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Australia, banca centrale alza tassi per la prima volta da novembre 2023

Come da attese, la banca centrale alza i tassi per la prima volta dal novembre 2026, pesa rialzo pressione prezzi nella seconda metà del 2025. In Francia inflazione ai minimi da fine 2020.

In Australia, nella prima riunione del 2026, la banca centrale ha deciso all’unanimità di aumentare il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 3,85%, in linea con le attese dei mercati. Si tratta del primo rialzo da novembre 2023 e segna una svolta rispetto ai tagli effettuati lo scorso anno, motivata dal ritorno di pressioni sui costi nella seconda metà del 2025. In particolare, pesano l’aumento dei prezzi dei servizi e un mercato del lavoro ancora molto teso. Secondo la banca centrale, l’inflazione resterà probabilmente sopra il target del 2–3% ancora per un certo periodo, sostenuta da una crescita economica solida e da un’occupazione robusta. Il consiglio ha chiarito che le prossime decisioni dipenderanno dai dati macroeconomici in arrivo e dalla valutazione dei rischi, cercando un equilibrio tra il controllo dell’inflazione e il sostegno alla crescita. Pur riconoscendo i progressi recenti, la stabilità dei prezzi resta la priorità assoluta.

Corea del Sud, inflazione in calo anche a gennaio 2026.

A gennaio 2026 l’inflazione annua in Corea del Sud è scesa al 2%, dal 2,3% di dicembre, segnando il secondo rallentamento consecutivo e il livello più basso da agosto. Il dato è in linea sia con le attese dei mercati sia con l’obiettivo della banca centrale, grazie soprattutto al calo dei prezzi dei carburanti e a effetti statistici favorevoli. La Bank of Korea ha mantenuto i tassi al 2,5%, eliminando però i riferimenti a possibili tagli futuri, pur restando attenta alla volatilità del won. Gli aumenti più forti hanno riguardato servizi vari, alimentari, casa, ristorazione e abbigliamento. Su base mensile, i prezzi sono saliti dello 0,4%.

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Francia, inflazione sui minimi da fine 2020 a gennaio 2026.

A gennaio 2026 l’inflazione annua in Francia è rallentata allo 0,3%, il livello più basso dalla fine del 2020, scendendo dallo 0,8% di dicembre e sotto le attese dello 0,6%. Il calo è stato principalmente guidato dai prezzi dei beni manufatti (-1,2% rispetto a -0,4%), grazie soprattutto alle riduzioni su abbigliamento e calzature, con il periodo di rilevazione che ha incluso 18 giorni di saldi invernali, più dei 13 dell’anno precedente. Anche l’inflazione dei servizi ha rallentato (1,8% vs 2,1%), in particolare in ambito sanitario, mentre l’energia è scesa più rapidamente (-7,8% vs -6,8%) e il tabacco è aumentato più lentamente. I prezzi alimentari sono leggermente saliti (1,9% vs 1,7%). Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,3%, invertendo il +0,1% di dicembre, mentre l’armonizzato UE registra +0,4% annuo e -0,4% mensile.

Stati Uniti, migliora indice logistica a gennaio 2026.

A gennaio 2026 l’US Logistics Manager’s Index è salito a 59,6, il livello più alto degli ultimi sette mesi, rispetto a 54,2 di dicembre, indicando un’espansione più rapida del settore logistico grazie a un inizio d’anno con rifornimenti più moderati. I livelli di inventario sono aumentati da contrazione a 53,9, anche se in misura più contenuta rispetto ai tipici rifornimenti di gennaio, riflettendo scorte iniziali relativamente snelle. I costi di inventario hanno continuato a crescere (71,3), mentre la capacità di magazzino è diminuita a 50 e l’utilizzo dei magazzini è tornato sopra la soglia di contrazione a 54,4. Il trasporto rimane sotto pressione (47,1), spingendo i prezzi dei trasporti al massimo da aprile 2022 (71,4). Nel complesso, il settore mostra segnali di espansione moderata, ma con costi elevati e capacità limitata che continuano a influenzare le dinamiche logistiche.

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