Per anni il controllo sulla catena del valore dell’intelligenza artificiale è sembrato saldamente nelle mani del blocco occidentale: chip avanzati prodotti a Taiwan, architetture di calcolo dominate da Nvidia, controlli delle esportazioni statunitensi costruiti per tenere Pechino un passo indietro. I dati sulle esportazioni di maggio 2026 e una notizia pubblicata in esclusiva da Bloomberg questa mattina, però, ci raccontano che qualcosa sta cambiando.
Secondo i dati della General Administration of Customs, le esportazioni totali cinesi sono salite del 19,4% anno su anno in maggio, contro il 15% atteso dagli analisti, portando l’avanzo commerciale a 105,4 miliardi di dollari. A trainare il dato, chip e computer, che hanno contribuito per circa la metà alla crescita dell’export. Le esportazioni di semiconduttori hanno raggiunto i 36 miliardi di dollari — +111% su base annua, la crescita più rapida dal 2013 — mentre i computer e relativi componenti hanno segnato un +66% (record dal 2010) e l’export high-tech complessivo un +51%. Il caveat è d’obbligo: il balzo in valore è amplificato dall’impennata dei prezzi; in volume, la crescita delle esportazioni di chip si ferma – si fa per dire – al 2%.
A completare il quadro, Bloomberg riferisce in esclusiva questa mattina che il governo cinese starebbe preparando un piano da 2.000 miliardi di yuan (circa 295 miliardi di dollari) su cinque anni per costruire una rete nazionale di data center interconnessi. Secondo fonti riservate citate dall’agenzia, la gestione sarebbe affidata a China Mobile e China Telecom, con almeno l’80% della tecnologia fornita da aziende locali — Huawei in primo piano — escludendo di fatto Nvidia e AMD. L’obiettivo è collegare le infrastrutture di calcolo in una rete coerente entro il 2028; integrando la rete elettrica nel progetto, l’investimento potrebbe arrivare a 5.000 miliardi di yuan. Il piano, ancora in fase di discussione e non confermato ufficialmente, rientra nel programma “Six Networks” annunciato a inizio anno.
Due notizie che se messe assieme, mostrano uno sforzo da parte della Cina di recuperare terreno perduto sul fronte dell’intelligenza artificiale. Una sfida complessa, basti solo ricordache che le big tech americane stanno investendo 725 miliardi di dollari in AI nel solo 2026. Certo è che la direzione di marcia di Pechino è chiara e difficile da ignorare.
Foto di Pete Linforth





