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La settimana economica (16-21 febbraio 2026): Trump e i suoi dazi bocciati dalla Corte Suprema, Lagarde “io resto qui”, ma quale governance sull’IA…
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La settimana economica (16-21 febbraio 2026): Trump e i suoi dazi bocciati dalla Corte Suprema, Lagarde “io resto qui”, ma quale governance sull’IA…

La settimana economica dal 16 al 21 febbraio 2026 è stata dominata dalla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bocciare i dazi di Trump. Nel frattempo Lagarde smentisce dimissioni anticipate e sull’IA si discute a New Delhi.

È stata una settimana economica, quella dal 16 al 21 febbraio 2026, che rimarrà negli annali. La notizia che ha dominato la scena globale è arrivata ieri, venerdì 20 febbraio 2026, con la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha bocciato i dazi di Donald Trump. Un verdetto atteso, ma non meno dirompente per questo. Per il resto, da segnalare le indiscrezioni su un possibile addio anticipato di Lagarde alla BCE e gli spunti arrivati dalla conferenza sull’IA di New Delhi.

Italia, focus sulle bollette dell’energia.

In Italia la settimana è stata relativamente tranquilla sul fronte macro. Il governo Meloni ha approvato in Consiglio dei Ministri il decreto Bollette, con un impatto stimato di 5 miliardi di euro in benefici diretti per famiglie e imprese. L’inflazione rimane contenuta allo 0,8% a febbraio, e le vendite al dettaglio a gennaio hanno segnato un +1%. In borsa il FTSE MIB ha chiuso la settimana in rialzo di circa l’1,3%, con un balzo venerdì dopo la sentenza sui dazi — tra i protagonisti Moncler. Lo spread BTP-Bund ha chiuso intorno a 60 punti base. Da segnalare anche i conti di Unipol, che ha riportato un utile netto 2025 in crescita del 36,8%, e il dividendo in accelerazione di Ferrari.

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Europa, Lagarde resta

In Europa, Airbus ha annunciato l’obiettivo di consegnare un record di 870 aerei commerciali nel 2026. Sul fronte energetico, EDF ha registrato un calo degli utili annuali a causa della debolezza dei prezzi dell’energia, un segnale che il settore sconta ancora le conseguenze della crisi degli anni scorsi. Il Commissario europeo all’Economia Dombrovskis ha confermato che le sanzioni alla Russia proseguiranno indipendentemente dalla posizione americana.

L’altra notizia – o meglio l’indiscrezione – che ha tenuto banco è stata quella sulla durata del mandato di Christine Lagarde. Il Financial Times aveva riportato martedì che la presidente della BCE stava valutando di dimettersi in anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato nell’ottobre 2027, per consentire a Macron e al cancelliere tedesco Merz di nominare un successore prima delle elezioni presidenziali francesi, evitando che questa scelta finisse nelle mani di un eventuale governo Le Pen. Lagarde ha però risposto con un’intervista al Wall Street Journal, dichiarando di voler portare a termine il suo mandato: “Dobbiamo consolidare e assicurarci che tutto ciò sia davvero solido e affidabile. La mia ipotesi di base è quindi che questo durerà fino alla fine del mio mandato.” Una smentita netta, anche se il dibattito sul suo successore è ormai aperto.

Stati Uniti, Trump bocciato dalla Corte Suprema sui dazi.

Con sei voti a favore e tre contrari, i giudici supremi hanno stabilito che Trump ha violato la legge federale imponendo tariffe commerciali in modo unilaterale. La Corte ha stabilito che i dazi sono illegittimi per il modo in cui sono stati introdotti, ovvero tramite l’International Emergency Economic Powers Act e senza passare dal Congresso. La Costituzione americana riserva il potere fiscale al Parlamento, non all’esecutivo, e su questo i giudici — inclusi tre conservatori nominati da Trump stesso — non hanno avuto dubbi.

La reazione del presidente è stata immediata e furiosa: ha definito la sentenza una vergogna, attaccato i giudici come “una disgrazia per la nazione” e annunciato nuovi dazi globali del 10% in aggiunta a quelli già esistenti, cercando di sfruttare percorsi legali alternativi. Il problema, però, è che gli importatori potrebbero chiedere il rimborso di una cifra che, a seconda delle stime, varia tra 120 e 175 miliardi di dollari. Wall Street ha reagito con cauta positività. A Bruxelles il Parlamento europeo ha sospeso il voto del 24 febbraio sulla ratifica dell’accordo commerciale UE-USA, in attesa di capire le mosse della Casa Bianca.

Merita un accenno anche la vicenda Blue Owl, il gestore di asset alternativi che ha scosso questa settimana i mercati del credito privato: la società ha bloccato i riscatti da uno dei suoi fondi retail e venduto 1,4 miliardi di dollari di prestiti, sollevando timori su una possibile bolla nel settore del private credit da quasi 1.800 miliardi di dollari. È una vicenda complessa e importante, di cui parleremo in modo approfondito lunedì.

Sul fronte delle trimestrali, la settimana è stata guidata da Walmart, che ha pubblicato risultati del quarto trimestre fiscale solidi — ricavi per 190,7 miliardi di dollari, oltre le attese — ma con una guidance per il prossimo anno fiscale inferiore al consensus degli analisti, che ha generato qualche scossone iniziale prima di un parziale recupero. Bene anche DoorDash e Palo Alto Networks. L’appuntamento più atteso resta quello del 25 febbraio, quando Nvidia presenterà i suoi numeri: il principale termometro dello stato di salute dell’intelligenza artificiale a Wall Street.

Sempre dagli USA, Mark Zuckerberg ha testimoniato per la prima volta nella sua carriera davanti a una giuria civile, in un’aula di Los Angeles. Il CEO di Meta ha dovuto difendersi dall’accusa di aver progettato le sue piattaforme in modi che favoriscono la dipendenza, danneggiando in particolare la salute mentale dei giovani utenti. Zuckerberg si è scusato per il malfunzionamento del filtro under-13 di Instagram ma ha respinto le accuse sul design. Il processo è considerato apripista per oltre 1.600 cause simili e potrebbe ridefinire la responsabilità legale delle grandi piattaforme tech.

Resto de mondo, il futuro dell’IA discusso a New Delhi

E a proposito di tech, la settimana appena conclusa ha avuto ancora l’IA come protagonista. L’AI Impact Summit che si sta chiudendo a New Delhi è il primo vertice globale sull’intelligenza artificiale ospitato in un paese del Global South. Il summit ha raccolto delegazioni da oltre 100 paesi, più di 20 capi di Stato, 60 ministri e circa 300.000 partecipanti.

Il premier Modi ha rivendicato per l’India l’ambizione di diventare una delle tre superpotenze globali dell’IA entro il 2047. Gli USA hanno però chiarito con nettezza la propria posizione: il rappresentante della Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti rifiutano totalmente qualsiasi forma di governance globale dell’intelligenza artificiale.

La Cina era quasi del tutto assente. Google ha colto l’occasione per annunciare investimenti da 15 miliardi di dollari in infrastrutture AI in India. Un summit importante, anche se non privo di qualche nota grottesca: un’università indiana è stata espulsa dall’area espositiva dopo che un suo rappresentante aveva presentato come “innovazione indigena” un cane robot prodotto dall’azienda cinese Unitree Robotics.

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