Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il 27 maggio le conclusioni della missione Article IV 2026 per l’Italia, condotta dal 13 al 26 maggio. Il quadro che emerge è quello di un’economia che avanza, ma lentamente e con fragilità ancora irrisolte.
Sul fronte della crescita, il PIL reale è aumentato dello 0,5% nel 2025, e le proiezioni per il 2026 e il 2027 rimangono invariate sullo stesso livello. Il FMI avverte tuttavia che i prezzi globali dell’energia — ancora elevati per effetto della guerra in Medio Oriente — stanno comprimendo la fiducia dei consumatori, aumentando il rischio di un rallentamento ulteriore. Il potenziale di crescita a medio termine è stimato intorno allo 0,6%, tra i più contenuti dell’eurozona.
Sul piano fiscale, il deficit è sceso al 3,1% del PIL nel 2025, un risultato positivo. Eppure il debito pubblico ha continuato a salire, raggiungendo circa il 137% del PIL a fine anno. Secondo il documento ufficiale del FMI, la dinamica del debito resta vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia dei mercati. Il Fondo raccomanda uno sforzo fiscale aggiuntivo di circa l’1% del PIL nel biennio 2026-2027.
Tra le misure indicate: ampliamento della base imponibile, aggiornamento dei valori catastali e abolizione dell’aliquota forfettaria preferenziale per i lavoratori autonomi. Sul fronte energetico, il Fondo invita a sostituire il taglio generalizzato delle accise con trasferimenti mirati alle famiglie più vulnerabili. Infine, l’FMI torna sul tema strutturale: senza riforme capaci di rilanciare la produttività — anche attraverso digitalizzazione e adozione dell’intelligenza artificiale — la crescita per l’Italia resterà schiacciata su livelli insufficienti per ridurre il peso del debito nel tempo.
Foto di Selim Geçer




