul fronte istituzionale, il Fondo Monetario Internazionale ha presentato il secondo capitolo del suo Rapporto sulla Stabilità Finanziaria Globale, dedicato al ruolo crescente degli investitori non bancari — fondi di investimento, hedge fund, private credit — nelle finanze dei mercati emergenti, analizzando le opportunità di finanziamento, i rischi per la stabilità e le implicazioni per le autorità di vigilanza.

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