Il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda – riporta l’agenzia Reuters – ha aperto questa mattina la conferenza annuale BOJ-IMES con un avvertimento che non lascia spazio all’equivoco: uno shock energetico non si valuta guardando solo il prezzo del petrolio, perché può smettere di essere temporaneo nel momento in cui entra in contatto con le aspettative di inflazione, con la dinamica salariale e con i comportamenti di prezzo delle imprese. Come ha detto Ueda, “il confine tra inflazione temporanea e persistente non è meccanico”: uno shock può restare transitorio se quei canali non si attivano, oppure diventare strutturale se li trova già in moto.
Per illustrare il concetto, Ueda ha ripercorso cinque decenni di storia giapponese. Il primo shock petrolifero del 1973 colpì il Giappone quando l’inflazione sfiorava già il 10%, trascinando salari e prezzi verso aumenti del 20% l’anno successivo. Il secondo shock, intorno al 1979-80, produsse effetti molto più contenuti perché la BOJ intervenne con prontezza e le aspettative erano più ancorate. Il parallelo con il presente è esplicito: le aspettative di inflazione di medio-lungo termine in Giappone sono salite in una fascia 1,5-2%, riducendo il margine di sicurezza rispetto agli episodi passati.
Il messaggio di Ueda trova una sponda diretta nelle parole pronunciate ieri da Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE. Schnabel ha chiarito che lo shock ha già superato lo scenario avverso previsto da Francoforte, che ipotizzava una rapida normalizzazione dei prezzi del petrolio, e che l’inflazione nell’Eurozona è già cresciuta oltre il 3%, con aspettative di mercato orientate verso il 4% entro fine anno.
Da Tokyo a Francoforte, l’analisi converge: il rischio non è più il livello del petrolio, ma ciò che quel livello innesca nei comportamenti economici. Come ha sintetizzato Ueda, gli shock petroliferi non sono mai solo shock petroliferi — sono una verifica dell’intero regime di inflazione.
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